Il voto finale ci sarà l’8 ottobre
La legge elettorale supera il primo ostacolo alla Camera. Con 229 voti contrari e 151 favorevoli, l’Aula respinge le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni e apre la strada alla fase decisiva dell’esame del provvedimento. Il dato politico della giornata è anche nei numeri della maggioranza, che porta a casa sette voti in più rispetto a quelli preventivati alla vigilia di una seduta seguita con particolare attenzione da entrambi gli schieramenti.
A Montecitorio si presentano 380 deputati su 400. La maggioranza aveva richiamato da giorni tutti i suoi parlamentari, mentre le opposizioni scelgono di presidiare l’Aula per il primo scontro sul cosiddetto “Melonellum”. Tra i rappresentanti del governo siedono Giancarlo Giorgetti, Elisabetta Casellati, Eugenia Roccella, Gianmarco Mazzi, Carlo Nordio, Antonio Tajani, Roberto Calderoli, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani, insieme ai sottosegretari. Sul fronte opposto sono presenti anche Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi.
Cuperlo promette ricorsi, Futuro nazionale attacca il testo
È Gianni Cuperlo a trasformare il confronto parlamentare in un avvertimento destinato ad andare oltre il voto di Montecitorio. «Se questo vostro scempio sarà approvato noi faremo ogni cosa in nostro potere per impedirlo. Sappiate che dal giorno successivo la battaglia si trasferirà fuori da queste aule, anche con decine di ricorsi», afferma l’esponente del Pd, che definisce il provvedimento uno «scempio costituzionale».
La posizione di Futuro nazionale segue invece una traiettoria diversa. Il gruppo contesta apertamente la riforma ma non appoggia le pregiudiziali delle opposizioni. Il capogruppo Edoardo Ziello sostiene che «questa è una legge elettorale che scippa ancora di più la sovranità al popolo» e assicura che il partito si opporrà «nelle sedi opportune». Poi spiega il voto della giornata: «Non possiamo votare a favore di pregiudiziali ridicole come ridicole sono le argomentazioni proposte in quest’aula da questa mandria di scappati di casa».
La maggioranza difende la riforma: «È fatta per gli italiani»
Dal governo arriva una lettura opposta. Tommaso Foti rivendica l’impianto della riforma e sottolinea il ritorno delle preferenze: «Siamo persone serie. Questa legge elettorale è fatta per gli italiani perché la forza politica che prende un voto più degli altri vince le elezioni e può governare». Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione aggiunge che «dopo 35 anni, gli italiani sono finalmente in grado di poter esprimere anche le preferenze per chi eleggere in Parlamento».
Elisabetta Casellati guarda invece ai prossimi passaggi dell’iter e si dice fiduciosa sull’esito della prossima settimana: «Penso che anche l’ultimo scoglio sarà superato». La ministra per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa interviene anche sul tema della rappresentanza femminile, sostenendo che «sono i partiti che devono sentire la necessità di valorizzare i talenti femminili».
Francesco Lollobrigida lega invece il risultato del voto alla tenuta politica della maggioranza. «Mi interessa che ci siano i numeri per una maggioranza solida per tutto l’anno prossimo», afferma il ministro dell’Agricoltura dopo la bocciatura delle pregiudiziali. E sul significato del risultato aggiunge: «Se è di buon auspicio per questa settimana? Secondo me per tutto l’anno prossimo».
Per Fratelli d’Italia, infine, il passaggio sulle pregiudiziali rappresentava comunque uno dei momenti più sensibili dell’iter. Giovanni Donzelli chiarisce che «non c’è nessun voto pericoloso perché l’aula è sovrana e qualsiasi voto rappresenta il popolo italiano», ma individua due snodi particolarmente delicati. «Questo voto era delicato perché ci può essere qualcuno che diceva “in teoria non sto votando contro la fiducia al governo ma sto dicendo che è stata scritta una legge dai nostri partiti che non è costituzionale”». Il secondo arriverà più avanti: «Quello dopo la fiducia ha un valore politico enorme».
La prossima settimana tre voti di fiducia
Dopo il primo passaggio, l’esame della legge elettorale si interrompe per il fine settimana e riparte lunedì. Il percorso stabilito dalla conferenza dei capigruppo concentra in pochi giorni i voti decisivi: il governo ha annunciato tre questioni di fiducia sui primi tre articoli del provvedimento, che cominceranno a essere poste dalle 14 di lunedì.
Martedì toccherà alle prime due fiducie, relative agli articoli 1 e 2. Mercoledì dalle 9 partiranno invece le dichiarazioni di voto sulla terza, seguite dalla votazione sull’articolo 3. I lavori proseguiranno fino alle 13.30 con l’articolo 8 e riprenderanno, dopo il question time, dalle 16.15 alle 20 con gli ordini del giorno. L’ultimo appuntamento è fissato per giovedì 8 ottobre. Le dichiarazioni di voto cominceranno alle 10.30 e il voto conclusivo, trasmesso in diretta televisiva, è previsto intorno alle 12.30. È su questo passaggio che si concentra ora l’attenzione politica: le opposizioni si preparano a chiedere lo scrutinio segreto per il voto finale.




