Bracciante abbandonato e morto, parole choc del titolare: «Ha fatto una leggerezza»

L’uomo: «Avevo avvisato il lavoratore di non avvicinarsi al mezzo»

«È stata una leggerezza, purtroppo». Scoppia la polemica dopo le parole del titolare dell’azienda agricola per cui lavorava Satnam Singh, il bracciante di 31 anni morto in un incidente e abbandonato, mutilato, proprio da quelli per cui lavorava e che avrebbero dovuto fare di tutto per provare a salvarlo. «Avevo avvisato il lavoratore di non avvicinarsi al mezzo – ha detto Renzo Lovato – ma lui ha fatto di testa sua. C’è dispiacere perché è morto un ragazzo sul lavoro e non dovrebbe mai succedere. Ma è costato caro a tutti». Parole assurde e neanche una scusa, neanche un accenno al fatto che il bracciante fosse costretto a lavorare in nero per sopravvivere.

La ricostruzione

Singh, morto mercoledì mattina all’ospedale San Camillo di Roma dove era ricoverato da lunedì, è stato invece soccorso da due ragazzi, Noemi Grifo e Ilario Pepe che da circa un anno ospitavano lui e la moglie in un rustico dietro la loro casa, in provincia di Latina.

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Lo hanno visto agonizzante e senza un braccio dietro casa loro. «Sentivamo delle urla e qualcuno che continuava a chiedere aiuto, poi abbiamo visto un uomo che lo teneva in braccio – hanno raccontato tra i singhiozzi i due ragazzi -. Pensavamo lo stesse aiutando, ma poi è scappato via». Quell’uomo era Antonello Lovato, il figlio di Renzo e datore di lavoro di Satnam. Che invece di allertare i soccorsi ha portato l’uomo proprio in quella casa, dopo l’incidente con un macchinario avvolgiplastica che gli ha tranciato di netto il braccio.

«Dopo che l’uomo ha lasciato qui Satnam gli sono corso dietro – ha spiegato Ilario -. L’ho visto che entrava in un furgone e gli ho chiesto perché non lo avevano portato subito al pronto soccorso, Mi ha risposto ‘da me non sta in regola’, poi è andato via». Lovato è accusato al momento di lesioni colpose, omissione di soccorso anche se è molto probabile che scatti anche l’accusa di omicidio colposo e caporalato. La procura di Latina ha diposto il sequestro dell’azienda agricola e affidato l’incarico per l’autopsia. «La moglie di Satnam era con lui – ha raccontato ancora Noemi -. Ci ha spiegato che sono stati caricati entrambi sul furgone e gli sono stati sottratti i telefoni». Ieri mattina, la donna è stata trasportata dall’ambulanza in stato di choc. «Era distrutta, non siamo più riuscite a parlarle», hanno concluso i due ragazzi.

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La premier: «atti disumani»

L’orribile morte del bracciante indiano ha avuto almeno il merito di far tornare nel dibattito pubblico la piaga del caporalato – non certo confinata nell’agro pontino – con migliaia di migranti irregolari che soprattutto nel sud d’Italia si spaccano la schiena e spesso muoiono per coltivare frutta e verdura che finisce sulle nostre tavole.

La stessa premier Giorgia Meloni, in apertura del Consiglio dei ministri, ha parlato di «atti disumani che non appartengono al popolo italiano» e la ministra del Lavoro Elvira Calderone ha annunciato una riunione con i sindacati, le organizzazioni dei datori di lavoro e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Parole e azioni che non convincono le opposizioni «Serve una scossa civile in tutto il Paese – ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein -. Ci siamo rivolti più volte alla premier ma non abbiamo avuto risposta».

«Mi aspetto parole forti da Giorgia Meloni, non silenzi», ha detto Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle. Nei prossimi giorni Latina darà l’ultimo saluto a Satnam, con la sindaca Matilde Celentano che ha confermato la volontà di indire il lutto cittadino. E sabato, sempre in città, ci sarà la manifestazione indetta dai sindacati alla quale hanno già annunciato la presenza diversi esponenti politici. Ma servono atti concreti per non morire più di lavoro.

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