Sorelline scomparse, la Procura di Cassino: «È probabile che siano con qualcuno»

Il padre: «Il mio cuore dice che stanno bene»

Il tempo trascorso dalla scomparsa rende sempre più difficile credere che Alisya e Sarah possano cavarsela senza aiuti. Le due sorelle, 12 e 16 anni, mancano da 14 giorni dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. A indicare la direzione delle verifiche è il procuratore capo di Cassino, Carlo Fucci, intervenuto al Tg1 Rai: «È probabile che siano con qualcuno».

Poi il magistrato ha aggiunto: «È evidente che è difficile ipotizzare un’autogestione da parte di due bambine quando passa un tempo così lungo». Da qui la conclusione investigativa: «Ciò porta logicamente ad ipotizzare che ci sia il supporto di qualcuno».

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Le attività proseguono anche fuori dall’area della struttura. Fucci ha spiegato che «è logico che si va alla ricerca delle persone scomparse in tutti i territori in cui possono esserci dei punti di riferimento, supporto al fatto che si nascondono».

Il padre tra speranza e preoccupazione

Accanto al lavoro degli investigatori resta l’attesa della famiglia. «Il mio cuore mi dice che stanno ancora bene». Sono le parole di Stefano Di Giacinto, padre di Sarah e Alisya, riferite da Alessia Natali, referente dell’associazione Penelope Abruzzo.

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Natali ha poi raccontato lo stato d’animo del genitore: «Ha una sensazione positiva, mista tuttavia a molta preoccupazione e ansia».

L’ipotesi del percorso e l’arrivo del Life Seeker

Sul fronte operativo, secondo quanto riferito dall’associazione, presto dovrebbe arrivare sul posto il cosiddetto Life Seeker, un dispositivo utilizzato nelle operazioni di ricerca e soccorso per localizzare telefoni cellulari e creare una rete temporanea di comunicazione nelle aree prive di copertura.

Natali ha avanzato una possibile ricostruzione dell’allontanamento: «Io penso che le ragazze siano uscite dalla struttura aiutate da qualcuno che conosceva la casa famiglia, aiutandole a passare attraverso punti bui, come quello della finestra rotta».

La referente di Penelope Abruzzo ha poi indicato un possibile tragitto: «Potrebbero aver percorso una parte del sentiero che dalla struttura conduce verso la Camosciara, non da sole ma supportate da qualcuno che conoscono e di cui si fidano». Da lì, ha aggiunto, «alle prime luci dell’alba, qualcuno potrebbe averle fatte salire in auto per poi procedere verso Pescasseroli». Natali ha riferito di non aver avuto contatti con Valentina D’Acunto, madre delle ragazze, né con il suo compagno, che nei giorni scorsi hanno lanciato appelli per il ritrovamento delle giovani.

Diverso il rapporto con la compagna di Stefano Di Giacinto: «Conosco invece la compagna di Stefano: tutto si è mosso grazie a lei». E ancora: «È stata lei a contattare la nostra associazione. È una persona che non sta con le mani in mano e aveva un buon rapporto con le ragazze».

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