Vincenzo Di Lauro e il summit per l’estorsione al commerciante

Alla vittima era stato chiesto di cedere la sua sala slot al clan Di Lauro

Figura anche Vincenzo Di Lauro 48 anni, secondogenito del fondatore dell’omonimo clan Paolo Di Lauro, già in carcere, tra le cinque persone a cui i carabinieri del Ros e di Casoria, e la DDA di Napoli, hanno notificato un arresto per l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Oltre che a Vincenzo Di Lauro la stessa accusa è stata formalizzata anche a Umberto Lamonica, 45 anni (detenuto), Giovanni Cortese, 43 anni detto “o’ cavallaro” (detenuto), Gennaro Bizzarro, 44 anni, e Mario Cortese, 21 anni.

A Di Lauro e a Lamonica, in particolare, viene contestata un’estorsione in concorso da 100mila euro ai danni del gestore di una sala-slot ad Arzano (Napoli), denaro ottenuto attraverso diverse minacce, implicite ed esplicite. Alla vittima era stato chiesto di cedere la sua sala slot che fruttava ingenti guadagni in cambio di 150mila euro e millantando la protezione dalla vendetta che il compagno della ex moglie aveva in serbo a causa di alcuni attriti.

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Quando il gestore si è rifiutato di accettare gli è stato chiesto più volte di pagare un pizzo da 280mila euro diventati 100mila durante un summit tenuto il 22 dicembre 2018 a cui presero parte Di Lauro, Lamonica e un mediatore. La vittima, secondo quanto emerso dalle indagini, l’8 gennaio 2019 versò effettivamente la somma nelle mani di un emissario del clan Di Lauro.

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