Il pizzo totale del ‘Terzo Sistema’: «Noi la gente la facciamo soffrire, non l’ammazziamo»

I telefoni in carcere al boss di Castellammare di Stabia portati da un agente compiacente

Estorsioni a tappeto, anche a La Sonrisa, ristorante noto come Il Castello delle cerimonie. Dalla lettura dell’ordinanza con la quale il gip Maria Luisa Miranda, ha disposto misure cautelari nei confronti di 11 persone, emerge un quadro di attività criminale capillare portata a termine dal cosiddetto «Terzo Sistema». Al vertice del gruppo emerge la figura di Michele Onorato, 60 anni, in passato ai vertici del clan Cesarano e attualmente detenuto in carcere. Proprio da lì sarebbe riuscito a pianificare e dirigere le attività estorsive insieme al figlio, con un esecutore materiale all’esterno noto come ’o talebano, il 28enne Salvatore Scotognella.

Il «Terzo Sistema» si era fatto largo in zone che in precedenza erano appannaggio di altri gruppi. Come emerge da un’intercettazione su un’estorsione ai titolari di una concessionaria. Gli imprenditori pagavano ad altri come si evince da alcune frasi: «Perché io l’ho sempre fatto qui giù» dice una delle vittime, riferendosi al clan Cesarano. A quel punto l’esattore si fa più rigido intimando all’imprenditore che, da quel momento, avrebbero dovuto «pagare soltanto a loro».

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Le indagini hanno consentito di accertare come il gruppo del rione Moscarella, approfittando della disarticolazione subita dal clan Cesarano, abbia raggiunto una propria autonomia criminale nella gestione delle attività criminali, e in particolare alle estorsioni, oltre che alle attività di spaccio. Michele Onorato, nonostante la sua detenzione presso la Casa Circondariale di Frosinone (prima invece era a Catanzaro), avrebbe mantenuto quotidiani contatti telefonici, oltre che con i suoi familiari, con gli affiliati, in particolare con il luogotenente Salvatore Scotognella.

Le sim nascoste nei lembi delle cartoline postali

A sua disposizione Onorato aveva vari telefoni cellulari con i quali continuava ad impartire direttive chiedendo sempre telefoni nuovi e altre schede al fine di evitare di essere intercettato. E i telefoni arrivavano in carcere in vari modi, anche con la complicità di una guardia carceraria, mentre le sim venivano nascoste nei lembi delle cartoline postali.

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Anche l’estorsione a una sala Bingo è stata pianificata in carcere. Gli imprenditori erano in ritardo con i pagamenti, da circa quattro mesi. Scotognella sarebbe quindi stato inviato nel locale munito di una bottiglia molotov e di un proiettile per fare comprendere ai titolari la serietà della minaccia. Secondo la Procura, il «burattinaio» era quindi Onorato, mentre Scotognella il suo più fidato esecutore che veniva indottrinato anche sulle parole da usare.

Come nel caso di una visita a scopo di estorsione a un ristorante. Delle «chiacchierate» con le vittime raccontava nel dettaglio a Onorato. «Gli ho risposto… non me fotte proprio chi sei e domani sera vengo a prendermi i soldi – racconta – e lui mi ha detto ‘ma che vuoi fare, mi vuoi ammazzare?’ E io ho detto ‘io non ti voglio uccidere, noi la gente la facciamo soffrire, non l’ammazziamo».

Le associazioni

L’associazione antiracket Sos Impresa Rete per la Legalità e il Circolo intercomunale della Legalità di Castellammare di Stabia hanno espresso «grande soddisfazione e ringraziamento alla Procura distrettuale antimafia di Napoli e agli uomini della Polizia di Stato che hanno condotto questa mattina una importante operazione con dieci arresti per associazione di tipo mafioso, spaccio di droga ed estorsione». Alcuni arrestati sono accusati di aver imposto estorsioni ad operatori economici stabiesi anche durante il periodo di detenzione.

«È probabile – dichiarano le due associazioni antiracket – che gli arrestati pensassero di poter svolgere le loro attività criminali indisturbati e impuniti. Lo Stato però è più forte e pone sempre fine alle attività criminose. Per questo è importante avere fiducia e collaborare con la Magistratura e con le forze dell’ordine. Con la collaborazione dei cittadini e, soprattutto, delle vittime dei reati è più facile e rapida l’attività investigativa e repressiva degli organi preposti e, inoltre, la collaborazione delle persone oneste rappresenta il migliore e più efficace deterrente per eventuali e successivi tentativi di nuove attività estorsive»

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