Con 364 (202 al Sud) mld di Pnrr e Fondi europei, il governo Meloni si gioca tutto sul caro bollette

Una parte delle risorse potrebbe essere investita per combattere la crisi energetica

Il governo Meloni è in piena fiducia. E ne ha ben donde. Tanto a Montecitorio con 235 si, 154 no e 5 astenuti, quanto al Senato con 115 si e 79 no, ha ottenuto con ampio margine, il via libero definitivo dalle Camere.

Eppure, Letta & «sinistrati» vari – mentre da un lato, continuano a fingere di accettare la sconfitta, dall’altro approfittano del centenario della «marcia su Roma» per scendere in piazza e soffiare sul fuoco del malcontento da tasche vuote degli italiani. Un vuoto, per altro, prodotto da loro, con governi (ben 7 in 11 anni) «cucinati» in laboratorio – più per punire gli elettori, che per aiutare l’Italia a crescere e protestare contro l’esecutivo appena nato.

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Incuranti, more solito, del momento di estrema difficoltà e criticità che il Paese sta attraversando. Con la crisi energetica che continua a gonfiare le bollette, la Bce che alzando di altri 0,75 punti il tasso di sconto, appesantisce la crisi finanziaria, fa crescere i costi dei mutui a tasso variabile e quelli quotidiani, mettendo a rischio il risparmio privato, fa volare l’inflazione al 12% e aggrava la recessione. Eppure una soluzione, per provare a venir fuori da questa situazione che, ogni giorno, si fa più pesante, ci sarebbe: attingere ai fondi europei a nostra disposizione

I lettori ricorderanno che domenica scorsa sottolineavo come il Mezzogiorno, al momento, abbia a propria disposizione: fra Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (82 miliardi), Fondi strutturali (‘21/’27 54miliardi) Fondi Sviluppo e Coesione (58 fino al 2030) e React Eu (8,4), oltre 202 miliardi di Euro. Che sommati ai 73 (destinati al resto d’Italia quali «fondi Strutturali» e «Sviluppo e Coesione», arrivano a 274 e con gli altri 90 di Pnrr per il Centro-Nord, portano il totale delle nostre risorse europee complessivamente, a 364 miliardi. Quanta grazia!

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Non sono già in cassaforte

Forse troppa, per riuscire ad utilizzarli nel brevissimo tempo disponibile, per scongiurare il fallimento. Anche, però, in considerazione che non si tratta di soldi già in cassaforte, ma stanziati dalle Ue per finanziare progetti di sviluppo; che arrivano a tranche sulla base dello stato di avanzamento delle opere; che quelli Strutturali e di Sviluppo e Coesione, sono formati da un 50% proveniente da Bruxelles e di un 50% nazionale diviso fra Stato e Regioni e finché non sono pronte le risorse di cofinanziamento nazionale quella europee non si muovono dalle casseforti Ue.

Di più nel caso di mancata utilizzazione vengono persi, ritornano alla base di partenza e reindirizzati verso altri lidi. Il che, a noi, è già capitato tantissime volte nel passato. Piuttosto che perderli, allora, non sarebbe meglio usarne una parte, – magari quelli «Strutturali» e «Sviluppo e Coesione» (il cui utilizzo anche stavolta segna enormi ritardi) – per rallentare la corsa dei costi energetici, il caro bollette e salvare aziende, famiglie e il futuro dell’Italia dal fallimento totale?

Lo scostamento di bilancio

Un flop, cui sarebbe difficilissimo far fronte con quei poco meno di 10 miliardi del tesoretto ereditato da Draghi e consentirebbe, inoltre, di ridare fiato al Pnrr che secondo l’Ance è già in ritardo di oltre 6 mesi, proprio a causa di caro bollette e materiali. Da qui, l’esigenza di aggiornarli: scritti nell’anteguerra di Kiev. E, per di più, senza dover ricorrere ad un altro scostamento di bilancio.

Che, tra l’altro, non sembra rientri fra le preferenze del premier Meloni, perché, nella nostra già precaria condizione debitoria, non sarebbe proprio il massimo. Non è, però, una decisione che possiamo assumere autonomamente. C’è bisogno dell’Ok dell’Europa.

Mi domando, allora, perché – se davvero vuole fare l’interesse dell’Italia e degli italiani – l’opposizione, anziché, continuare a camminare in avanti con la testa girata all’indietro, non decida di farlo guardando in avanti e collaborare con la maggioranza a convincere la Ursula von Der Leyen e la Commissione Ue a concederci di utilizzare le risorse europee per uscire dalla crisi. Gli italiani gliene sarebbero grati. Prima, però, che sia troppo tardi e che l’Italia fallisca. Rischio, ormai dietro l’angolo. A quel punto, ai soldi dell’Ue potremmo anche rinunciare, Non avremmo che farne e l’Europa non sarebbe di certo più forte. Anzi!

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