Scuola, nuove regole per l’integrazione: il piano del governo verso il Cdm

Il ddl potrebbe arrivare giovedì sul tavolo del governo

Una classe nella quale gli studenti riescano a comunicare tra loro, seguire le lezioni e integrarsi senza che la barriera linguistica diventi un ostacolo per tutti. Il governo prova a intervenire su uno dei nodi più delicati prodotti dai cambiamenti della società italiana e prepara un pacchetto di nuove regole per la scuola. Giorgia Meloni lo ha anticipato senza troppi giri di parole: «Sta per arrivare in Cdm un provvedimento che introduce per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe». E non sarà l’unica novità.

Il governo sta infatti lavorando per portare le norme già nel prossimo Consiglio dei ministri, previsto per giovedì 24 settembre alle 16.30. Il veicolo dovrebbe essere un disegno di legge di iniziativa governativa predisposto dal ministero dell’Istruzione. Nel pacchetto annunciato dalla presidente del Consiglio rientra anche il divieto del velo integrale a scuola. «Non esiste – ha scandito Meloni – che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare».

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Valditara: «Senza padronanza dell’italiano non c’è vera integrazione»

La presenza di studenti di nazionalità diverse non rappresenta di per sé un problema, mentre una forte concentrazione di ragazzi che ancora non padroneggiano l’italiano può rendere più difficile comunicare e seguire le lezioni. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è tornato sul tema durante l’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice. L’obiettivo, ha spiegato, è «evitare alla radice qualunque discriminazione» e «rimuovere le cause anche linguistiche di un’inaccettabile marginalizzazione».

Per il ministro bisogna prestare «particolare attenzione all’effettiva padronanza della lingua italiana», perché «senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua non c’è vera integrazione, non c’è successo scolastico e non c’è futuro all’interno della nostra società».

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A questo principio si collega un’altra delle misure annunciate da Meloni: l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli studenti stranieri che presentano gravi problemi di inserimento scolastico. L’intervento, dunque, non riguarderebbe indistintamente tutte le famiglie straniere, ma i casi nei quali emergano particolari difficoltà di integrazione dei figli. I dettagli operativi dovranno essere definiti nel provvedimento, ma l’obiettivo indicato dal governo è intervenire anche sul contesto familiare quando la barriera linguistica finisce per ostacolare il percorso scolastico.

Valditara aveva già affrontato direttamente il tema della composizione delle classi: «Se l’80% dei ragazzi in una classe non sa parlare italiano, l’insuccesso scolastico si moltiplicherà e coinvolgerà tutti. Quindi serve un’equa distribuzione per integrare al meglio chi viene a studiare da noi».

Il limite del 30% non nasce oggi. Era già stato indicato nel 2010 da una circolare dell’allora ministro Mariastella Gelmini, ma con possibilità di deroga e negli anni ha incontrato difficoltà di applicazione. Il governo punta ora a intervenire attraverso una legge.

Dai presidi un’apertura alla misura

Sulla necessità didattica di evitare concentrazioni eccessive arriva una valutazione significativa anche da Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi. «In termini didattici la questione è fondata e condivisibile», ha spiegato. Giannelli si sofferma però sulle modalità con cui la misura potrebbe essere applicata nelle zone caratterizzate da una forte presenza di studenti stranieri: «È difficile trovare una soluzione tecnica». Toccherà quindi al governo sciogliere il nodo e individuare nel provvedimento gli strumenti necessari per rendere concretamente applicabile la nuova disciplina.

Burqa e niqab, Meloni: «A scuola si va a viso scoperto»

L’altro fronte sul quale il governo vuole intervenire riguarda il velo integrale. «A scuola si va a viso scoperto – ha affermato la presidente del Consiglio – e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi». Quindi la conclusione: «La parità uomo-donna non è negoziabile».

Le critiche dell’opposizione

Dal centrosinistra, come al solito, sono arrivate le critiche. Elly Schlein ha definito quella annunciata da Meloni «un’altra proposta di propaganda» e l’ha giudicata «irrealizzabile», chiedendo inoltre «dove pensa di mettere i bambini a cui si nega il diritto alla scuola».

Ma nessuno, nel governo, ha annunciato di voler negare ai bambini il diritto all’istruzione. La misura prospettata riguarda la distribuzione degli studenti nelle classi e l’introduzione per legge di un limite alla loro concentrazione, non l’esclusione degli alunni stranieri dalla scuola. L’accusa di propaganda si confronta invece con un provvedimento sul quale l’esecutivo sta già lavorando e che potrebbe arrivare giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri. E liquidare l’intervento come una semplice operazione elettorale appare quantomeno prematuro, considerando che alla scadenza naturale della legislatura manca ancora più di un anno.

Da Alleanza Verdi e Sinistra, Elisabetta Piccolotti ha invece ricordato che «il limite massimo del 30% di studenti stranieri per classe è già previsto da una circolare dell’allora ministra Gelmini». È vero, ma quella del 2010 è una circolare, accompagnata da deroghe, mentre il governo punta ora a introdurre una previsione legislativa. Adesso sarà il governo a tradurre l’impostazione annunciata in una disciplina capace di funzionare nelle diverse realtà scolastiche italiane.

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