La Libia resta la prima rotta ma registra una flessione del 59%
Quasi 44mila arrivi un anno fa, meno di 20mila oggi. La distanza tra il 2025 e il 2026 restituisce la misura del calo registrato sulle coste italiane. Il cruscotto statistico del ministero dell’Interno, aggiornato alle ore 8 del 2 settembre, quantifica la flessione in circa il 55 per cento. Dall’inizio dell’anno sono sbarcati irregolarmente in Italia 19.747 migranti, contro i 43.860 registrati nello stesso periodo del 2025: 24.113 in meno. Nel 2024, alla stessa data, gli arrivi erano stati 42.544. Nei primi giorni di settembre 2026 sono state contabilizzate 185 persone arrivate via mare.
Il calo resiste anche durante l’estate
La tendenza non si è interrotta nei mesi tradizionalmente più favorevoli alle traversate. Tra gli aggiornamenti del 3 luglio e del 1° settembre sono stati registrati 5.137 nuovi sbarchi irregolari, contro i 12.748 dello stesso intervallo del 2025: una diminuzione del 59,7 per cento.
Numeri che, sul fronte degli arrivi via mare, sembrano dare consistenza alla linea adottata dal governo Meloni per contenere l’immigrazione irregolare. La strategia impostata dall’esecutivo, fondata anche sulla cooperazione con i Paesi di origine e transito e sul contrasto alle reti dei trafficanti, si accompagna nel 2026 a una riduzione degli sbarchi ormai consolidata nell’arco di diversi mesi. Il dato estivo assume un peso particolare: neppure la stagione tradizionalmente più favorevole alle traversate ha invertito la tendenza.
Per analizzare nel dettaglio le rotte occorre invece fare riferimento alla fotografia del 1° settembre. La Libia rimane nettamente il principale Paese di partenza: dalle sue coste sono arrivati 15.570 migranti, contro i 38.232 dello stesso periodo del 2025, con una riduzione del 59,27 per cento. La direttrice libica rappresenta ancora il 79,43 per cento degli sbarchi complessivi e circa il 98 per cento delle partenze dalla Libia è avvenuto dalle coste occidentali del Paese.
L’Algeria supera la Tunisia
La principale variazione nella geografia delle partenze riguarda l’Algeria. Gli arrivi lungo questa rotta sono saliti da 813 a 2.292, con un incremento del 181,92 per cento, fino a rappresentare l’11,69 per cento del totale. L’Algeria supera così la Tunisia, dalla quale sono partite 1.646 persone contro le 3.290 dell’anno precedente, con una flessione vicina al 50 per cento.
Quasi scomparsa, invece, la rotta turca: gli arrivi sono passati da 1.011 a 93, con un calo del 90,8 per cento. Il dato algerino segnala dunque una diversificazione delle direttrici verso l’Italia, pur restando lontano, in termini assoluti, dai numeri della rotta libica.
Il Bangladesh resta la prima nazionalità dichiarata al momento dello sbarco. Al 2 settembre risultano 5.198 cittadini bangladesi, pari al 26,3 per cento del totale. Seguono la Somalia con 2.353 persone, l’Algeria con 2.039, il Sudan con 1.630, il Pakistan con 1.384, l’Egitto con 1.254, l’Eritrea con 1.136 e la Tunisia con 1.006.
In Campania gli sbarchi passano da 848 a 24
Il cambiamento delle rotte si riflette anche sulla distribuzione territoriale degli arrivi. La Sicilia resta il principale punto di approdo, con 14.436 persone, pari al 73,65 per cento del totale considerato al 1° settembre, ma registra una forte diminuzione rispetto alle 35.928 dello stesso periodo del 2025.
La Sardegna procede invece nella direzione opposta: gli sbarchi salgono da 1.029 a 2.462, con un aumento del 139,26 per cento che accompagna la crescita della rotta algerina. In forte diminuzione anche la Calabria, passata da 1.846 a 376 arrivi. Ancora più netto il dato della Campania, dove gli sbarchi crollano da 848 a appena 24.
Il quadro comprende anche i rimpatri. Tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2026 ne sono stati effettuati 5.810: 4.973 rimpatri forzati e 837 rimpatri volontari assistiti. Nell’intero 2025 erano stati 6.772, mentre nel 2024 il totale si era fermato a 5.704.
La riduzione degli arrivi non cancella però il costo umano delle traversate. Secondo il Missing Migrants Project dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio del 2026 almeno 914 persone sono morte o risultano disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che continua a essere uno dei corridoi migratori marittimi più pericolosi.




