Respinta la provocazione invocata dalla difesa dell’imputato
Quello che poteva apparire come un incidente stradale, secondo l’accusa, fu invece un investimento volontario. A due anni dalla morte di Corrado Finale, la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha sostanzialmente confermato la condanna inflitta ad Aurelio Taglialatela. La sentenza, pronunciata oggi, stabilisce una pena di 17 anni e un mese di reclusione. Tre mesi in meno rispetto ai 17 anni e quattro mesi decisi in primo grado. Come riferisce il Corriere del Mezzogiorno, l’imputato è stato riconosciuto responsabile dell’omicidio volontario di Finale e del tentato omicidio di Umberto Galdiero, l’amico che si trovava insieme alla vittima al momento dell’investimento.
L’inseguimento e l’investimento mortale a Marano
L’omicidio risale al 15 settembre 2024 e si consumò in via del Mare, a Marano. Corrado Finale e Umberto Galdiero viaggiavano in sella a uno scooter quando furono inseguiti e travolti dall’automobile condotta da Taglialatela. L’impatto provocò la morte di Finale, mentre l’amico rimase ferito. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, permisero di ricostruire la dinamica attraverso le testimonianze raccolte e le immagini dei sistemi di videosorveglianza. L’investimento, inizialmente considerato un possibile incidente stradale, venne ricondotto a un’azione volontaria.
All’origine della vicenda, secondo la ricostruzione investigativa, c’erano contrasti legati a una relazione sentimentale tra Galdiero e la sorella di Taglialatela, osteggiata da quest’ultimo. Le tensioni si trascinavano da mesi e avevano già dato luogo a episodi violenti. Nell’agosto 2024, l’imputato avrebbe lanciato una bottiglia incendiaria contro l’abitazione della famiglia Galdiero. Il giorno dell’omicidio, invece, Finale e l’amico avrebbero infranto un finestrino della sua automobile. Sarebbe stato proprio questo episodio a scatenare l’inseguimento terminato con l’investimento mortale. Dopo l’impatto, Taglialatela si allontanò senza prestare soccorso, presentandosi successivamente in caserma accompagnato dal proprio avvocato.
La condanna in primo grado e la decisione dei giudici
Nel settembre 2025, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, Aurelio Taglialatela era stato condannato a 17 anni e quattro mesi di reclusione. Il giudice aveva escluso le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, riconoscendo tuttavia la responsabilità dell’imputato per l’omicidio volontario di Corrado Finale, il tentato omicidio di Umberto Galdiero e l’attentato incendiario contro l’abitazione della famiglia di quest’ultimo. La difesa era affidata agli avvocati Luigi Poziello e Alfonso Vozza.
Con la sentenza pronunciata oggi, la Corte d’Assise d’Appello ha ridotto la pena di soli tre mesi, confermando nella sostanza l’impianto della decisione precedente. I giudici non hanno riconosciuto la provocazione invocata dalla difesa, respingendo uno degli elementi centrali della sua impostazione. La decisione mantiene dunque ferma la qualificazione dell’investimento come omicidio volontario e conferma anche la responsabilità per il tentato omicidio del giovane sopravvissuto.
La madre di Corrado Finale: «Nessuno mi restituirà Corrado»
Alla lettura della sentenza erano presenti i familiari della vittima, costituiti parte civile e assistiti dagli avvocati Adriano Cafiero e Arianna Mocerino. I legali hanno espresso soddisfazione per l’esito del giudizio, evidenziando la conferma delle responsabilità per l’omicidio volontario e il tentato omicidio, oltre al mancato riconoscimento della provocazione.
«Nessuno mi restituirà Corrado», ha dichiarato la madre della vittima, Assunta, dopo la decisione dei giudici. La donna ha quindi espresso l’auspicio che Taglialatela sconti integralmente la pena, ricordando di non aver mai ricevuto una richiesta di perdono e che l’imputato non si sarebbe mai presentato in aula. «Ma è arrivata la giustizia», ha concluso.




