La premier: «Chi non è di sinistra ha gli stessi diritti»
Il Colle, per Giorgia Meloni, non può essere un recinto riservato a una sola parte politica. La decisione, ribadisce, spetterà agli italiani e agli equilibri della prossima legislatura. «Si potrebbe superare questo altro grande tabù», dice la premier a «10 Minuti», su Rete 4, riferendosi alla possibilità di un presidente della Repubblica «non di centrosinistra». «Dipenderà dagli italiani», precisa Meloni, rivendicando un principio: chi non è di sinistra «non è figlio di un dio minore» e ha «gli stessi diritti».
Il passaggio arriva nel ragionamento sulla prossima legislatura, che nel 2029, se il mandato arriverà alla scadenza naturale, eleggerà il nuovo Capo dello Stato. Per Meloni la destra, dopo Palazzo Chigi e dopo un governo «pure più longevo» di quasi tutti quelli del passato, potrebbe esprimere «ottimamente» anche il presidente della Repubblica.
Sulla legge elettorale, la premier respinge l’accusa di voler costruire un vantaggio per la maggioranza. La riforma «non favorisce nessuno, favorisce gli italiani». E aggiunge: «Se provi a fare una legge cercando di apparecchiarti la situazione che secondo te può essere meglio per vincere, perdi automaticamente». Contro, secondo Meloni, ci sono «quelli che non hanno mai vinto le elezioni» e vogliono continuare con i «giochi di palazzo».
La premier, almeno sul piano ufficiale, non parla di sé. Sei mesi fa, in conferenza stampa, aveva risposto con una battuta: «Perché non mi chiedete mai di andare a lavorare per Fiorello?». Poi aveva chiuso: «Mi faccio bastare il livello mio».
Nato, Usa e Iran
Sui rapporti con Emmanuel Macron, Meloni chiarisce: «Non abbiamo mai litigato, abbiamo un rapporto franco». Poi torna sulle parole del segretario generale della Nato Mark Rutte, che aveva indicato in 500 i voli americani partiti da basi italiane nell’ambito di operazioni statunitensi.
Quei dati, sostiene la premier, «erano molto approssimativi». Il numero «è molto più basso dello stesso numero registrato l’anno precedente per voli dello stesso tipo», cioè voli di natura non cinetica. «Abbiamo autorizzato ciò che era previsto negli accordi e che non è cinetico cioè offensivo», spiega Meloni. Il punto, per la premier, è la cautela: una simile informazione «può essere male interpretata, come lo è stata anche dalle autorità iraniane». Per questo «bisogna essere più cauti».
Poi la linea con Washington: «Non ero inginocchiata ieri, non sono antiamericana oggi». Meloni ribadisce che «l’Occidente unito» è «più forte» e che anche l’Italia è «più forte in un Occidente unito».
Opposizione e lavoro
Su Roberto Vannacci, la premier usa toni netti. «Non mi pare che ci sia grande differenza tra il movimento dell’onorevole Vannacci e tutti gli altri partiti di opposizione. Votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno esattamente come la sinistra».
Poi l’affondo: «Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia danzante. Oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber, compagnia danzante e Vannacci».
Meloni riconosce che in Futuro nazionale ci sono «temi diversi da quelli della sinistra» e anche questioni «alle quali sono molto interessata e sui quali lavoro da diversi anni». Ma chiude: «Difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere». Sulla remigrazione, cavallo di battaglia dell’ex generale, precisa: «Già la facciamo, per me sono i rimpatri volontari assistiti».
Sul lavoro, la premier respinge l’etichetta di sinistra: «Non sono affatto diventata di sinistra». E attacca: «La sinistra è qualche decennio che non si occupa più dei lavoratori, dei loro salari, della stabilità del lavoro e di migliorare le condizioni dei lavoratori».
Meloni rivendica «una serie di provvedimenti che stanno dando risultati da ricordare»: record di occupazione, disoccupazione ai minimi e record nell’impiego femminile. Il salario giusto riconosce che «nessun lavoratore venga pagato meno di quanto viene previsto dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni più rappresentative». Un modello che, secondo la premier, «riconosce un lavoro di rappresentanza» ed è «una cosa molto più liberale».
La commissione Covid
«Questa è una storia oggettivamente incredibile», dice Meloni. «Dai lavori in commissione Covid forse non emergono fatti che meritano l’attenzione di un giornalista?». La premier cita «commissioni per milioni di euro di soldi degli italiani» per importare con gara diretta dalla Cina «mascherine farlocche», mentre c’era chi faceva «tutti i sacrifici possibili per salvare gli italiani dal Covid». Per Meloni, questa vicenda merita «un po’ più di attenzione» rispetto al caso Boccia, «di cui hanno parlato per mesi».




