Il futuro tra archeologia, volontariato e rigenerazione urbana
A Ponticelli, tra i palazzi costruiti dopo il terremoto del 1980 e le strade che oggi conducono all’Ospedale del Mare, esiste un luogo che racconta quasi duemila anni di storia. Ma la storia della Villa Romana di Caius Olius Ampliatus non è fatta soltanto di mosaici, torchi per il vino e per l’olio o reperti archeologici. È anche la storia di chi, ogni giorno, lavora affinché questo patrimonio non venga nuovamente dimenticato.
- La scoperta che fermò i cantieri
- Villa Romana di Ponticelli, un patrimonio che rischiava di restare invisibile
- Un lavoro che non si ferma mai
- I restauri e la fatica di rendere leggibile la storia
- Le difficoltà che non finiscono con la riapertura
- Restituire la villa ai cittadini
- Il futuro passa dai giovani
Scoperta nel 1984 durante i lavori per la realizzazione degli alloggi popolari nella contrada Tufarelli, la villa rischiò di essere sacrificata all’espansione edilizia. Al suo posto sarebbe dovuto sorgere un altro edificio, ma il ritrovamento archeologico fermò il cantiere. Da quel momento iniziarono gli scavi, prima alla fine degli anni Ottanta e poi nei primi anni Duemila, facendo emergere una delle testimonianze più significative della presenza romana nell’area orientale di Napoli.
La scoperta che fermò i cantieri
Gli archeologi, infatti, riportarono alla luce due ville rustiche appartenenti a epoche differenti: una distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., la stessa che cancellò Pompei, Ercolano, Oplonti e Stabia, e una seconda ricostruita tra il II e il VI secolo d.C. Entrambe erano dedicate alla produzione agricola.
La villa attribuita a Caius Olius Ampliatus occupava almeno duemila metri quadrati. Al suo interno trovavano spazio gli ambienti per la produzione del vino e dell’olio, la panificazione, i locali destinati all’abitazione e un ampio portico colonnato che separava le attività produttive dalla residenza. Durante gli scavi fu ritrovato anche il corpo di un uomo rifugiatosi nel sotterraneo durante l’eruzione. Con lui c’era un anello con il sigillo del proprietario della villa, Caius Olius Ampliatus, discendente di uno dei veterani di Silla ai quali furono assegnate terre nell’area vesuviana. La scoperta, però, non è coincisa subito con la valorizzazione.
Villa Romana di Ponticelli, un patrimonio che rischiava di restare invisibile
Per anni il sito è rimasto sostanzialmente chiuso, visitabile soltanto in occasioni sporadiche grazie al lavoro del Gruppo Archeologico Napoletano. Solo negli ultimi anni, grazie all’affidamento della gestione al Rotary Community Corps Napoli Est, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, e alla collaborazione con realtà associative, la villa ha iniziato un lento percorso di rinascita.
Un percorso che non si limita all’apertura dei cancelli. Dietro ogni visita c’è un lavoro quotidiano fatto di pulizia, manutenzione, cura del verde, restauri, organizzazione delle attività e accoglienza dei visitatori. Un lavoro spesso invisibile, portato avanti da volontari, operatori e associazioni che hanno scelto di non lasciare questo luogo al silenzio.
Un lavoro che non si ferma mai
A raccontare cosa significhi prendersi cura della villa è Luca Devizzi, archeologo e operatore esperto del sito. Il suo rapporto con questo luogo non nasce da un incarico formale, ma da un’esperienza diretta, maturata sul campo. «Tre anni fa ho svolto qui il Servizio Civile», racconta. «Poi sono rimasto come operatore esperto e oggi coordino le attività dei volontari. La villa appartiene alla Soprintendenza Archeologica. Il Rotary Community Corps rappresenta il soggetto affidatario, ma la gestione concreta avviene in collaborazione con tante altre realtà del territorio come Terra di Confine».
Nelle sue parole emerge il legame di chi conosce ogni angolo del sito: gli ambienti produttivi, le aree restaurate, le parti ancora da valorizzare, ma anche le fragilità quotidiane di un bene archeologico inserito dentro un quartiere vivo, complesso, attraversato da bisogni e contraddizioni. «La manutenzione in un sito archeologico è continua, soprattutto quella del verde che cresce rapidamente. Dopo il periodo del Covid siamo intervenuti anche per riparare i danni provocati dagli atti vandalici che avevano colpito alcune colonne e parte della cucina». Per Luca la villa non è soltanto un oggetto di studio. È un luogo da spiegare e rendere comprensibile. Un sito che richiede competenza archeologica, ma anche presenza costante e capacità organizzativa.
I restauri e la fatica di rendere leggibile la storia
Negli ultimi anni sono stati realizzati importanti interventi scientifici che hanno contribuito a rendere più chiaro il funzionamento della villa. «La Soprintendenza ha affidato all’Università L’Orientale uno scavo stratigrafico di due anni, su dieci dolia ovvero le grandi giare utilizzate per il vino. Dopo lo scavo sono stati restaurati e musealizzati per rendere più comprensibile il funzionamento della villa». Il lavoro ha interessato anche una delle aree più significative del complesso. «È stato ricomposto anche il lacus vinario, la vasca destinata alla fermentazione del mosto.»
Ogni restauro non rappresenta soltanto un recupero conservativo, ma un tassello che permette ai visitatori di leggere meglio un luogo complesso. Perché la Villa Romana di Ponticelli non è immediata da interpretare: bisogna immaginare i torchi, le vasche, le giare interrate, gli spazi di lavoro, il rapporto tra produzione agricola e vita domestica. Serve qualcuno che accompagni lo sguardo e trasformi le pietre in racconto. È qui che il ruolo degli operatori e dei volontari diventa decisivo.
Le difficoltà che non finiscono con la riapertura
Riaprire un sito archeologico non significa risolvere ogni problema. La villa continua a fare i conti con criticità concrete, spesso quotidiane. Lo racconta Pasquale Scognamiglio, attuale volontario del Servizio Civile, che insieme ad un’altra ragazza, partecipa alle attività di accoglienza, manutenzione e valorizzazione. «Capita ancora che dall’esterno vengano lanciati rifiuti all’interno dell’area, nonostante le mura alte. Questo significa che il lavoro di cura non si ferma mai».
È un’immagine dura: un sito archeologico di quasi duemila anni che, mentre prova a riaprirsi al quartiere, deve ancora difendersi dall’incuria. Ma è anche il segno di quanto sia fragile il confine tra abbandono e restituzione, tra un bene percepito come distante e un luogo riconosciuto come parte della comunità. Proprio per questo la presenza costante dei volontari diventa un presidio. Non solo culturale, ma civile.
Restituire la villa ai cittadini
L’obiettivo, quindi, va oltre la tutela archeologica. Negli ultimi mesi è stata bonificata anche l’area posteriore della villa, che dovrebbe trasformarsi in uno spazio verde fruibile dalla comunità. «Non vogliamo che diventi l’ennesimo sito “solo” da visitare», racconta Luca. «L’idea è restituire questo luogo ai cittadini mantenendo tutta la serietà di un sito archeologico, ma trasformandolo anche in uno spazio di incontro, studio e socialità. In un quartiere come Ponticelli, dove il cemento occupa quasi tutto lo spazio disponibile, un’area verde come questa rappresenta una risorsa fondamentale.»
È forse questa la sfida più difficile: far convivere tutela e partecipazione, conservazione e vita quotidiana. Rendere la villa accessibile senza banalizzarla. Aprirla alla cittadinanza senza perdere il rispetto dovuto a un sito archeologico. Far sì che chi vive a Ponticelli non la percepisca come un recinto chiuso, ma come una parte della propria storia.
Il futuro passa dai giovani
«Il nostro pubblico è prevalentemente adulto, ma collaboriamo molto con le scuole proprio per allargare la partecipazione». Racconta Pasquale, convinto che il valore della villa non risieda soltanto nella sua storia millenaria, ma nella capacità di creare una comunità attorno ad essa. «Quello che colpisce tutti, grandi e piccoli, è proprio la sensazione di sentirsi parte di qualcosa e la voglia di contribuire a preservare questo posto». Per questo motivo il lavoro non si svolge soltanto all’interno del sito.
«Per i miei studi so quanto sia importante comunicare un bene culturale. Stiamo cercando di essere più attivi anche sui social e di incrementare gli eventi culturali, sempre nel rispetto che un luogo del genere merita». Un invito che guarda al futuro della Villa Romana di Ponticelli: seguire le pagine social del sito, infatti, può significare restare aggiornati sulle aperture straordinarie, sulle visite guidate e sulle iniziative culturali organizzate dai volontari e dalle associazioni che ogni giorno lavorano perché questo patrimonio possa davvero essere patrimonio di tutti.




