Bruxelles chiamata a considerare lo scenario economico
Inflazione al 4,2%, salari che crescono molto meno e fiducia di famiglie e imprese in calo. Il quadro economico si complica alla vigilia delle scelte sulla manovra e Giorgia Meloni prepara una richiesta a Bruxelles per ottenere maggiori margini a sostegno di famiglie e aziende.
Il dato di settembre riporta la crescita dei prezzi sui livelli più alti dal 2023 e cambia il perimetro entro cui il governo sta definendo le prossime misure economiche. La pressione maggiore arriva dall’energia, con i prodotti energetici in aumento del 22,3%, mentre le retribuzioni rilevate dall’Istat erano ferme a +2,4% a giugno. Nello stesso tempo peggiora anche il clima di fiducia di famiglie e imprese, rendendo il potere d’acquisto uno dei nodi centrali della fase politica.
Meloni ha già indicato la direzione della risposta: la manovra dovrà concentrarsi su salari e redditi. Parallelamente, Palazzo Chigi intende riaprire il confronto con Bruxelles. La premier ha annunciato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere nuovi margini «per sostenere famiglie e imprese». L’intenzione è portare il tema anche al prossimo Ecofin, sostenendo che l’accelerazione dell’inflazione debba essere valutata «nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito». Sullo sfondo resta anche il dossier Ets, sul quale il governo lamenta che «in Europa si continua a non percepire l’urgenza».
Prezzi più alti e salari che inseguono
L’Italia non è l’unico Paese europeo alle prese con un nuovo aumento dell’inflazione, ma il suo 4,2% resta tra i valori più elevati delle principali economie dell’area. La Spagna è al 4,9%; la Germania è al 3,3% e la Francia al 3%. Negli Stati Uniti, al contrario, il dato rallenta al 3,4%.
La nuova fiammata arriva in un contesto internazionale diverso da quello del 2023. Allora il fattore dominante era lo shock energetico provocato dalla guerra in Ucraina; oggi il centro della tensione è Hormuz, sullo sfondo della guerra all’Iran lanciata da Donald Trump. Per le opposizioni il terreno di scontro è già definito. Elly Schlein attacca: «L’inflazione si sta letteralmente mangiando gli stipendi degli italiani». Dalla Cgil, Christian Ferrari parla invece di una «pericolosa accelerazione» dei prezzi e chiede rinnovi contrattuali, neutralizzazione del fiscal drag e tassazione degli «extraprofitti».
Anche le associazioni del commercio segnalano rischi. Confcommercio descrive una situazione «in chiaroscuro», mentre Confesercenti teme un indebolimento dei consumi durante l’inverno.
La manovra deve fare i conti anche con i Btp
Il peggioramento del quadro non riguarda soltanto famiglie e consumi. Inflazione e tassi Bce stanno incidendo anche sul costo del debito: lo spread è arrivato a 102 punti e nell’ultimo mese i rendimenti dei Btp sono aumentati di circa 60 punti base. Se il movimento dovesse consolidarsi, l’aggravio per gli interessi potrebbe valere almeno due miliardi di euro l’anno.
Sul versante opposto, prezzi più alti gonfiano il Pil nominale e contribuiscono ad alleggerire il rapporto debito/Pil, che nel 2027 resta comunque previsto ben oltre il 138%. La prospettiva di un ritorno rapido alla normalità, inoltre, non è sul tavolo: secondo la Bce l’inflazione dovrebbe riavvicinarsi al 2% soltanto alla fine del 2027, mentre per quella alimentare viene indicata una nuova accelerazione in autunno.
È dentro questo scenario che il governo deve chiudere la cornice del Documento programmatico di finanza pubblica atteso venerdì. In vista del varo, secondo quanto viene riferito, i ministri dovrebbero riunirsi a Palazzo Chigi con la premier per fare il punto sugli interventi già adottati e sulle misure da inserire nella manovra. Tra i provvedimenti richiamati ci sono la sospensione del bollo auto e la moral suasion sul prezzo dei carburanti.
Irpef e stipendi diventano la priorità
La misura che continua a essere indicata come prioritaria è l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% ai redditi fino a 60.000 euro. Accanto a questa resta l’ipotesi di una flat tax al 5% sugli aumenti retributivi dei giovani. Sono due interventi rivolti soprattutto ai lavoratori dipendenti, la categoria maggiormente esposta alla perdita di potere d’acquisto provocata dalla distanza tra salari e prezzi.
La linea riduce lo spazio per altre ipotesi circolate nella maggioranza. La Lega aveva infatti insistito fino a pochi giorni fa sull’allargamento della flat tax al 15% per gli autonomi. Ma la pressione sui redditi da lavoro dipendente sta orientando le priorità verso altre misure, anche dopo che l’invito del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alle imprese non sembra aver prodotto gli effetti sperati. A Cernobbio, con Confindustria presente, Giorgetti aveva indicato i salari come «un investimento».




