L’eredità di superMario: Francia e Germania si accordano e ci tagliano l’elettricità

Tutte le regalie e i bonus servono solo a sprecare soldi che non abbiamo

Più che una campagna elettorale sembra scherzi a parte. Per recuperare il centrosinistra ha deciso di provarci anche con menzogne e regalie. Ha promesso un contributo annuo di 2mila Euro sugli affitti per gli under 35; ha destinato un «una tantum» di 150 euro alle famiglie con reddito fino 20mila euro. Il governatore toscano Giani ha annunciato 600milioni da investire sul territorio e De Luca 400 per sostenere imprese e famiglie. Letta ha proposto 300mila assunzioni nella Pa entro il 2024, più 120mila annue fino al 2029 per complessive 900mila. Se non fosse per il numero sembrerebbe Berlusconi.

Poi, superMario, dice no alle profferte del duo Calenda-Renzi a un nuovo mandato e poiché i cittadini minacciano lo sciopero delle bollette, superMario, nel dl «Aiuti ter» inserisce 14 miliardi di sostegni. Speriamo non siano i soliti impegni a babbo morto. Intanto il «trattato bilaterale per una cooperazione rafforzata fra Italia e Francia» meglio noto come «trattato del Quirinale» fra Italia e Francia, ha cominciato a dare i suoi frutti.

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Macron e Scholz, al termine di un incontro a quattrocchi, si sono accordati sull’esclusione dell’Italia dalle forniture di elettricità della Francia. E Biden di toglierci il gas. Alla faccia della solidarietà e della collaborazione. E Confindustria fa sapere che se il prezzo del gas resterà quello attuale, nel biennio 2023-2024 mal ce ne incoglierà: 582mila posti di lavoro potrebbero andare in fumo e il Pil calare di altri 3 punti. È proprio vero che «dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io».

«La voce dell’inconsistenza»

Se «Striscia la notizia è la voce dell’intraprendenza», il centrosinistra, nonostante l’appoggio draghiano, è «la voce dell’inconsistenza». E lo fa quando afferma che l’accordo con Fratoianni e Bonelli «non è un patto per governare» (e Bonelli: «Enrico si vergogna di noi») «ma per salvare la Costituzione». E, da chi, forse da «la sovranità che appartiene al popolo»? Insomma, è esplosa la «paura numero 1».

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I sondaggi allargano le distanze fra centrodestra e sinistra e questa perde la testa e sbrocca. In maniera violenta, volgare e indecorosa per un uomo delle Istituzioni, qual è il governatore pugliese, Emiliano, per di più, magistrato, che (presenti «Enricostaisereno» e il governatore campano, De Luca) ha sbottato: «la Puglia è la nuova Stalingrado, qui…. sputeranno sangue, per cambiare quello che noi siamo riusciti a realizzare».

Bene ha fatto la leader di FdI Meloni – seppure invitata a farlo da Del Debbio – a non commentare. «Gli italiani – ha detto – valuteranno da soli». E per chiudere il cerchio, Emiliano ha invitato i pugliesi a «scegliere fra il M5S e noi per fermare la destra». Accompagnato dagli applausi di Letta. Del resto, perché meravigliarsi ad accendere la macchina del fango contro il centrodestra – fino ad arrivare alle minacce delle Br alla leader di FdI Meloni – è stato proprio lui.

Tant’è che se Washington e Copasir confermano che fra i partiti europei finanziati da Putin, non ci sono italiani, lui, Pd, M5s e media continuano a sputare veleno sulla Lega. Purtroppo, la memoria corta gli impedisce di ricordare che dal 1919 fino ad oltre la caduta dell’Urss, dal Cremlino sono finite nelle casse del Pci (padre rinnegato del Pd come se bastasse un logo per ripulirsi la coscienza) quasi mille miliardi, e forse più, di rubli, di cui nessuno ha mai dato conto.

La «Carta per il Sud» e l’«autonomia rafforzata»

Poi presentando la «Carta per il Sud» ha bocciato l’«autonomia rafforzata» e accusato la Lega di privilegiare l’idea di un’Italia duale con il Nord che prende la massima parte delle risorse nazionali e il Sud al quale vanno solo le briciole. Forse vive sulla luna e non sa che «l’autonomia regionale rafforzata», è figlia della disastrosa riforma del titolo V della Costituzione approvata nel 2001 dalla sinistra ed è sul tavolo dal febbraio 2018 quando il sottosegretario agli Affari Regionali, Bressa e i governatori Bonaccini, Zaia e Maroni, firmarono l’accordo relativo. Certo, d’allora non s’è mosso niente.

Ma chiedo a Letta e a Salvini – che pretende sia approvata nel primo cdm post elezioni – se – dopo tre anni trascorsi fra pandemia, guerra in Ucraina, ancora in corso, con le famiglie ossessionate dalla crisi finanziaria e le restrizioni annunciate – è questo il momento di accapigliarsi per la «secessione dei ricchi».

E poi di cosa parla, Letta quando sostiene che «ogni volta che sento la frase «rinegoziare il Pnrr» ci legge dietro un nuovo scippo del 40% della clausola di premialità al Sud»? Perché, il Pnrr regala risorse? Se così fosse non saremmo tenuti a restituirle perché i premi non si restituiscono. Invece, comunque vada, dovremo restituirle. A caro prezzo, se tutto va bene, a carissimo, se non dovessimo riuscire a utilizzarle in tempo e bene. «‘E chest’ è».

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