Fedez e ddl Zan, si parli delle reali priorità di un paese a pezzi

Dopo la messa in scena dell’Italietta che gira intorno al comizio politico di Fedez, sarebbe ora che si elevasse il sentire comune della maggioranza reale del Paese, sarebbe il momento di dire una volta per tutte e con fermezza: adesso basta!

La spettacolarizzazione e la gran cassa mediatica in merito al DDL Zan, sostenuta da veri o presunti personaggi dello spettacolo, conosciuti o semisconosciuti ragazzini dello showbiz con le spalle coperte dai media mainstream, schierati tutti dalla stessa identica parte, fa dimenticare lo scopo fondamentale della politica: scegliere le priorità per il bene del Paese. Perché è questo che una politica seria dovrebbe fare: stabilire cosa viene prima, ciò che va considerato prossimo in ordine di importanza.

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Ebbene, nell’ultimo anno ogni discussione, ogni polemica sul DDl Zan , si è basata sulle ipotetiche conseguenze della sua possibile conversione in legge. Ne abbiamo sentite di ogni sorta, sia da parte dei sostenitori, per quanto concerne la presunta “emergenza omofobia”, sia da parte dei contrari, alla luce della palese evidenza di un DDL che vuole trasformare il libero pensiero in discriminazione e l’indottrinamento in educazione.

Non si parla più “delle precedenze”, ovvero delle priorità che la politica deve affrontare per essere più giusta. Ecco perché, pur senza soffermarsi sulle conseguenze, bisogna dire “basta”. Per il semplice fatto che questo DDL non rispetta l’ordine naturale delle cose basato sulla precedenza e sulla prossimità che dovrebbe essere proprio al senso della politica

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Nessun paese serio, con oltre un milione di posti lavoro persi, con centinaia di migliaia di imprese chiuse, con aumento drammatico della povertà, dovrebbe mettere al centro della propria agenda politica e al centro del dibattito mediatico, un DDL che prevede di introdurre un reato già contemplato da una legge in vigore. Lo pensa, torniamo a ribadirlo, la maggioranza silenziosa di questo Paese

Difendere la civiltà significa rispettare alcuni ineludibili ed intramontabili capisaldi nelle proprie gerarchie e precedenze: prima i lavoratori abbandonati, prima quelli che hanno ingrossato le fila alla Caritas, prima i figli dei disperati, prima gli anziani e i bambini, prima la sanità, la scuola, le infrastrutture, ed innumerevoli altre cose. Prima le vere emergenze di natura politica, prima i diritti sociali dei lavoratori. Prima! Poi arriveranno i diritti civili (posto che siano “civili”). Un lavoratore disperato resta tale a prescindere dal proprio orientamento sessuale.

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