Il programma deve ancora nascere, ma le prime idee sono già bislacche
Patrimoniale e legalizzazione delle droghe leggere. Il centrosinistra comincia a costruire il programma per sfidare il governo Meloni e le prime proposte hanno già il sapore di una ricetta quantomeno bislacca. Avs e Più Europa puntano su nuove entrate per lo Stato, mentre nella coalizione riaffiorano divergenze che potrebbero complicare la ricerca di un’intesa.
Il confronto programmatico del campo largo dovrebbe cominciare questa settimana, anche se resta da definire quando partiranno concretamente i lavori. Intanto, mentre viene confermata l’esclusione di Rifondazione comunista dal tavolo, i partiti iniziano a presentare le proprie priorità. A rilanciare una patrimoniale sulle ricchezze «superiori a 5,4 milioni di euro» è il coportavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, a Repubblica. Lo stesso esponente di Avs propone la legalizzazione delle droghe leggere, raccogliendo immediatamente il sostegno di Più Europa.
La patrimoniale divide ancora il campo largo
La tassa sui grandi patrimoni non è una novità nel dibattito del centrosinistra, ma continua a rappresentare un possibile motivo di scontro. Nei mesi scorsi Giuseppe Conte aveva bocciato la proposta, mentre anche nel Partito democratico l’accoglienza era stata piuttosto fredda. Adesso, però, tra i dem sembra emergere una maggiore disponibilità a discuterne.
A indicare questa apertura è Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd e uomo di fiducia della segretaria Elly Schlein. «Sarà una discussione che dovremo fare», afferma, richiamando le difficoltà economiche e sociali. «C’è una questione sociale e salariale di straordinaria attualità a cui bisogna dare risposta e ovviamente le risorse non si inventano, vanno in qualche modo recuperate. Ridistribuire opportunità e ricchezze è un elemento importante per garantire maggiore equità».
La posizione del Pd, dunque, appare meno rigida rispetto al passato, mentre resta da capire come Conte potrà conciliare la propria contrarietà alla patrimoniale con le richieste degli alleati. Una questione tutt’altro che marginale per una coalizione chiamata a elaborare una proposta economica condivisa.
Cannabis legale, Magi calcola entrate fino a 7 miliardi
L’altra proposta arriva sempre da Fratoianni, che presenta la legalizzazione delle droghe leggere anche come uno strumento per sottrarre risorse alla criminalità organizzata e aumentare le entrate pubbliche. «Se nel governo cercano misure che possono portare soldi allo Stato», osserva il coportavoce di Avs, «potrebbero intervenire con una grandissima patrimoniale sulle mafie: legalizzare le droghe leggere porterebbe miliardi di euro, come avviene in altri grandi Paesi».
Un’impostazione subito condivisa dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi, che vorrebbe trasformare la proposta in un’iniziativa concreta già durante l’esame della manovra, attraverso la presentazione di emendamenti. Il suo obiettivo è inserire la legalizzazione della cannabis tra i punti del futuro programma della coalizione.
«In nome della legalità e della lotta alle mafie», dichiara Magi, «come punto programmatico +Europa porterà al tavolo del centrosinistra la legalizzazione della cannabis, una misura che genererebbe per le casse dello Stato tra i 4 e i 7 miliardi di euro». Le cifre indicate dal leader di Più Europa sono stime prospettate a sostegno della proposta, non entrate già disponibili. Resta il dato politico: mentre il campo largo deve ancora trovare un’intesa sulle proprie priorità, tra le prime ricette messe sul tavolo compaiono una nuova imposta sulle grandi ricchezze e la legalizzazione delle droghe leggere.
Rifondazione esclusa, il Pd prepara le primarie
La discussione sul programma coinvolgerà rappresentanti di Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e delle forze centriste: Italia Viva, Più Europa, Progetto civico e Più Uno. Per Rifondazione comunista, invece, non è previsto un posto al tavolo. «Al momento avvieremo una discussione progressista e Rifondazione non ci sarà», chiarisce Taruffi, lasciando aperta la possibilità di successive intese elettorali con il Prc: «Dopodiché vediamo».
Ogni formazione dovrebbe partecipare con un paio di rappresentanti. Italia Viva ha già individuato le proprie delegate nelle capogruppo Maria Elena Boschi e Raffaella Paita, mentre è probabile che gli altri partiti adottino una soluzione analoga. Una base di confronto parlamentare esiste già: l’ultimo lavoro comune è stato quello sulla risoluzione al Documento programmatico di bilancio, articolata in 21 punti di politica economica e sociale, dal congedo paritario alla riduzione della spesa per la difesa.
Quanto ai tempi, Taruffi assicura che la coalizione arriverà alle elezioni con un largo anticipo nella definizione delle proposte: «Avremo un programma sei mesi prima» del voto. Nel frattempo, insieme alla vicepresidente del Movimento 5 Stelle Paola Taverna, ha già avviato il confronto sulle primarie per scegliere la leadership.
«Per noi era chiaro che le avremmo fatte a gennaio 2027, come diciamo da tempo. Io credo che sarà una festa popolare, penso che parteciperanno milioni di italiani», sostiene il dirigente democratico. Sul sistema di voto, però, non esiste ancora una decisione definitiva: «Se a uno o due turni dipenderà dal numero dei candidati, vedremo».
Il centrosinistra prova così a fissare il calendario, definire il perimetro dell’alleanza e preparare la scelta del candidato. Ma il passaggio più difficile resta quello dei contenuti. E una coalizione che comincia a discutere di programma partendo da patrimoniale e cannabis legale dovrà innanzitutto convincere i propri alleati della bontà di una ricetta che, almeno per ora, appare tutt’altro che condivisa.




