Fra 5 anni si ritroverebbe la strada spianata per Chigi
Se questa è la classe politica dell’estrema sinistra – che, mentre il 2027 si avvicina, ancora non riesce a mettersi d’accordo con se stessa – c’è ben poco di che stare allegri. Tra il «Bomba», come i colleghi dell’Università di Firenze definivano Matteo Renzi per le sue sbruffonate e vanterie; l’autoproclamatosi «avvocato del popolo» di Volturara Appula, Giuseppe Conte, nonché autocandidatosi (indipendentemente dal risultato delle primarie, ove mai davvero si tenessero) premier del Campo(santo) per le politiche 2027. Perda chi perda, insomma, l’importante è che vinca lui.
Tant’è che, onde non correre rischi nel caso arrivi Grillo che – con il nuovo logo: «M0S», per scimmiottare e screditare quello vecchio, M5S, ancora in dotazione a «Giuseppi» – viene accreditato del 3% dei consensi, sufficienti a far perdere la sinistra. Sicché l’ex premier, per evitarsi problemi, ha chiamato a sostenerlo anche i ProPal, il prof. Filorusso Sachs, la relatrice dell’ONU Albanese e, dulcis in fundo, l’occupante a sbafo di case altrui, soprattutto pubbliche, nonché manganellatrice a tempo perso Ilaria Salis. Che ancora non ha risarcito i 300mila euro, come da sentenza del Tribunale di Milano, alle sue collaboratrici per averle licenziate senza giusta causa, ma ha già denunciato una delle due: rivuole i libri che le aveva affidato durante la detenzione.
E dire che è stata portata all’Eurocamera per «regalarle l’immunità e farla uscire dalla prigione di massima sicurezza di Gyorskocsi utca a Budapest, in Ungheria, dov’era detenuta per un’aggressione (cui la stessa continua a sottolineare di essere estranea) a militanti di destra a Budapest, grazie a Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana e volto di primo piano dell’alleanza con i Verdi, e ad Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde, entrambi deputati alla Camera
Da Salis a Soumahoro
Pazienza se il «tutto» va sempre da una parte e il «niente» dall’altra, peccato che quest’ultima non sia quella dei cittadini comuni, bensì di quelli amici del pensiero unico. Né va dimenticato che prima di lei era stato il turno di Aboubakar Soumahoro, eletto alla Camera nel 2022 sempre con Avs come indipendente. Ma a gennaio 2023 è passato al gruppo Misto in seguito a polemiche e vicende giudiziarie che hanno coinvolto la sua famiglia nella gestione dell’immigrazione, fatti, però, nei quali – a suo dire e come confermato dai magistrati – non ha avuto alcun ruolo. Tra le accuse: frode, autoriciclaggio, bancarotta fraudolenta e condizioni degli alloggi offensive della dignità umana.
L’onorevole si è schermito con un laconico: «Ne prendo atto, confido nella giustizia». Lui, insomma, era all’oscuro di tutto. Eppure, moglie, suocera e cognato sono finiti ai domiciliari, ma lui non risulta neanche fra i 6 indagati. «Lui non c’era e, se c’era, dormiva». Anche se all’epoca abitavano e, prevedibilmente, dormivano insieme.
Vannacci e la strada verso Chigi
Ma all’elenco di cui sopra va aggiunto il generale «Super Fetecchia» – come, secondo «Il Giornale», i compagni dell’Accademia di Modena definivano Roberto Vannacci – per i suoi atteggiamenti un po’ pomposi e boriosi, quando le stellette più importanti non erano ancora state appuntate alla sua divisa – che, stando a un suo adepto dell’assemblea nazionale del partito, preferisce che la destra perda e al governo vada il Pd, per avere il tempo, in cinque anni di opposizione, di prepararsi la strada per arrivare a Chigi come premier, piuttosto che ora come ministro di Meloni. Più che governare, quindi, Vannacci e i suoi vogliono comandare! Sicché la confusione, oggi, regna totale. Capito perché Meloni e FdI rifuggono ancora dal sottoscrivere accordi con FN che, oltretutto, ha già votato contro il governo 6 volte sulla fiducia?
Sicché non ci si può meravigliare se, in tanta confusione – nonostante questo sia proibito dalla Costituzione –, islamici di cittadinanza italiana riescano a ottenere da diversi comuni la registrazione del «talaq», ovvero l’atto unilaterale, previsto dalla «sharia», con il quale hanno ripudiato la moglie, dopo aver pronunciato tre volte di seguito la parola «talaq», pure in sua assenza, e poi si sono risposati. Del resto, la sentenza n. 198 del 2008 della Corte d’Appello di Cagliari impone ai Comuni la trascrizione del divorzio (ovvero del ripudio) di un cittadino egiziano, anche se con la pratica del «talaq» lo permette. E, dulcis in fundo, che una «banda» di camici bianchi – sparsi sul territorio peninsulare e ovviamente protetti dalla sinistra – consenta ai migranti di restare fuori dai Cpr, rilasciando agli stessi certificati medici falsi.
Sharia, Costituzione e leggi italiane
L’ennesima dimostrazione che – grazie a quella minoranza di magistrati ideologizzati che hanno deciso sia arrivato il momento di disapplicare le leggi italiane per mettere in difficoltà il governo che non gli piace – la sharia sia diventata più «bella» e importante della Costituzione italiana? Personalmente sono convinto di no. Ma, nella certezza di avere ragione, lascio ai posteri l’ardua (ma non troppo) sentenza. A proposito, meno male che questi signori sono (e resteranno) all’opposizione. Altrimenti anche quest’anno agli italiani sarebbe toccato pagare il bollo auto.




