Clan dei Casalesi e bonus edilizi: maxi sequestro da 21 milioni per frodi fiscali

Sette presunti affiliati indagati

Una rete finanziaria parallela, capace di spostare all’estero i proventi delle frodi fiscali e di farli rientrare nelle disponibilità del clan attraverso la cosiddetta «banca occulta». È il meccanismo scoperto nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema sarebbe stato messo a punto dal clan dei Casalesi, fazione Schiavone, attraverso pratiche per bonus fiscali intestate a soggetti compiacenti. I crediti d’imposta inesistenti venivano prima creati e monetizzati, quindi trasferiti anche su conti correnti cinesi, per poi tornare nelle tasche degli indagati attraverso l’«underground banking».

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La cosiddetta banca occulta permette di spostare denaro tra Paesi diversi aggirando normative, controlli e canali finanziari tradizionali. L’indagine è stata condotta dai militari dei nuclei di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna.

Il sequestro da oltre 21 milioni di euro

Al termine degli accertamenti, coordinati dalla Dda partenopea, le Fiamme gialle hanno notificato a sette presunti appartenenti alla cosca un decreto di sequestro per un valore complessivo superiore a 21 milioni di euro.

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Il provvedimento è stato emesso dal gip su richiesta della procura, con il pubblico ministero Giuseppe Visone e il procuratore aggiunto Michele Del Prete. I reati contestati sono associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, tutti aggravati perché commessi per agevolare la criminalità organizzata.

Gli indagati avevano stabilito la propria base operativa nella provincia di Caserta. Dopo aver acquisito le credenziali Spid degli intestatari compiacenti delle pratiche, riuscivano a gestire in piena autonomia i rispettivi cassetti fiscali.

I corrieri e i flussi di denaro

Per ritirare il denaro generato dalla frode, il clan si sarebbe servito di «corrieri» incaricati di prelevare le somme e consegnarle ai destinatari. L’intero meccanismo era stato organizzato anche per rendere più complessa la ricostruzione dei flussi finanziari.

Parte del denaro sarebbe confluita su conti correnti nella disponibilità di esponenti della malavita. Le operazioni, attraverso numerosi passaggi, avrebbero quindi consentito di disperdere le tracce dei proventi e di ricondurli nuovamente nella disponibilità degli indagati.

Immobili, veicoli e una barca sotto sequestro

Le somme ottenute attraverso la frode sarebbero state impiegate per acquistare beni mobili e immobili nel Casertano, in particolare a Trentola Ducenta e Castel Volturno. I beni risultavano intestati a prestanome e sono stati sottoposti a sequestro.

Nel provvedimento rientrano una barca lunga quasi dieci metri, dotata di due motori fuoribordo, due automobili, una motocicletta e crediti d’imposta ancora presenti nei cassetti fiscali delle ditte e delle società coinvolte. Il valore complessivo dei beni sequestrati supera i 21 milioni di euro.

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