Il cardinale contro la mentalità camorristica e il denaro facile
Il fazzoletto bianco sventola ancora nel Duomo di Napoli. Alle 10.04 viene annunciata la liquefazione del sangue di San Gennaro, accolta dal lungo applauso dei fedeli. Poco prima, dall’altare, il cardinale Domenico Battaglia aveva pronunciato parole durissime contro guerre, camorra e violenza.
A dare l’annuncio del «miracolo» è l’abate della Cappella del Tesoro di San Gennaro, monsignore Vincenzo de Gregorio. «Ancora una volta il Santo protettore ci ha dato il segno della sua presenza», afferma, mentre al tradizionale sventolio del fazzoletto bianco segue l’applauso dei tanti presenti nel Duomo.
Battaglia: «L’unico sangue versato sia quello di San Gennaro»
La celebrazione diventa per l’arcivescovo di Napoli anche l’occasione per rivolgere una preghiera al Patrono. «Gennaro, se il tuo sangue deve sciogliersi, si sciolga ancora, ma fammi questa grazia: quando torneremo qui, il prossimo anno, fa’ che l’unico sangue di cui dovremo parlare sia il tuo». Battaglia chiede che quello del Santo sia «l’unico sangue versato, l’unico sangue che avremo atteso di vedere scorrere», perché, aggiunge, «non voglio più venire qui, davanti alla tua ampolla, e dover dire che il tuo sangue assomiglia a quello dei bambini uccisi».
Il cardinale allarga quindi lo sguardo ai conflitti: «Non voglio più dover dire che il tuo sangue si mescola idealmente a quello delle vittime innocenti, non voglio più nominare la Palestina, non voglio più nominare l’Ucraina, non voglio più aggiungere il nome dell’ennesima terra ferita, dell’ennesima città distrutta, dell’ennesima madre che stringe un corpo troppo piccolo tra le braccia». Non per dimenticare, precisa, «ma perché voglio che non ce ne sia più bisogno». Battaglia si dice «stanco di un’umanità che prima produce vittime e poi costruisce monumenti per piangerle» e delle «commemorazioni perfette» accompagnate da «paci impossibili». «Il male più grande è abituarsi alla guerra», avverte, prima di affidare a Napoli un appello: «Fermatevi».
«La camorra è guerra»
L’omelia guarda poi direttamente alla città. «Napoli, tu conosci il sangue», afferma Battaglia, ricordando i vicoli, le madri capaci di riconoscere il rumore di uno sparo, i ragazzi ai quali è stato insegnato troppo presto «che una pistola può dare più rispetto di un libro», le famiglie che abbassano gli occhi e i commercianti che hanno paura. «La camorra è guerra», scandisce l’arcivescovo: «Una guerra senza dichiarazione, senza divise, senza trattati di pace».
Una guerra che, secondo Battaglia, fa perdere una battaglia ogni volta che «un ragazzo viene arruolato dalla strada», quando un bambino cresce pensando che «il denaro facile sia l’unica strada possibile» o quando «qualcuno compra il silenzio di un quartiere». Il cardinale si rivolge quindi direttamente ai camorristi: «Non c’è nulla di religioso nella camorra, non basta inchinarsi davanti a una statua, puoi accendere cento candele a San Gennaro, ma se spegni la vita di tuo fratello, quelle candele non fanno luce».
La grazia chiesta al Patrono non riguarda soltanto la liberazione dai camorristi, ma anche dalla «mentalità camorristica»: «Dal favore chiesto invece del diritto, dalla raccomandazione invece del merito, dall’idea che essere furbi sia meglio che essere giusti». Battaglia conclude con un auspicio per il prossimo anno: poter ringraziare San Gennaro perché la città avrà avuto «il coraggio di mettere davvero i più piccoli al centro, non dei discorsi, ma delle scelte della politica, della comunità tutta, della nostra città».




