Conte cinque ore in Commissione Covid: più propaganda politica che risposte

L’ex premier allarga il confronto a Russia, riarmo e Patto

Gli interrogativi sulla gestione della pandemia non vengono dissipati, mentre l’audizione di Giuseppe Conte assume rapidamente i contorni di un comizio politico. L’ex premier difende il proprio operato, attacca Giorgia Meloni e la maggioranza e porta davanti alla Commissione Covid temi che con l’emergenza sanitaria hanno poco a che vedere.

Il dossier Jc Electronics e la replica di Fratelli d’Italia

Il leader del M5S apre il confronto definendo la Commissione un «plotone d’esecuzione» e annunciando di aver consegnato alla Procura di Roma un fascicolo ricevuto in forma anonima sulla fornitura di mascherine della Jc Electronics. Tra le carte, spiega, ci sarebbe anche un verbale del 2022 ricevuto pochi giorni prima e immediatamente trasmesso ai magistrati «per coscienza civica». Secondo l’ex presidente del Consiglio, dal dossier emergerebbero elementi da approfondire anche rispetto alla transazione con cui, nell’ottobre scorso, Presidenza del Consiglio e ministero della Salute hanno chiuso il lungo contenzioso con l’azienda riconoscendole circa 100 milioni di euro. Conte auspica anche uno stop all’accordo.

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Su questo punto arriva però la contestazione di Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Covid. L’esponente di FdI sostiene che quello presentato come un nuovo elemento sia in realtà un documento già esaminato dalla magistratura: l’Avvocatura generale dello Stato aveva proposto querela di falso sulla certificazione, ma il Tribunale di Roma l’aveva rigettata condannando l’amministrazione anche alla rifusione delle spese legali. «È già stato tutto accertato, onorevole Conte, dalla magistratura», afferma Buonguerrieri, invitandolo a «leggere le carte» prima di criticare la transazione dell’Avvocatura dello Stato o di chiedere al governo di fermare il pagamento.

Anche Jc Electronics replica a stretto giro. La società di Dario Bianchi, grande accusatore di Conte in Commissione, sostiene che il documento «non è una novità» perché già prodotto in giudizio dallo Stato insieme al dossier della struttura commissariale e passato al vaglio della magistratura. L’azienda richiama le sentenze favorevoli ottenute, ribadisce che la conformità delle mascherine è stata attestata anche da Inail e Agenzia delle Dogane e invita Conte, qualora abbia certezze, a rinunciare all’immunità e a sostenerle nelle sedi opportune.

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Conte difende Dpcm, stato d’emergenza e vaccini

Il dossier sulle mascherine è soltanto uno dei capitoli di una lunga audizione che, nell’arco di oltre cinque ore, si trasforma più volte da confronto sulla pandemia a scontro politico sull’attualità. Conte dedica circa tre ore a una ricostruzione delle decisioni prese a Palazzo Chigi tra il 2020 e il 2021, rivendicando «trasparenza e rendicontazione» e respingendo le contestazioni della maggioranza. «Potete scavare quanto volete. Non troverete mai nulla di illecito», dice, sostenendo di aver agito «con disciplina e onore». Poi contrappone i «veri patrioti» che erano «in trincea» durante l’emergenza a chi, a suo giudizio, oggi «specula».

Conte difende quindi lo stato d’emergenza, giudicato «necessario» e non espressione di una «dittatura sanitaria», ricordando che fu successivamente prorogato dal governo Draghi. Rivendica anche l’utilizzo dei Dpcm, considerati lo strumento «più idoneo» per intervenire rapidamente e comunque impugnabili davanti al Tar.

Sui vaccini, l’ex premier sostiene che il suo governo avviò la campagna garantendo la «libertà di scelta» e attribuisce al governo Draghi la successiva introduzione dell’obbligo. Alle domande del centrodestra, tra il mancato aggiornamento del piano pandemico e le scelte sui vaccini, intervengono anche gli esponenti di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami e Francesco Filini. Conte, che riceve la vicinanza del suo ex ministro Roberto Speranza e del Pd, replica ricordando che dal 2006 si sono succeduti otto governi.

Dal Covid al riarmo: l’audizione diventa scontro politico

È però proprio durante la lunga autodifesa che il confronto comincia ad allontanarsi sempre più dall’oggetto della Commissione. Conte afferma di non accettare «lezioni sulla paura e sull’onore» da chi non può darle, con un riferimento al voto sul caso Delmastro. Lo sguardo si sposta quindi sull’Europa e sulla battaglia contro i cosiddetti falchi del Nord che portò alla sospensione del Patto di Stabilità e alla nascita del Recovery.

Da qui l’ex presidente del Consiglio passa direttamente alla politica di oggi, attaccando il governo Meloni per aver sottoscritto la riforma del Patto e criticando il piano di riarmo dell’Unione europea. Argomenti lontani dai nodi della gestione dell’emergenza sanitaria che trasformano una parte dell’audizione in una tribuna per rilanciare le battaglie politiche del Movimento 5 Stelle.

La contrapposizione si allarga ulteriormente fuori da Palazzo San Macuto. Conte accusa Giorgia Meloni di essere «la regista di questi attacchi» e invita la presidente del Consiglio ad affrontarlo «politicamente», senza ricorrere a «trucchetti» e «mezzucci».

Il duello tra Conte e Meloni prosegue sui social

La replica della premier arriva sui social. Meloni respinge l’accusa di aver orchestrato un «plotone di esecuzione» contro l’ex presidente del Consiglio e sostiene che l’obiettivo debba essere conoscere «tutta la verità» su ciò che è accaduto durante la pandemia, sulle decisioni assunte, sulla gestione dell’emergenza, sull’impiego delle risorse pubbliche e sulle eventuali responsabilità.

Conte controreplica ancora sui social, sostenendo di essere sempre stato disponibile a rispondere e tornando però immediatamente all’offensiva politica. Chiama in causa le chat di Delmastro, le Regioni governate dal centrodestra e l’inchiesta per truffa Covid che coinvolge Santanchè, chiedendo alla premier di rispondere a sua volta.

Dopo oltre cinque ore, dunque, il confronto non chiude i nodi che hanno portato Conte davanti alla Commissione. Per Galeazzo Bignami l’audizione «non ha fugato le ombre», ma avrebbe rafforzato i dubbi di Fratelli d’Italia sulla capacità del governo dell’epoca di affrontare l’emergenza. Il capogruppo di FdI alla Camera parla di «avvertimenti ignorati» e «opportunità mancate» e individua nel mancato utilizzo del piano pandemico del 2006 uno dei punti centrali.

I dubbi restano, nuova audizione a settembre

Anche i componenti di Fratelli d’Italia della Commissione sostengono che Conte non abbia aggiunto elementi capaci di dissipare le «ombre e le opacità» emerse durante l’inchiesta e contestano il tentativo di spostare il confronto su Giorgia Meloni. Sul caso Jc Electronics auspicano inoltre che l’ex premier, come annunciato all’inizio della seduta, rinunci all’immunità e affronti l’eventuale querela della società.

La prima parte dell’audizione si conclude quindi senza mettere la parola fine al confronto sulla gestione della pandemia. Molta parte delle oltre cinque ore viene occupata dall’autodifesa dell’ex premier e da un’offensiva politica che si estende a temi estranei al Covid, mentre diversi interrogativi restano sul tavolo. Il secondo appuntamento è già fissato per lunedì 14 settembre.

Di segno opposto la lettura del Movimento 5 Stelle. La deputata Carmela Auriemma, vicepresidente vicaria del gruppo M5s alla Camera, sostiene che Conte abbia ricostruito «con chiarezza e rigore» le decisioni assunte durante la pandemia e «smontato, punto per punto, anni di propaganda del centrodestra». Auriemma accusa inoltre Meloni e Salvini di aver scelto, durante l’emergenza sanitaria, la strada dello «sciacallaggio politico».

La prima parte dell’audizione si conclude quindi con letture diametralmente opposte e senza mettere la parola fine al confronto sulla gestione della pandemia. Molta parte delle oltre cinque ore viene occupata dall’autodifesa dell’ex premier e da un’offensiva politica che si estende a temi estranei al Covid, mentre diversi interrogativi restano sul tavolo. Il secondo appuntamento è già fissato per lunedì 14 settembre.

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