Gori avverte: «Fa pensare che non creda all’alleanza»
Per una volta è il Pd ad alzare la voce e a mettere Giuseppe Conte con le spalle al muro. Dopo il voto di Nova, che ha consegnato al leader del Movimento 5 Stelle un mandato nettissimo contro la prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina, dai democratici arriva una raffica di interventi: sull’appoggio a Kiev non si arretra. E se i pentastellati vogliono costruire un accordo con il Pd, questa volta sono loro a dover fare un passo verso i democratici.
Giorgio Gori mette nero su bianco una posizione durissima: «Il Partito Democratico – il primo partito del centrosinistra – non piegherà la propria posizione sul sostegno all’Ucraina, punto. C’è un popolo che da quattro anni resiste sotto le bombe di un autocrate che lo vuole sottomesso. Abbandonarlo è impensabile, anche per la sicurezza dell’Europa. Chi vuole davvero la pace, una pace giusta, e non la resa degli ucraini, sa che sostenere la resistenza di Kiev è necessario per rafforzarne la posizione al tavolo dei negoziati che tutti auspichiamo. E che è Putin a non volere».
Poi l’affondo direttamente contro Conte e sulla tenuta dell’alleanza: «L’insistenza con cui Conte afferma il contrario, al netto del cinismo e del tatticismo che lo contraddistinguono, fa pensare che non creda all’alleanza di centrosinistra, che la voglia far saltare. Noi ci crediamo, ma senza alcun compromesso su questo punto dirimente».
Da Delrio a Sensi, i dem non arretrano
Gori non è solo. Graziano Delrio rivendica la linea seguita finora: «Il Pd ha sempre detto che avrebbe sostenuto l’Ucraina e lo ha sempre fatto. In tutti i sensi: morale, economico e, in parte, militare». Simona Malpezzi ricorda che «la posizione del Pd sull’Ucraina è sempre stata chiara, nelle parole e con i voti in aula», mentre Piero Fassino chiede «un chiarimento». Lia Quartapelle riconosce apertamente che tra Pd e M5S «c’è una distanza» e avverte: «Ci deve essere una posizione comune di tutta la coalizione».
Ancora più netto Filippo Sensi: «Il sostegno militare all’Ucraina continuerà, che ci sia un governo di destra, di centro o di sinistra». Poi l’affondo sui pentastellati: «Ora sono all’opposizione, fanno il cinema, poi al governo faranno quello che si fa quando si sta al governo». Lo stesso Sensi, però, non considera questa distanza sufficiente a far saltare il campo largo: «Non credo che la divergenza sull’Ucraina con i Cinquestelle possa impedire la nostra alleanza».
Bindi avverte Conte, il nodo resta il 91,7%
A rivolgersi direttamente a Conte è anche Rosy Bindi: «Se tu sei un potenziale interprete di tutta la coalizione, non puoi presentarti come rappresentante di una parte soltanto». E guardando alle eventuali primarie aggiunge: «Se Conte ha intenzione di candidarsi alle primarie deve essere in grado di dimostrare che non rappresenta solo il M5S e che è in grado di fare sintesi con una coalizione un po’ più complessa del M5S, perché c’è un Pd che ha una certa posizione sull’Ucraina».
Il problema per il presidente pentastellato è proprio il risultato di Nova. Il 91,7% dei partecipanti alla consultazione M5S gli ha dato mandato di portare al tavolo della coalizione lo stop alla prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina. «La nostra base ci ha dato un mandato chiaro, che assolveremo con determinazione», ha assicurato Conte, aggiungendo che «continuare a inviare armi significa allontanare la pace». Poi il paletto rivolto agli alleati: «Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire nella politica estera e internazionale del governo Meloni».
Nova consegna così all’ex premier una forza negoziale ma anche un problema. Quel 91,7% gli consente di presentarsi al tavolo con una posizione fortissima all’interno del Movimento, ma proprio la nettezza del risultato gli rende molto più difficile cedere. Dall’altra parte, questa volta numerosi esponenti del Pd dicono apertamente di non voler essere loro a fare il passo indietro.
Il compromesso o il problema rinviato
Intanto si cercano possibili vie d’uscita. Secondo La Stampa, tra le ipotesi che circolano ci sarebbero formule sulle armi «a scadenza» oppure soltanto aiuti economici all’Ucraina, nel tentativo di trovare un punto d’incontro. Ma resta anche un’altra possibilità: non risolvere affatto il problema. Pd e M5S potrebbero raggiungere un’intesa sugli altri punti del programma, presentarsi insieme alle elezioni e lasciare sospesa la questione ucraina.
Sarebbe però soltanto un rinvio. La divisione esiste già oggi: il Pd sostiene la prosecuzione dell’appoggio militare a Kiev, mentre il Movimento 5 Stelle ha appena affidato a Conte il mandato opposto. Se il centrosinistra arrivasse al governo senza aver sciolto il nodo, quella distanza entrerebbe direttamente nella futura maggioranza e, a seconda dei numeri usciti dalle urne, potrebbe emergere anche in Parlamento quando si dovesse votare su eventuali nuovi aiuti militari.
Il Pd può cedere, Conte può cedere oppure i due possono andare avanti lasciando irrisolto il problema. Ma il messaggio arrivato questa volta dai democratici è decisamente più netto: non può essere dato per scontato che siano ancora loro a spostarsi verso il Movimento 5 Stelle. Ignorare il nodo può servire ad arrivare insieme alle elezioni. Ma se nessuno cede, il problema si ripresenterebbe il giorno dopo, dentro un’eventuale maggioranza di centrosinistra chiamata a governare e che sulla politica estera rischierebbe già in partenza di non avere una maggioranza.




