Inchiesta arbitri, chiesta l’archiviazione per Rocchi: «Nessun sistema per alterare le partite»

Per i pm emerse pressioni isolate, ma nessuna frode sportiva

Dalle indagini sono emersi episodi controversi e pressioni riferite indirettamente, ma nessun contatto intercettato tra Gianluca Rocchi e rappresentanti dell’Inter e nessuna prova di un sistema illecito. È su questa conclusione che la Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha fondato la richiesta di archiviazione del principale filone dell’inchiesta sulle designazioni arbitrali.

Gli accertamenti, condotti attraverso intercettazioni, pedinamenti, testimonianze e incontri avvenuti allo stadio di San Siro, hanno consentito di verificare la «sussistenza storica» di alcuni «singoli episodi di interferenza», senza però dimostrare l’esistenza di «un sistema strutturato» destinato a orientare stabilmente le scelte arbitrali.

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Per i magistrati, inoltre, anche le pressioni riscontrate in alcuni passaggi non risultano oggettivamente dirette ad «alterare» l’esito delle partite in favore dell’Inter. Da qui la decisione dell’aggiunto Paolo Ielo e del pm Maurizio Ascione di chiedere che venga scagionato l’ormai ex designatore Gianluca Rocchi (che si è autosospeso). Ascione, titolare dell’inchiesta della Guardia di finanza per oltre un anno e mezzo, ha sottoscritto le conclusioni soltanto nelle battute finali, prima di trasferirsi a Roma presso la Procura Europea.

L’Inter iscritta e subito archiviata

Martedì, a ridosso della chiusura degli accertamenti, anche l’Inter è stata formalmente iscritta come società. La posizione del club è stata poi archiviata dagli stessi pubblici ministeri, perché venuto meno il reato presupposto della frode sportiva. Sarà ora la Procura generale a verificare la correttezza di questa decisione e a valutare un’eventuale riapertura, mentre sulla richiesta relativa a Rocchi dovrà pronunciarsi la gip Giulia Marozzi.

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Il passaggio giudiziario non chiude tuttavia ogni possibile conseguenza sul piano sportivo. L’intero fascicolo è stato trasmesso alla Procura federale della Figc e alla Procura Generale del Coni, che potranno esaminare i fatti sotto il profilo degli eventuali illeciti sportivi.

Rocchi era stato accusato di aver agito in «concorso con esponenti della società sportiva Inter», mai identificati, e «previo concerto» con loro. Secondo l’ipotesi iniziale, tali soggetti si sarebbero mossi «per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina», allora presidente della Figc, ottenendo «designazioni frutto di interferenze».

Le partite esaminate dalla Procura

L’inchiesta si era concentrata sulle assegnazioni arbitrali di quattro incontri. Per Inter-Milan, semifinale di Coppa Italia disputata il 23 aprile 2025, fu scelto Daniele Doveri, ritenuto «poco gradito» ai nerazzurri. L’ipotesi accusatoria era che quella designazione servisse a impedirgli di dirigere successivamente gare considerate più importanti.

Bologna-Inter del 20 aprile 2025 venne invece affidata ad Andrea Colombo, indicato come arbitro «gradito». Per Inter-Verona del 3 maggio dello scorso anno fu designato Manganiello, scelta che avrebbe evitato l’impiego dello sgradito Sozza. Torino-Inter del 26 aprile scorso venne infine assegnata a Mariani: secondo la tesi investigativa iniziale, la decisione sarebbe maturata dopo «l’assenso dell’Inter», perché il direttore di gara non era ritenuto sgradito alla società.

Il quadro probatorio non ha però confermato la presenza di una regia capace di incidere sulla regolarità delle competizioni. I telefoni non furono mai sequestrati e non è stato registrato alcun contatto diretto tra Rocchi e dirigenti o rappresentanti del club nerazzurro. Le presunte pressioni, inoltre, non sono emerse in tutti e quattro gli episodi contestati.

Anche nei casi nei quali gli investigatori hanno ricostruito possibili condizionamenti, le condotte non sono state considerate sufficienti a integrare la frode sportiva. Il parametro utilizzato dai pm è quello indicato dalla giurisprudenza, compresa la sentenza della Cassazione su «calciopoli», che richiede l’«astratta idoneità» del comportamento a condizionare la gara.

In tre incontri – Inter-Milan, Inter-Verona e Torino-Inter – le scelte di Rocchi sarebbero state collegate al mancato gradimento dell’Inter nei confronti di determinati arbitri. Ma, secondo la Procura, chiedere o ottenere l’esclusione di un direttore di gara non dimostra automaticamente la volontà di modificare l’andamento di una partita. Sarebbe stato necessario provare un accordo diretto a pilotare la designazione con l’obiettivo di incidere sul risultato.

Le pressioni riferite e il fascicolo sulla sala Var

Dopo l’interrogatorio di Rocchi, gli avvocati Antonio Bana e Antonio D’Avirro avevano sostenuto che «l’unica strada percorribile dalla Procura fosse quella dell’archiviazione». In alcune conversazioni intercettate compare la frase «loro non lo vogliono più vedere», riferita a Doveri, elemento dal quale emerge che l’ex designatore si sarebbe sentito sotto pressione. Per gli inquirenti, tuttavia, si tratta di circostanze apprese «de relato» e non di rapporti diretti documentati.

Nel caso di Torino-Inter, in particolare, non è stata accertata alcuna interferenza. Tra le persone ascoltate come testimoni figura anche Giorgio Schenone, manager dell’Inter, che non è mai stato sottoposto a indagine.

Resta invece ancora aperta l’altra parte dell’inchiesta, quella sulle cosiddette «bussate» alla sala Var di Lissone, ora trasferita alla Procura di Monza. In questo procedimento risultano indagati Rocchi, l’ex supervisore Andrea Gervasoni e i varisti Nasca e Di Vuolo. Daniele Paterna resta invece indagato a Milano per false informazioni ai pm.

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