Draghi spinge per Ucraina in Ue, aiuto da Israele sul gas

Premier punta su mediazione Bennett e chiede dialogo in Medio Oriente

Mario Draghi tenta il gioco di sponda nella complicatissima partita della guerra in Ucraina.
Durante la missione in Medio Oriente porta il dossier direttamente sul tavolo di Naftali Bennett, sottolineando “lo sforzo di mediazione” prodotto da Israele nel conflitto e rilanciando l’impegno comune per scongiurare “la catastrofe alimentare dovuta al blocco dei porti del Mar Nero”.

Una mossa sullo scacchiere della diplomazia internazionale che precede di appena due giorni il possibile viaggio a Kiev con il cancelliere tedesco Olaf Sholz e con il presidente francese Emmanuel Macron.

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“L’Italia sostiene e continuerà  a sostenere in maniera convinta l’Ucraina, il suo desiderio di far parte dell’Unione Europea”, mette in chiaro il premier mentre in Ue ancora si dibatte sullo status di candidato per Kiev.

Il governo continua a lavorare perché si giunga “quanto prima a un cessate il fuoco” e a “negoziati di pace nei termini che l’Ucraina riterrà  accettabili”, scandisce il presidente del Consiglio. Che, in parallelo, torna a suonare l’allarme sul grano: “Dobbiamo operare con la massima urgenza dei corridoi sicuri per il trasporto del grano. Abbiamo pochissimo tempo, perché tra poche settimane il nuovo raccolto sarà  pronto e potrebbe essere impossibile conservarlo”.

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L’obiettivo di rendere l’Italia sempre meno dipendente dal gas russo porta Draghi a sondare le rotte energetiche che passano per il Medio Oriente: in ballo ci sono diverse ipotesi di gasdotti che portano al vecchio continente (attraverso la Grecia e Cipro, la Turchia e l’Egitto), ma ognuno di essi presenta delle incognite. “Vogliamo aiutare l’Europa e l’Italia producendo gas naturale – dice, intanto, Bennett è una collaborazione necessaria”. Sinergie proficue potranno riguardare anche le rinnovabili, con un occhio di riguardo all’idrogeno verde, che sarà  oggetto di un’interlocuzione ad hoc tra la ministra dell’energia israeliana, Karine Elharrar-Hartstein, e l’omologo italiano, Roberto Cingolani.

Bennett parla di un “salto di qualità ” fatto nei rapporti con il nostro paese e annuncia un G2G, un vertice intergovernativo, in Israele dopo quasi un decennio di pausa. “Ora che Angela Merkel è andata via, l’Europa ha bisogno di una leadership forte e responsabile”, dice a Draghi nel corso del pranzo di lavoro. La collaborazione tra i due stati potrebbe allargarsi in settori innovativi, come la robotica, la mobilità  sostenibile, l’aerospazio e la tecnologia applicata all’agricoltura.

I capi di governo parlano anche di un possibile rilancio del processo di pace con la Palestina. Un tema che il premier italiano affronta anche durante il successivo faccia a faccia con il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh. Questi gli chiede esplicitamente una mano per rilanciare la soluzione dei “due stati” e fermare “l’escalation israeliana verso il nostro popolo”.

Draghi replica ribadendo l’impegno di Roma per la pace in Medio Oriente e aggiunge: “Come ho detto al primo ministro Bennett durante il precedente incontro il dialogo deve continuare in modo da riportare fiducia. Dobbiamo continuare a lavorare per ridurre le tensioni a ogni livello e dobbiamo essere uniti nel condannare la violenza e difendere i diritti umani, civili e religiosi”.

A Ramallah i due siglano sei accordi di cooperazione da 17 milioni di euro, in settori come l’occupazione giovanile e la sanità . “Non dobbiamo costruire un rapporto perché già c’è, dobbiamo farlo crescere”, dice Draghi a Shtayyeh. Poi, rivolge un pensiero ai tanti volontari che operano in Palestina: “La vostra determinazione, professionalità, idealismo sono fonte di ispirazione. L’Italia è orgogliosa di voi”.

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