Il riconoscimento al patron del Napoli diventa un caso
Doveva essere il passaggio istituzionale per riconoscere il ruolo di Aurelio De Laurentiis nella rinascita sportiva e d’immagine del Napoli. È diventato invece un nuovo caso politico in Consiglio comunale, con l’aula divisa, la maggioranza in difficoltà e la seduta chiusa per mancanza del numero legale.
La proposta era arrivata dal gruppo di Forza Italia attraverso un ordine del giorno dedicato alla cittadinanza onoraria per il presidente del Napoli, nato a Roma. Un riconoscimento che, al netto delle opinioni personali sul personaggio, avrebbe dovuto trovare una sintesi istituzionale: De Laurentiis è il patron del club che ha riportato due scudetti a Napoli e ha contribuito, attraverso i risultati sportivi, al rilancio dell’immagine della città ben oltre i confini nazionali.
Il Consiglio comunale, racconta Antonio Di Costanzo su «Repubblica Napoli», aveva anche approvato l’inversione dei lavori per discutere subito il punto. Ma, una volta aperta la partita politica, l’aula si è spaccata. La maggioranza ha provato a rinviare la decisione, facendo salire la tensione. Poi Toti Lange, con l’obiettivo di bloccare il voto, ha chiesto la verifica dei presenti: hanno risposto soltanto 17 consiglieri. Seduta sciolta, tutti a casa, per mancanza del numero legale.
Il dato politico è tutto qui: anche su un riconoscimento simbolico, che non comportava scelte amministrative complesse né passaggi di governo della città, Palazzo San Giacomo è riuscito a impantanarsi. La cittadinanza onoraria ad Aurelio De Laurentiis si è trasformata così in un’altra fotografia delle difficoltà del Consiglio comunale a chiudere una discussione senza arrivare allo strappo.
Il rinvio chiesto dal Pd e l’assenza del sindaco
Poco dopo l’avvio della discussione, Gennaro Acampora, capogruppo del Pd, ha preso la parola sostenendo che una scelta così «importante che vede una larga condivisione» dovesse essere rinviata perché «mancano il sindaco e il vicesindaco e questa deve essere una decisione condivisa anche con la giunta».
Un argomento che, però, rende il percorso quasi impossibile, se la presenza del sindaco diventa una condizione decisiva: in aula, infatti, il primo cittadino si vede raramente. Pretendere che un atto di questo tipo debba necessariamente maturare alla presenza del sindaco rischia quindi di diventare più un modo per prendere tempo che una reale esigenza istituzionale.
E qui emerge il paradosso: se il riconoscimento è davvero largamente condiviso, come sostenuto in aula, non si capisce perché non procedere. Se invece la condivisione non c’è, allora il rinvio serve solo a coprire una frattura politica che la seduta ha finito comunque per rendere evidente.
A mostrare che la cittadinanza onoraria ad Aurelio De Laurentiis non era affatto un tema pacifico è stato anche l’intervento di Luigi Carbone, esponente della maggioranza in Napoli Solidale-Europa Verde.
Le critiche di Carbone e l’ordine del giorno rinviato
Carbone ha aperto il suo intervento citando Gaetano Bonelli, promotore del museo su Napoli, con migliaia di cimeli unici, sostenendo che «è più onorevole di De Laurentiis». Poi ha richiamato le frasi carpite in un video di Repubblica nel giorno della cerimonia per la cittadinanza onoraria a mister Luciano Spalletti, quando De Laurentiis disse: «I napoletani sono perdenti perché non sono mai contenti. Vengo da una famiglia con sette zii napoletani degli scass…». Parole che, ha ricordato Carbone, furono censurate da Forza Italia.
Critiche legittime, sul piano politico. Ma resta il nodo istituzionale: la cittadinanza onoraria non è un premio alla simpatia né un attestato di piena adesione a ogni parola pronunciata dal destinatario. È un riconoscimento al contributo dato alla città. E, nel caso di De Laurentiis, quel contributo passa dai risultati del Napoli, dalla centralità riconquistata dal club e dalla proiezione internazionale che quei successi hanno restituito anche al nome della città.
Il risultato politico è che l’ordine del giorno firmato dai consiglieri azzurri Salvatore Guangi, Iris Savastano e Gennaro Demetrio Paipais è stato rinviato. Il documento puntava a impegnare sindaco e giunta ad avviare le procedure «per il riconoscimento istituzionale a De Laurentiis per il contributo dato, dal 2004 a oggi, alla rinascita sportiva, economica e d’immagine del club e della città».
Morale: il Consiglio comunale di Napoli non è riuscito a votare neppure su questo. La cittadinanza onoraria al presidente del Napoli resta sospesa, mentre l’aula consegna l’ennesima immagine di una politica capace di trasformare anche un riconoscimento simbolico in una prova muscolare tra gruppi, correnti e sensibilità diverse.




