«Arrivederci, ma quando…», l’epopea del Sud nel libro del prefetto Forgione

La presentazione del romanzo storico a Roma

Lunedì, presso la Galleria Sordi di Roma, si è tenuta, in una sala gremita, la presentazione del libro «Arrivederci, ma quando… Memorie di un frate errante», scritto dal prefetto Armando Forgione. Alla presentazione, tra i relatori, l’avv. Piergiorgio Assumma, noto avvocato penalista e tributarista del Foro di Roma.

Il prefetto Armando Forgione, attuale direttore centrale per le Risorse umane del Dipartimento della Pubblica sicurezza ed ex prefetto di Chieti, sta portando in tour nei principali centri culturali italiani il suo nuovo volume, intitolato «Arrivederci, ma quando… Memorie di un frate errante». L’opera, pubblicata da Armando Curcio Editore, ha già toccato tappe istituzionali e letterarie di rilievo, tra cui Avellino, Chieti e Teano.

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Il legame profondo con le proprie radici, il dramma silenzioso dell’emigrazione e i grandi mutamenti di un’Italia che faticava a trovarsi unita. C’è tutto questo e molto di più in «Arrivederci, ma quando… Memorie di un frate errante», un volume che, muovendosi con sensibilità tra la precisione della ricerca documentaria e il respiro della narrazione romanzata, restituisce dignità e voce alla cosiddetta «microstoria», ovvero il vissuto degli ultimi travolti dai grandi eventi della storia patria.

Il cuore pulsante del libro batte intorno alle vicende reali di Fra’ Vitantonio, un frate francescano originario dell’Irpinia. Forgione compie un’operazione culturale preziosa: partendo dal ritrovamento di lettere d’archivio e documenti inediti di famiglia, ricostruisce l’esistenza tormentata di questo religioso, costretto dalle contingenze storiche e personali a fuggire, viaggiare e allontanarsi dalla propria terra natia, trasformandosi in un vero e proprio «errante».

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Dall’Italia preunitaria al dramma dell’emigrazione

La narrazione abbraccia un arco temporale cruciale per l’identità del nostro Paese: dal 1860, anno che precede l’Unità d’Italia, e dalle complessità sociali del Mezzogiorno preunitario, fino alle soglie della Prima guerra mondiale. Attraverso gli occhi, le paure e le speranze del frate, il lettore assiste al disfacimento del vecchio mondo borbonico, all’impatto spesso traumatico dello Stato unitario sulle comunità meridionali e all’inizio della grande diaspora migratoria italiana.

Il titolo stesso dell’opera, «Arrivederci, ma quando…», racchiude il fulcro emotivo del libro: l’incertezza del ritorno e il sentimento lacerante della nostalgia. Forgione esplora con eccezionale empatia l’universo interiore di chi è costretto ad abbandonare la propria casa. Quello del protagonista non è solo un viaggio geografico, ma un percorso spirituale ed esistenziale segnato dal dolore dello sradicamento.

Il romanzo descrive in modo magistrale come le vicende individuali e familiari si intreccino inevitabilmente con la macrostoria politica del Paese. In questo senso, le memorie di Fra’ Vitantonio diventano uno specchio universale in cui si riflettono i sacrifici, l’isolamento e la resilienza di intere generazioni di italiani del secolo scorso.

Un raffinato romanzo storico – abbiamo detto – basato su fatti reali e documenti d’archivio. Al centro della narrazione ci sono le lettere inedite e le peripezie di Fra’ Vitantonio, un frate francescano irpino costretto a fuggire e a viaggiare lontano dalla propria terra. Tutto ruota intorno alla figura di Fra’ Vitantonio da Carife, un frate francescano, lontano parente dell’autore, che nel 1860 dovette scappare dal proprio paese in Irpinia a causa del mancato adempimento degli obblighi di leva.

La fuga di Fra’ Vitantonio e il lungo peregrinare

L’arrivo dei Savoia, infatti, sovvertì la legislazione dei Borboni in tema di servizio militare, rendendolo obbligatorio per tutti, senza alcun privilegio per il clero. Il lungo peregrinare di Fra’ Vitantonio – prima a Roma e successivamente, dopo la presa di Porta Pia del 1870, in Veneto e in Dalmazia – viene ricostruito attraverso la corrispondenza che il frate mantenne con i propri familiari.

L’opera ha già suscitato un fortissimo interesse nazionale, catturando l’attenzione della critica televisiva e letteraria. Il merito principale di Armando Forgione è l’equilibrio stilistico: la sua penna non cede mai al sentimentalismo fine a se stesso, ma mantiene il rigore storico del ricercatore unito alla delicatezza narrativa del romanziere.

«Arrivederci, ma quando…» non è semplicemente il racconto di un’esistenza passata, ma un invito moderno a non dimenticare da dove veniamo. Una lettura fondamentale per comprendere le ferite, le contraddizioni e la straordinaria forza d’animo che hanno edificato l’Italia contemporanea.

L’opera di Armando Forgione si conferma non solo un tributo alla memoria familiare, ma un prezioso saggio narrativo sulla resilienza, sul valore della testimonianza e sulle ferite storiche che hanno contribuito a formare l’Italia contemporanea.

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