L’associazione: «Servono più immobili disponibili, non altri vincoli»
Nuovi limiti all’utilizzo degli immobili, restrizioni sugli affitti brevi e maggiori vincoli per i proprietari. Sono alcune delle conseguenze che potrebbero derivare dall’Affordable Housing Act nella formulazione proposta a livello europeo.
A sollevare l’allarme è Luciano Schifone, presidente di Federproprietà Napoli, che condivide le riserve espresse dall’Italia sulla proposta e richiama l’attenzione soprattutto sulle possibili conseguenze per chi dispone di un patrimonio immobiliare limitato. «La posizione espressa dal Governo è condivisibile. Non si può far ricadere sui piccoli proprietari la risposta alla crisi abitativa quando la stessa Commissione individua nella carenza di offerta il problema strutturale», afferma.
La preoccupazione riguarda in particolare una possibile stretta sulle locazioni brevi. «Il rischio è che nuove limitazioni sugli affitti brevi finiscano per colpire soprattutto persone che non sono grandi operatori immobiliari, ma possiedono magari soltanto l’abitazione in cui vivono e un secondo immobile ricevuto in eredità e destinato alle locazioni brevi», sottolinea Schifone.
Secondo il presidente di Federproprietà Napoli, una limitazione generalizzata dell’utilizzo della proprietà potrebbe quindi produrre effetti sui piccoli proprietari senza aumentare concretamente la disponibilità di abitazioni. La risposta alla crisi della casa deve invece partire dall’aumento dell’offerta e da politiche capaci di rendere disponibile un maggior numero di immobili, evitando di concentrare sui proprietari con patrimoni limitati misure che rischiano di non intervenire sulle cause strutturali del problema.
Le riserve del Governo sull’Affordable Housing Act
La posizione di Schifone si inserisce nelle obiezioni formulate dal Governo italiano attraverso il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Tommaso Foti, intervenuto durante il Question Time alla Camera. «Magari fosse una direttiva e non un regolamento: avremmo la facoltà di applicarla con maggiore autonomia e non necessariamente in modo così stringente come oggi viene indicato», ha affermato.
Foti ha riconosciuto come condivisibile l’obiettivo di rendere disponibili alloggi a prezzi accessibili, ricordando che il Governo ha già perseguito questa finalità con il Piano Casa. Le perplessità riguardano invece «l’insieme delle condizionalità introdotte» e il richiamo all’articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, utilizzato secondo il ministro «in modo improprio» per ricondurre il provvedimento agli interventi destinati a potenziare il mercato unico.
Proprietà, affitti brevi e autonomia degli Stati
Le obiezioni italiane erano già state rappresentate in sede europea il 19 settembre attraverso il membro italiano del Coreper. Per Foti la proposta configura «un vero e proprio sistema di governo europeo delle politiche abitative», nonostante la materia sia attribuita ai singoli Stati nazionali.
L’esecutivo ritiene inoltre che non siano rispettati i principi di sussidiarietà e proporzionalità e individua due possibili conseguenze negative. La prima riguarda la proprietà, con il rischio di limitazioni all’acquisizione e all’utilizzo degli immobili. La seconda interessa il turismo: «Può incidere negativamente sotto due profili: quello degli affitti brevi e quello della qualificazione delle destinazioni turistiche come aree caratterizzate da tensione abitativa». Da qui la richiesta di inserire nel regolamento «una clausola nazionale», lasciando agli Stati un maggiore margine di autonomia nell’applicazione delle norme.




