Campo largo, nel Pd spuntano i sospetti: «Conte fa regalo alla destra e aspetta vittoria di Trump»

Nei Dem non tutti si fidano del leader pentastellato

Nel campo largo è il momento dei sospetti. Il Pd resta l’unico partito unitario, non pone veti e cerca di smontare quelli degli altri. Ma, dopo le vicende liguri, fra le file dem crescono le diffidenze verso il M5s. Le ha messe in chiaro l’eurodeputata Pina Picierno, dell’ala moderata del partito: «Giuseppe Conte in queste ore sta facendo un regalo enorme alla destra e ai sovranisti – ha scritto sui social – Viene il sospetto che attenda, come Giorgia Meloni, i risultati delle presidenziali americane e come lei auspichi la vittoria di Trump per spostare ancora una volta l’asse delle sue alleanze».

A pesare è stata la scelta del M5s di chiudere la porta a Iv per l’alleanza in Liguria a sostegno della corsa dell’ex ministro Pd Andrea Orlando alla presidenza. Il timore è che, a cascata, anche nelle altre regioni al voto il M5s possa alzare il tiro. Emilia Romagna e Umbria, dove le urne si apriranno il 17 e 18 novembre, sembrano però al riparo da scossoni.

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In entrambe le regioni c’è un accordo di campo largo, che dovrebbe tenere. Perché – è la spiegazione del Movimento – si parte da un «percorso comune e strutturato» di governo in Emilia Romagna e all’opposizione del centrodestra in Umbria.

Il nodo Liguria

Mentre in Liguria i renziani «sostenevano la giunta di centrodestra di Marco Bucci, ora candidato della destra alla Regione. E per meri calcoli politici hanno provato con una piroetta a entrare nella nostra coalizione. Inaccettabile».

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E poi – aggiungono i Cinque Stelle – in Liguria la nascita della coalizione è stata «repentina, per una situazione che è precipitata dopo lo scandalo della giunta Toti», insomma non c’erano le condizioni per «lavorare ad un programma comune», viste le «profonde differenze». Ma la tenuta in Emilia Romagna e Umbria non rassicura tutti nel Pd. «Credo che gli elettori e i militanti del centrosinistra meritino chiarezza e lealtà – ha aggiunto Picierno – perché nessuna alleanza può basarsi sulla volubilità e sui sondaggi: il futuro dell’Europa e del paese si gioca sul campo dei valori e della visione politica».

Costa candidato in Campania?

Sergio Costa
Sergio Costa

A mettere in allarme è l’asse che si sta creando fra M5s e Avs – entrambe le forze sono contrarie all’ingresso di Iv e hanno votato allo stesso modo sulla Rai e in Ue sulle armi – e certi segnali che arrivano da altre regioni, in particolare dalla Campania e dalla Toscana, tutt’e due guidate da governatori Pd e al voto nel 2025.

In Campania, il presidente Vincenzo De Luca è sostenuto da Pd, Iv e Azione. De Luca sta provando a giocare la partita del terzo mandato – anche se la segretaria Pd Elly Schlein frena – ma intanto, per le prossime elezioni, si fa largo l’idea di replicare lo schema Napoli, dove il sindaco Gaetano Manfredi è sostenuto da tutto il campo largo.

In questo scenario di delicato equilibrio, l’ex ministro Sergio Costa, dei 5 Stelle, ha avanzato una sua candidatura alla presidenza della Regione. Una mossa che qualche scompiglio l’ha creato: intanto perché era inaspettata, e poi perché sul nome del candidato governatore i giochi sono ancora tutti da fare. Non solo nella coalizione – il Pd potrebbe valutare l’ipotesi di cedere il passo a un Cinque Stelle – ma anche nello stesso Movimento: è circolato il nome dell’ex presidente della Camera Roberto Fico.

Se in Campania sono i Cinque stelle ad agitare le acque, in Toscana ha cominciato Avs. Il presidente Eugenio Giani è sostenuto da Pd e Iv. In vista del 2025, però, sono in corso i lavori per il campo largo. Il Pd mira a ricandidare Giani, che è al primo mandato. Ma il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, ha avvertito: «Se il quadro delle alleanze cambia, una cosa deve essere chiara, non può essere tutto come prima, serve una discontinuità. Il presidente della Regione non è scontato».

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