Psichiatra minacciata da un paziente: «Ho pensato ai miei figli»

La tragedia sfiorata a Secondigliano

A poco più di due settimane dalla drammatica vicenda di Barbara Capovani, massacrata a fine aprile da un paziente all’esterno del suo reparto a Pisa, un’altra psichiatra ha rischiato la vita per un raptus di un uomo in un centro di salute mentale.

La tragedia si è sfiorata a Secondigliano, uno dei quartieri più complessi della periferia di Napoli e già martedì c’erano stati i primi segnali che, forse, avrebbero dovuto far scattare l’allarme: l’uomo era entrato negli uffici della struttura e aveva chiesto della dottoressa che l’aveva in cura. Non l’aveva trovata ma aveva annunciato il suo proposito: ‘la devo uccidere’. Ed infatti è tornato. Armato di una pistola che, solo successivamente, si è rivelata essere a salve. E stavolta ha trovato la psichiatra assieme ad un’infermiera: ha caricato l’arma, ma le due donne sono riuscite a scappare.

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Sul posto è rimasto un infermiere, contro cui l’uomo ha sparato a salve. La Polizia è arrivata immediatamente, allertata dal personale della struttura, che l’ha bloccato e disarmato.

«Ho pensato ai miei figli», dice ancora sotto choc la psichiatra intervistata dalla Tgr Campania mentre ripercorre quei momenti di terrore. Ma la sua drammatica giornata non era finita qui. Con grande coraggio e spirito di servizio, lei stessa è salita in ambulanza per accompagnare il suo paziente in ospedale, ma l’uomo ha iniziato a compiere atti osceni. Il mezzo è stato dunque fermato ed è stato chiesto l’intervento della volante che seguiva l’ambulanza. Per l’aggressore è stato disposto il ricovero nel reparto psichiatrico di diagnosi e cura del presidio ospedaliero San Giovanni Bosco per un ulteriore approfondimento psicodiagnostico.

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«Aiuto da parte delle forze dell’ordine»

Molto scossa la dottoressa Luisa Russo, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale da cui dipende la psichiatra aggredita. «Un fatto incredibile, veramente una violenza che non si può definire nei confronti di una donna che ha dimostrato una straordinaria professionalità e fermezza nonostante lo choc per l’aggressione». La vicenda dimostra, sottolinea la direttrice, «che servirebbe un aiuto da parte delle forze dell’ordine e della magistratura».

Nessun filtro per entrare nel centro, nemmeno una guardia giurata. «Quest’uomo non lo chiamerei paziente psichiatrico. Sarebbe – dice la Russo – un’offesa alle tantissime persone che vivono la malattia con dignità. E’ un paziente con disturbi della personalità», sul quale si stanno compiendo accertamenti per capire se abbia agito anche sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

«La nostra dottoressa – spiega il direttore generale dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva – ha dimostrato un comportamento encomiabile che, ancora una volta, la dice lunga sulla professionalità e sulla qualità umana del nostro personale». Abbiamo messo a sua disposizione – aggiunge – un avvocato penalista per sporgere querela di parte e siamo pronti a costituirci parte civile in un eventuale processo».

I direttori delle Unità di Salute Mentale di Napoli si sono riuniti col direttore del Dipartimento di Salute Mentale per esprimere sostegno alla collega e fare il punto della situazione. Oggi, a Roma, è in programma un vertice dei Dipartimenti di Salute mentale. L’obiettivo è trovare soluzioni a problemi che riguardano la sicurezza degli operatori dopo l’omicidio della Capovani e, ora, anche l’aggressione di Napoli.

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