Anche all’estero spiccano i nodi
Il progetto del campo largo continua a sollevare interrogativi sulla sua effettiva tenuta. Dubbi che ora trovano spazio anche sul Financial Times, che dedica un’analisi alle possibilità delle opposizioni italiane di presentarsi unite alle prossime elezioni. Il quotidiano britannico parte da un interrogativo netto: «Le opposizioni italiane riusciranno a unirsi contro Meloni?».
Per riuscirci, scrive la testata londinese, Pd e Movimento 5 Stelle dovrebbero «superare una lunga storia di animosità e sfiducia reciproche e lottare insieme». Un passaggio che il giornale collega direttamente alle politiche del 2022.
Conte e Schlein, il nodo della leadership
Al centro dell’analisi c’è il rapporto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Il leader del Movimento 5 Stelle punta, secondo il quotidiano britannico, a un «ritorno politico» e propone una linea che comprende lo stop agli aiuti militari a Kiev e «un ritorno a un atteggiamento più amichevole verso Mosca».
Schlein, dal canto suo, si considera la «legittima leader» del campo largo, anche sulla base del peso elettorale del Pd, che nei sondaggi raccoglie circa il doppio dei consensi del Movimento 5 Stelle. Il nodo, osserva il giornale della City, sarà capire come Conte, Schlein e i rispettivi sostenitori riusciranno a «conciliare le loro ambizioni contrapposte e le loro posizioni divergenti, non da ultimo sull’Ucraina».
Da questo equilibrio, aggiunge la testata, dipenderà in misura significativa «la forza della sfida» che le opposizioni potranno lanciare alle prossime elezioni.
Ucraina e rapporti con Mosca
La politica estera occupa una parte centrale dell’analisi. Il quotidiano economico-finanziario ricorda che, durante l’emergenza Covid, quando Conte era presidente del Consiglio, l’Italia accolse una missione militare-umanitaria russa. Secondo esperti di sicurezza citati nell’articolo, quell’operazione offrì a Mosca «un’occasione d’oro» per raccogliere informazioni di intelligence.
La testata britannica collega questo precedente alla posizione attuale dell’ex premier sull’Ucraina e sui rapporti con la Russia. Ma sottolinea anche che il Pd non presenta una linea completamente uniforme: al suo interno convivono «pacifisti» e quanti ritengono invece essenziale continuare a sostenere Kiev.
Proprio la politica estera viene così indicata come uno dei terreni sui quali il campo largo dovrà necessariamente trovare una sintesi se vorrà trasformarsi da formula politica in alleanza elettorale.
Candidato premier e piattaforma comune
A complicare ulteriormente il quadro c’è la prospettiva di una riforma della legge elettorale che, secondo il giornale della City, «aggiunge un ulteriore incentivo alla coesione», perché premierebbe la più grande alleanza costruita prima del voto.
Ma per beneficiarne, sottolinea il quotidiano, le opposizioni dovrebbero presentarsi alla campagna elettorale con un candidato premier comune e una piattaforma politica condivisa. Requisiti che stanno già creando difficoltà in quella che l’analisi descrive come un’opposizione «frammentata».
Conte e Schlein, ricorda inoltre la testata londinese, si sono già «attaccati pubblicamente». Anche la scelta del candidato premier rischia quindi di diventare un altro terreno di scontro. Per evitare primarie potenzialmente divisive, c’è chi suggerisce di convergere direttamente su «un candidato unitario di consenso», soluzione sostenuta anche da Matteo Renzi.
L’analisi concentra quindi l’attenzione su una storia di «animosità e sfiducia reciproche», ambizioni «contrapposte», posizioni «divergenti» sull’Ucraina e sulla necessità di trovare un candidato premier e una piattaforma comune. Sono questi i nodi che il campo largo dovrà sciogliere prima di poter trasformare l’ipotesi di alleanza in una coalizione effettivamente unita.




