Carlo Calenda contro Giuseppe Conte: «Ha distrutto il bilancio italiano»

Il leader di Azione: «Il peggior premier dal 1945»

«Il peggior Presidente del Consiglio della Storia dell’Italia dal 1945 ad oggi». Carlo Calenda non usa mezzi termini nel giudicare Giuseppe Conte e accompagna l’accusa con una lunga ricostruzione delle principali decisioni economiche assunte durante i suoi governi.

«La situazione è molto semplice. I numeri dicono che Giuseppe Conte non può tornare a Palazzo Chigi perché ha distrutto le finanze italiane. Giuseppe Conte ha fatto un video in cui vi ha spiegato, ha spiegato agli italiani con il gessetto, la lavagnetta, per cui lui tiene tanto alla sanità, tanto alla scuola, no alle armi, sì alla sanità e alla scuola. Vediamo cosa ha fatto Giuseppe Conte e vediamo perché Giuseppe Conte è stato il peggior Presidente del Consiglio della Storia dell’Italia dal 1945 ad oggi. Non è una questione di interpretazione soggettiva, sono i dati che lo dicono», afferma il segretario di Azione in un video pubblicato sui suoi social.

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«Quasi 200 miliardi per i bonus edilizi»

Il primo capitolo dell’attacco riguarda i bonus edilizi. «Giuseppe Conte ha speso quasi 200 miliardi, 194, per bonus edilizi che sono andati a chiunque, gente che aveva bisogno o gente che non aveva bisogno, per la larghissima maggioranza di gente che non aveva bisogno, rifacendo il 4% delle case con, udite udite, truffe accertate per 5,6 miliardi di euro. Il provvedimento più costoso della storia della Repubblica Italiana, il più regressivo, cioè quello più per i ricchi».

Calenda passa quindi alle altre misure adottate durante i governi Conte: «Dopodiché Giuseppe Conte, quando governava con Salvini, ha fatto un provvedimento che si chiama Quotacento, che è costato 23 miliardi di euro per mandare in pensione prima 400.000 italiani. Ma non pago di questo, ha fatto un altro provvedimento che si chiama reddito di cittadinanza da 30 miliardi di euro, le cui truffe accertata e non quelle sotto indagini, sono superiori ai 3 miliardi di euro. Giuseppe Conte ha speso 253 miliardi, saranno di più perché poi alla fine purtroppo i bonus edilizi continuano a maturare disastri, con truffe che finiranno per essere intorno ai 10 miliardi di euro».

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«Con 253 miliardi si poteva mettere a posto la sanità»

Il leader di Azione prova quindi a tradurre quella cifra nelle alternative che, a suo giudizio, sarebbero state possibili. «Ora, cosa sono 253 miliardi di euro? Sono un numero astratto, gigantesco. Beh, sono la possibilità di mettere a posto la sanità italiana per sempre, di estenderla per sempre. La possibilità per tutti di farsi le tac nei tempi giusti, di avere medici, di avere infermieri. O la possibilità di fare il più grande taglio fiscale nella storia dell’Italia. Oppure la possibilità di mettere a posto la sanità e la scuola e alzare gli stipendi dei docenti a livello dei paesi nordici. Questo è, questi sono 253 miliardi di euro, questo è quello che Conte ha fatto».

Ilva, Alitalia e spese militari

L’affondo si allarga poi agli altri dossier affrontati durante i governi dell’ex premier. «Certo ci sono altre cose, minuzie, per esempio ha disintegrato Ilva confermando e poi disdicendo il contratto con Mittal e poi minacciando la madre di tutte le cause e poi facendoci una società insieme. Non ha venduto Alitalia, ci abbiamo buttato altri 2 miliardi sopra, ma sono quisquile. Ha confermato ovviamente le spese militari per la NATO al 2% quando faceva così con Trump, si inchinava Giuseppi, Giuseppi. Sì, certo ha invitato i militari russi in Italia, quisquile».

La conclusione di Calenda torna sui conti pubblici e sulle conseguenze che attribuisce alle scelte dell’ex presidente del Consiglio. «Giuseppe Conte ha distrutto il bilancio italiano, ha reso impossibile, diciamo difficilissimo, investire su ciò che serve, cioè sulla sanità, sugli stipendi dei giovani, sul lavoro, sulla scuola, sull’università. Quindi sono i numeri a dirci quello che noi sappiamo, cioè che Giuseppe Conte non può più varcare la soglia di Palazzo Chigi, perché è stato un disastro apocalittico per l’Italia, per i suoi conti, per l’equità del Paese, ed è un populista. Dice una cosa e fa l’opposto».

«È talmente populista che firma l’accordo per l’aumento delle spese militari e poi fa la campagna contro le spese militari. È talmente populista che quando Trump viene rieletto dice che insomma Trump non è poi così male, è talmente populista che può dire tutto il contrario di tutto ma questo non è importante, questo è importante: aver precluso un pezzo di futuro per l’Italia», conclude Calenda.

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