Omicidio Maimone, ergastolo definitivo per il baby boss Francesco Pio Valda

Confermate anche le condanne ai familiari

La giustizia ha chiuso il cerchio su Francesco Pio Valda. Il baby boss resta all’ergastolo per l’omicidio di Francesco Pio Maimone, il 18enne ammazzato sul lungomare di Napoli in una sparatoria scaturita da un pretesto banale.

La prima sezione della Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal legale dell’imputato e ha accolto la richiesta della Procura generale, rendendo definitiva la condanna già pronunciata in primo e secondo grado. Per Valda, appartenente a una famiglia malavitosa napoletana, si chiude ogni possibilità di ottenere una riduzione della pena. La Suprema Corte ha confermato integralmente la sentenza dei precedenti gradi di giudizio. Il collegio era composto dal presidente Giacomo Rocchi, dal relatore Barbara Calaselice e dai consiglieri Raffaello Magi, Paola Masi e Francesco Aliffi.

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Nel procedimento si sono costituiti parti civili il Comune di Napoli e la Fondazione Polis. I giudici non hanno accolto le argomentazioni della difesa, comprese le dichiarazioni di pentimento e le scuse presentate dall’imputato nel corso del processo. «Questa sentenza che definirei storica», ha commentato l’avvocato Sergio Pisani, legale dei genitori di Francesco Pio Maimone, «può rappresentare un importante simbolo contro la lotta alla criminalità che affligge Napoli, una sentenza che restituisce dignità alla famiglia Maimone».

Il pronunciamento della Cassazione, scrive Luigi Sannino su «Repubblica Napoli», rende definitive anche le condanne nei confronti dei familiari accusati di avere favorito Valda dopo il delitto. Confermata la pena di quattro anni e sei mesi di reclusione per la nonna, Giuseppina Niglio, ritenuta coinvolta nella gestione delle fasi successive all’omicidio. Definitiva anche la condanna a due anni e sei mesi per la cugina.

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L’omicidio sul lungomare di Napoli

Francesco Pio Maimone, pizzaiolo di 18 anni, venne ucciso il 20 marzo 2023 sul lungomare di Napoli. Secondo la ricostruzione processuale, il giovane fu raggiunto da uno dei colpi di pistola esplosi da Valda al culmine di una lite con un gruppo di giovani rivali. Maimone non era coinvolto nella lite: si trovava poco distante, per fatti suoi, insieme a un amico.

La discussione sarebbe nata per un motivo minimo: qualcuno aveva sporcato le costose sneakers griffate di Francesco Pio Valda, forse con un pestone, forse con qualche goccia di drink. Prima ci sarebbe stato uno spintone involontario nella calca tra componenti di due gruppi provenienti da quartieri diversi, poi la birra fuoriuscita da una lattina e finita sulla scarpa.

Valda non la prese bene. La tensione degenerò in una rissa tra cinque o sei giovani, fino al tragico epilogo. L’allora 20enne si stava allontanando, poi cambiò idea, si girò e, per spaventare gli altri, estrasse una pistola sparando in aria. Tre i proiettili esplosi. Uno dei rivali del momento avrebbe reagito in dialetto, quasi sfidandolo: «tant è na’ pistola finta». Valda avrebbe replicato: «Mò t facc vere’», facendo fuoco ad altezza d’uomo.

Secondo gli investigatori, il pregiudicato di Barra, in quel momento a capo del gruppo malavitoso omonimo del quartiere, sarebbe tornato indietro fingendo di soccorrere il ferito. Questa circostanza, però, non ha trovato riscontri certi in giudizio.

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