Campo largo, più che un’alleanza sembra un incidente organizzato

Renzi sfida, Conte seleziona, Bonaccini spegne e Bonelli cuce

Il centrosinistra prova a presentarsi come alternativa al governo, ma il conto delle sigle racconta già la fatica dell’impresa: otto soggetti politici, una gamba centrista da inventare e più di un veto da smontare. La priorità di Elly Schlein e dei vertici del Pd restano le prossime elezioni politiche, ma il percorso verso la coalizione assomiglia già a una corsa a ostacoli tra alleati potenziali, diffidenze preventive e ambizioni difficili da incastrare.

La segretaria dem rilancia la missione del Pd: «Davanti al caos che stanno portando le destra, è il tempo di costruire l’alternativa fondata su pace e democrazia». Formula solenne, cornice alta, bersaglio chiaro. Il problema è che, mentre Schlein vede il caos nella destra, il centrosinistra non somiglia esattamente a un seminario sull’ordine e la disciplina.

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Campo largo, il rompicapo della gamba centrista

Il percorso dell’alternativa passa dalle piazze dell’8 e del 15 luglio sul programma, appuntamenti condivisi con Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Sulla carta è il tentativo di dare sostanza politica alla coalizione. Nei fatti, è anche il momento in cui torna a galla il problema dei problemi: la famosa «gamba centrista», quella che tutti evocano, qualcuno teme, altri vorrebbero guidare e nessuno riesce davvero a sistemare senza creare nuovi malumori.

L’area è già affollata. Da una parte procede il dialogo tra Progetto Civico di Alessandro Onorato, Più Europa di Riccardo Magi, il Psi di Enzo Maraio e Più Uno di Ernesto Maria Ruffini. Movimento 5 Stelle e gialloverdi osservano con favore. Dall’altra parte, Matteo Renzi fa capire che la sua Casa Riformista non sembra destinata a entrare docilmente in un contenitore centrista deciso da altri.

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Il leader di Italia Viva non la prende larga: «Hanno paura del ruolo che possiamo giocare». Poi se la prende con le formazioni centriste che, a suo giudizio, «spuntano una a settimana» e con chi, «da sinistra», pretenderebbe di stabilire «chi e come debba guidare i riformisti». Traduzione politica: il campo largo può anche allargarsi, ma Renzi non ha alcuna intenzione di fare il soprammobile nella vetrina degli altri. La chiusura è secca: «Noi saremo sulla scheda elettorale».

Renzi non arretra, Conte controlla i compagni di viaggio

Il nodo vero resta la presenza di Italia Viva dentro la coalizione. Renzi respinge l’idea di nuovi veti, ma qualche perplessità era arrivata nei giorni scorsi da Giuseppe Conte. Il presidente del Movimento 5 Stelle, in un’intervista televisiva, non ha sbarrato la strada. Ha però messo un paletto largo quanto basta per farci inciampare mezza alleanza.

«Ora bisogna definire la traiettoria», ha detto Conte, rinviando a un secondo momento la valutazione delle forze disponibili e «l’affidabilità dei compagni di viaggio». In pratica: prima si decide dove andare, poi si controlla chi può salire. Solo che nel centrosinistra il rischio è che la discussione sul mezzo, sull’autista e sui passeggeri finisca per sostituire il viaggio.

Renzi, sempre in tv, risponde con il pungolo dei grandi appuntamenti istituzionali: «Volete fare le pulci agli altri e portare La Russa al Quirinale o ci vogliamo svegliare?». Poi aggiunge una frase destinata a rimbalzare nel campo progressista: «Alle primarie voterei Salis tutta la vita». Come a dire: Schlein e Conte alla guida del centrosinistra? No, grazie. E così si apre un altro fronte.

Bonaccini spegne il falò della patrimoniale

Mentre il perimetro dell’alleanza resta elastico come una promessa elettorale, la delegazione del Pd al Parlamento europeo prova a rimettere il programma al centro. Tredici eurodeputati costruiscono tredici tavoli di confronto e invitano i cosiddetti «stakeholders». In prima fila ci sono Nicola Zingaretti, Stefano Bonaccini, Giorgio Gori e Antonio Decaro.

La platea convocata è pesante: cinque vicepresidenti di Confindustria, alti dirigenti di Eni e Leonardo, i responsabili degli affari istituzionali di Stellantis, Lavazza e Campari, più i vertici di Cgil, Cisl e Uil. Bonaccini prova a fissare una linea capace di parlare anche oltre il recinto tradizionale della sinistra: «Bisogna combattere la povertà e non la ricchezza». Nel campo largo, dove la patrimoniale sui grandi patrimoni continua a sedurre Avs e pezzi del Movimento 5 Stelle, la frase suona come una secchiata d’acqua sul falò ideologico. Bonaccini sembra dire agli alleati che una coalizione non si costruisce trasformando il programma in un avviso bonario dell’Agenzia delle Entrate. Anche perché, a forza di voler tassare i ricchi, il rischio è ritrovarsi poveri pure di voti.

Bonelli toppa la foto e allarga il buco

Angelo Bonelli prova a spegnere le polemiche sulla foto con Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, ma la toppa rischia di essere peggiore del buco. «Invitare Renzi a quel pranzo avrebbe automaticamente escluso tutti gli altri. E sarebbe stato sbagliatissimo», dice al Corriere della Sera, smentendo che sia stato Conte a bloccare il leader di Italia Viva: «Nessuno ha mai detto “Se c’è Renzi non vengo”».

Poi però l’elenco degli esclusi potenziali diventa la fotografia del problema: «Il centro è un’area ampiamente presidiata», spiega Bonelli, citando Alessandro Onorato, Enzo Maraio, Riccardo Magi, Ernesto Maria Ruffini e Vincenzo Spadafora. Invitare solo Renzi, aggiunge, avrebbe significato compiere «una scelta che non spetta a noi».

Bonelli difende lo scatto e rivendica un’alleanza tra tre forze che arriverebbe «tra il 41 e il 42%», pur essendo «assolutamente consapevole» di non essere autosufficiente. Poi assicura: «Un programma partecipato è la soluzione, non il problema. Poi noi siamo già più coesi di chi governa oggi». Se questa è la coesione, il campo largo è già una prova di equilibrismo.

Picierno demolisce il campo largo: «Pd subalterno a M5S e Avs»

Se non bastassero Renzi, Conte, i centristi, i tavoli e la toppa di Bonelli, arriva anche Pina Picierno. La vicepresidente del Parlamento europeo sembra ormai fuori dal perimetro del campo largo e usa le parole di Francesco Boccia come detonatore politico.

«La notizia di oggi è che Francesco Boccia, intervistato dal direttore dell’AdnKronos, Davide Desario, ha definito Partito democratico, Avs e Movimento 5 Stelle un unico blocco politico», scrive Picierno sui social. «Lo ringrazio, perché mi semplifica le cose. Mi aiuta a spiegare perché il cosiddetto campo largo, oggi, non ha nulla a che vedere con la tradizione del centrosinistra e perché, nei fatti, il Pd condivide le stesse posizioni di Avs e del Movimento 5 Stelle».

Poi l’affondo ai riformisti, con i nodi politici messi in fila senza giri di parole: «Allora io vi chiedo, cari amici riformisti e cari amici tutti, ma quale proposta politica può venir fuori sull’Ucraina, sul lavoro, sul Jobs Act e su tutti i grandi temi su cui conosciamo bene le posizioni di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle?».

La conclusione è una bordata diretta al Pd e all’intero progetto del campo largo: «La dichiarazione di Boccia racconta meglio di quanto potrei fare io, la subalternità del PD al Movimento Cinque Stelle e AVS. E questo è il grande problema di quel campo».

Alla fine il centrosinistra che dovrebbe mettere ordine nel Paese si presenta con piazze fissate, tavoli convocati, imprese e sindacati chiamati al confronto, Renzi in assetto da combattimento, Conte in modalità controllo qualità, Bonaccini che prova a raffreddare la voglia di patrimoniale, Bonelli che trasforma una foto contestata in prova di coesione e Picierno all’attacco. Schlein indica il caos della destra. Intanto, nel campo largo, per trovare una linea comune serve quasi il sorteggio.

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