Le sostanze oleose vengono assorbite e smaltite
Per anni il problema di Bagnoli è stato ciò che non si vedeva: fondali contaminati, sedimenti inquinati, bonifiche annunciate e lavori rimasti troppo a lungo incompiuti. Oggi quelle contaminazioni riaffiorano durante i dragaggi. Ed è proprio perché qualcuno, finalmente, le sta rimuovendo.
Le chiazze oleose comparse davanti alla colmata diventano però terreno di un nuovo scontro. L’ex sindaco Luigi de Magistris pubblica sui social foto e video del tratto di mare interessato dalle lavorazioni e lancia l’allarme: «Chiazze oleose composte da sostanze chimiche che non si sciolgono in acqua. Si è documentata la presenza di Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici), Pcb (Policlorobifenili), idrocarburi, metalli pesanti e altri microinquinanti persistenti, con valori particolarmente elevati».
L’ex sindaco prosegue: «Quando il dragaggio rimette queste particelle in sospensione possono diventare veri e propri vettori della contaminazione. Le sostanze rilevate sono altamente tossiche e cancerogene e si diffondono trasferendosi sugli esseri viventi. Il rischio riguarda quindi sia l’ecosistema marino, sia la salute umana. Le particelle contaminate possono essere ingerite da animali e organismi che vivono sul fondale, molluschi, crostacei e pesci. Alcune sostanze possono bioaccumularsi e aumentare progressivamente di concentrazione passando dagli organismi più piccoli ai predatori che se ne nutrono». Quindi l’affondo: «Non si tratta di torbidità di cantiere».
De Rossi: «Sono materiali che stavano là sotto»
A dare un quadro differente, in un articolo di Repubblica Napoli, è Filippo De Rossi, subcommissario alla bonifica di Bagnoli ed ex rettore dell’Università del Sannio, ordinario di Energetica ambientale: «Chiazze oleose in mare a Bagnoli? Lo confermo ed è normale. Dobbiamo ricordare che c’è un motivo per il quale Bagnoli non è balneabile, che non risiede nelle acque, ma nei fondali, e quindi quello che stiamo ottenendo adesso dal dragaggio davanti alla colmata è che ogni tanto escono idrocarburi. Sono materiali che stavano là sotto e che ci aspettavamo uscissero. Cosa che, in verità, è avvenuta in forma molto ridotta».
De Rossi entra poi nel merito di ciò che accade ai contaminanti riportati in superficie: «Il materiale non si è disperso, ma è rimasto nel bacino di calma perché il sistema di confinamento funziona. Gli idrocarburi sono restati nell’area in cui sono stati dragati e nulla è segnalato da tutte le sonde che sono all’esterno del bacino. Adesso, mentre i materiali solidi, sia pure dispersi, tipo sabbie, vengono dragati e trasportati in Belgio, quelli oleosi sono assorbiti da “panne assorbenti”, che poi a loro volta andranno caratterizzate e smaltite».
Anche Arpac, impegnata su indicazione della Procura nel monitoraggio dello stato del mare e dei livelli di inquinamento atmosferico, si apprende sempre da Repubblica, interviene sulle chiazze: «Non c’è stato nessuno sversamento esterno». E sulla natura dell’intervento l’Agenzia è ancora più esplicita: «Il dragaggio è praticamente una decontaminazione di un sito contaminato». Dopo le prime segnalazioni vengono effettuati ulteriori rilevamenti e vengono impartite alle aziende nuove «prescrizioni rigorose», anche se non risulterebbero anomalie particolari.
Trent’anni di attese, poi cambia la velocità
Ed è qui che la vicenda delle chiazze si incrocia con la storia più lunga di Bagnoli. Il risanamento dell’ex area industriale è una partita aperta da oltre trent’anni, attraversata da programmi, finanziamenti, cambi di strategia e ritardi. Il salto finanziario arriva il 15 luglio 2024 con il governo Meloni e un programma da circa 1,249 miliardi di euro, 1,218 dei quali finanziati attraverso il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027. Tra gli interventi ci sono proprio quelli sulla colmata, sugli arenili e sul risanamento dei sedimenti marini.
Lo snodo
Poi arriva l’America’s Cup. Napoli viene annunciata ufficialmente come sede della 38ª edizione il 15 maggio 2025, con la competizione prevista nella primavera e nell’estate del 2027. Quella data finisce per imprimere un’accelerazione a una parte delle opere già inserite nel programma di Bagnoli. La stessa struttura commissariale parla oggi di «lavorazioni anticipate e accelerate in vista della 38ª America’s Cup» e di «accelerazione impressa ai cantieri». Tra gli interventi interessati ci sono il bacino di calma, le opere a mare, la colmata e il waterfront. I numeri danno la misura del cambio di passo: al 30 giugno 2026 risultano impegnati circa 339,8 milioni di euro e realizzati lavori per 173,4 milioni, con la parte prevalente dell’avanzamento concentrata proprio su colmata, arenili e risanamento dei sedimenti marini.
Le chiazze che oggi alimentano la polemica finiscono così per mostrare anche cosa c’era realmente sotto il mare di Bagnoli. Gli idrocarburi erano nei fondali e i dragaggi li stanno facendo emergere; De Rossi spiega che vengono confinati, assorbiti e smaltiti, mentre Arpac assicura che non risultano sversamenti all’esterno dell’area di cantiere.
Dopo decenni di attese, a Bagnoli si sta finalmente intervenendo anche su quella contaminazione rimasta nascosta nei sedimenti. I finanziamenti hanno permesso di mettere in moto il risanamento, l’America’s Cup ha accelerato una parte delle opere e ha fissato una scadenza che non può essere continuamente rinviata. E proprio ciò che oggi riaffiora dai fondali dimostra quanto fosse necessario andare a scavare.




