Dal nuovo Governo una conferma: siamo il Paese dei compromessi e delle speranze disattese

Siamo il Paese dei compromessi e delle speranze disattese. Avevamo accolto la “riserva eccellente” della repubblica sospettosi però, perché proposto proprio da un Mattarella sempre silenzioso davanti alle gravi crisi ma oggi costretto a ricorrere a lui come l’extrema ratio di fronte al fallimento della classe politica. Ci saremmo aspettati un Draghi con gli attributi che gli dovevano venire dall’investitura ricevuta che, per di più aveva raggiunto i toni drammatici di una pandemia devastante e del dramma conseguente dell’economia nazionale.

Mattarella aveva presentato Draghi per rompere l’incapacità delle rappresentanze e del governo, presentazione prodromica, avevamo sperato, di un repulisti proprio nel senso di quello che le parole del presidente della repubblica ci avevano lasciato sperare. Draghi invece non ha avuto il coraggio necessario ed ha accondisceso a farsi censurare dai partiti.

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Ci saremmo aspettati un governo di tecnici, senza politici falliti, un governo che rispondendo al momento andasse alle Camere con autorità e capacità per mettere la politica spalle al muro. O il governo per salvare il Paese o un governo per accontentare tutti.

È stato il secondo: sistemati gli amici, la pallina ha pescato nella ruota di chi ha gridato più forte: Lega, Pd e 5stelle. Con i contentini per Berlusconi, ministeri senza portafoglio e senza importanza solo per dire a parenti ed amici che ci sono pure loro.

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Bene, a questo punto, ha fatto la Meloni. Sappiamo che in questo momento sarebbe stato difficile sciogliere le Camere e convocare i comizi elettorali, ma di fronte alla cerimonia che presenta sempre la sua vecchia pelle di celebrazione del compromesso e della resistente mancanza di coraggio, di fronte al persistere di Speranza in un ministero importante come quello della salute con gli sfaceli che ha fatto nella crisi dei vaccini e delle contraddittorie zone colorate, di fronte ad una persona che continua a presiedere la nostra diplomazia, di fronte ad un Franceschini, ancora ministro, Orlando al Lavoro, il trio Brunetta, Gelmini e Carfagna con in aggiunta Giorgetti nel ministero chiave dello sviluppo economico non abbiamo più alcun dubbio: Draghi ha completamente toppato.

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