Ipotesi di reato: interruzione colposa di gravidanza
La Procura di Nola indaga sulla morte di una neonata venuta alla luce senza vita lo scorso 13 luglio in una clinica di Acerra. Nel fascicolo è stato iscritto, come atto dovuto, il ginecologo che aveva seguito la gravidanza. A chiedere chiarezza sono i genitori della piccola, A.P., 43 anni, e G.R., 45 anni, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi. Il 20 luglio la coppia si è recata dai carabinieri per presentare una denuncia.
«Ci avevano detto che la nostra bimba era morta nel grembo di sua madre perché strangolata dal cordone ombelicale, ma dall’analisi dell’ultimo tracciato a cui è stata sottoposta mia moglie è emersa una sofferenza fetale che secondo noi è stata ignorata dal medico», racconta il padre. Secondo quanto riferito dalla famiglia, la gravidanza aveva avuto un decorso regolare. Dall’ecografia pre-parto eseguita l’11 luglio in regime di intra moenia, nella stessa clinica, sarebbero però emersi alcuni problemi che, a giudizio dei genitori, sarebbero stati trascurati dal ginecologo.
Il 13 luglio la donna si è presentata nella struttura per il parto, ma l’ecografia ha rilevato l’assenza del battito cardiaco fetale. È stato immediatamente disposto un parto cesareo e la bambina è venuta alla luce senza vita. Dopo la tumulazione, i genitori hanno deciso di rivolgersi agli investigatori. La denuncia ha portato all’apertura di un fascicolo e all’iscrizione del medico nel registro degli indagati con l’ipotesi di interruzione colposa di gravidanza.
L’autopsia e il tracciato
Il corpo della piccola è stato riesumato il 30 luglio e sottoposto ad autopsia il giorno successivo, su disposizione del pm Aurora Celico. L’esame dovrà accertare «le cause e i mezzi che ne hanno provocato la condizione di nato morto e correlate responsabilità medico-sanitarie». Sabato i genitori sono tornati in caserma per consegnare ai carabinieri la documentazione sanitaria in loro possesso, compreso il referto dell’ultimo tracciato eseguito l’11 luglio, dal quale sarebbe emersa una sofferenza fetale.
«Dopo la denuncia più volte siamo stati contattati dal medico – riferisce il padre della piccola – che ci ha chiesto insistentemente la restituzione dell’unica copia del referto del tracciato eseguito l’11 luglio, quello in cui era emersa una sofferenza fetale secondo noi ignorata».




