Raffica di condanne, ma arrivano anche assoluzioni eccellenti
Quattro giorni di camera di consiglio, poi il verdetto. Il Tribunale di Napoli ha pronunciato una raffica di condanne nel processo alla famiglia Moccia, accusata dalla Dda di aver dato vita a un’organizzazione criminale capace di affiancare alle attività illecite una marcata vocazione imprenditoriale. Le pene più pesanti sono state inflitte ai tre fratelli: 30 anni di reclusione ad Antonio Moccia, 24 ad Angelo e 21 a Luigi, tutti assolti anche da alcuni capi d’accusa. Tra i reati contestati dagli inquirenti figurano l’associazione a delinquere aggravata dalle finalità mafiose e la corruzione.
La sentenza è stata pronunciata dalla VII sezione penale del Tribunale di Napoli nell’aula 114, dopo una camera di consiglio tenuta nella caserma Diaz, sede esterna al Palazzo di Giustizia. «Rispetto la sentenza ma annunciamo un ricorso in appello», ha dichiarato Antonio Moccia ai giornalisti dopo la lettura del dispositivo. Presenti anche i fratelli Angelo e Luigi, che hanno manifestato pacatamente il proprio dissenso rispetto all’esito del giudizio.
Assolti tre imprenditori, restituiti i beni
Accanto alle condanne, il verdetto comprende anche assoluzioni per alcuni imprenditori coinvolti nelle contestazioni relative agli appalti Rfi. Come riferisce Il Mattino, sono stati assolti Ciro Ferone, difeso dall’avvocato Lucio Cricrì e dal professore Vincenzo Maiello, e Francesco Pirozzi della Fadep spa, finito sotto processo per un’ipotesi di turbativa d’asta e assistito dall’avvocato Fabio Gino Fulgeri. Assoluzione anche per Vincenzo Tucci, rappresentato dai legali Giulia Buongiorno e Massimo D’Errico.
Per gli imputati assolti è stata disposta anche la restituzione dei beni. Soddisfazione è stata espressa dalla parte civile Rfi, rappresentata dagli avvocati Paola Severino e Luca Manzi.
Un processo iniziato nel 2022 e segnato dalle tensioni
Il procedimento, che ha coinvolto inizialmente 44 imputati, poi diventati 43 a seguito di un decesso durante il dibattimento, ha avuto un percorso particolarmente travagliato. Avviato nell’ottobre 2022 davanti al Tribunale di Napoli Nord, è stato successivamente trasferito a Napoli per competenza, su richiesta dei difensori. L’istruttoria è cominciata di fatto soltanto nel giugno 2023.
Nel corso del dibattimento, il collegio difensivo dei fratelli Moccia ha chiesto l’escussione di mille testimoni. Un altro passaggio delicato si è verificato dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di una quindicina di imputati, tra i quali gli stessi fratelli Moccia. In quella circostanza il procuratore di Napoli Nicola Gratteri si è presentato in aula indossando la toga e affiancando i pubblici ministeri Ida Teresi e Ivana Fulco. La sua iniziativa ha provocato la protesta degli avvocati.
Le altre condanne e le misure di sicurezza
Tra gli imputati figura anche Filippo Iazzetta, condannato a 21 anni, oltre a Francesco Favella, Benito Zanfardino, Francesco Di Sarno e Pasquale Credendino. La lettura della sentenza si è svolta in un’aula gremita, sotto imponenti misure di sicurezza coordinate dal commissariato del Palazzo di Giustizia, diretto da Carmine Scognamiglio. Presente anche un presidio dell’Arma dei Carabinieri a tutela del collegio giudicante. I giudici hanno inoltre disposto il sequestro finalizzato alla confisca di numerosi beni.




