Asili nido, promesse e rassicurazioni. Ma il Mezzogiorno continua ad essere penalizzato

Il bando per la ripartizione dei 700milioni per le scuole dell’infanzia ha centrato il risultato opposto agli obiettivi prefissati

Come ricorderete se all’Italia è stata assegnata la fetta maggiore dei fondi Recovery per la ripresa post covid, lo si deve all’esigenza di quest’area di recuperare i notevoli ritardi che la separano dal resto del Paese. Ma così non sembra essere. Tant’è che a detta dell’Ufficio di Bilancio della Camera, il bando per l’assegnazione e la distribuzione 700milioni per la realizzazione degli asili nido e scuole per l’infanzia, ha centrato il risultato opposto agli obiettivi prefissati favorendo invece che le aree più debole quelle più ricche.

Fatto è che il bando di cui stiamo parlando inserisce fra le città svantaggiate anche quelle come – tanto per fare solo qualche esempio – Milano e Torino, prevedendo anche premialità per quelle che hanno la possibilità di cofinanziarsi l’iniziativa. E, chiaramente, più è sostanzioso il cofinanziamento sostenibile, più crescono le possibilità di vedersi finanziata l’opera, nello specifico asili nido e scuole per l’infanzia.

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E poiché certamente Milano, Torino e le altre città del Nord hanno più possibilità economica, possono permettersi di mettere sul piatto del finanziamento cifre milionarie, mentre quelle meridionali, difficilmente potranno andare al di là di qualche miglia di euro, è chiaro che saranno quelle a ottenere il finanziamento e, ancora una volta, quelle del Sud resteranno a guardare. E i divari crescono. Certo, la ministra Mara Carfagna ha assicurato che non succederà più e che mai più il Sud sarà penalizzato a vantaggio del Nord. Bene, brava, Bis! Peccato che è dal 1861 che continuano a ripetercelo. Ma la situazione non cambia mai.

I dubbi sulla ripartizione dei fond per l’Eav

Il ministro Giovannini ha firmato il decreto che ripartisce il fondo complementare al PNRR di 1,5 miliardi per la messa in sicurezza ed il potenziamento delle ferrovie regionali. Di questi fondi oltre un terzo (546 milioni) «sono destinati alla Regione Campania e precisamente all’EAV che ha presentato, progetti importanti e strategici, in particolare per il futuro delle linee vesuviane».

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Lo rende noto l’ufficio stampa dell’Ente autonomo Volturno, precisando la ripartizione delle risorse: 170 milioni per l’adeguamento tecnologico e sicurezza delle gallerie; 120 milioni per l’Intelligent Traffic System; 80 milioni per il potenziamento della tratta Castellammare / Sorrento; 176 milioni per il rinnovo del parco rotabile. Solo una domanda perché il potenziamento della sola tratta Castellammare/Sorrento, tutte le altre non hanno alcun bisogno di miglioramenti? Può darsi, ma allora perché i treni continuano a fermarsi e il servizio a funzionare a singhiozzo, anche sulle altre tratte?

La realizzazione dei progetti previsti dal Pnrr

Saranno ‘Cassa depositi e prestiti’, ‘Studiare sviluppo’ e la sempre presente, ma spesso quasi «invisibile», ‘Invitalia’, a far parte della task force che affiancherà gli Enti regionali del Sud per realizzare i progetti previsti dal Pnrr. Ma ciò che preoccupa è proprio la presenza nel gruppo dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa ovvero Invitalia, di proprietà del Ministero dell’Economia e finanze e, per altro, presieduta dall’ex commissario per la protezione civile, Domenico Arcuri. Non nella spesa, per carità.

Quella la fanno benissimo anche loro, bensì nella capacità progettuale. Basta pensare che: all’Invitalia – tanto per fare solo qualche esempio – era stata affidata la soluzione della questione Ilva di Taranto; Whirlpool di Napoli e la gestione di “resto al Sud” le agevolazioni per quei giovani che chiedono di essere aiutati a confrontarsi con il mercato del lavoro e responsabilità imprenditoriali e di risultati se ne vedono davvero pochi.

Le aziende continuano a rimanere al palo e con “resto al Sud” – da un po’ di tempo in qua – i giovani rimangono al di qua del Garigliano solo perché non hanno le risorse per andare al di là. I burocrati di Invitalia, infatti, hanno deciso di ridurre i mutui, nonostante il successo dell’iniziativa.

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