Legge elettorale, maggioranza compatta: avanti sullo Stabilicum e dialogo col centrosinistra

Premio di maggioranza, possibili interventi sul testo

Lo Stabilicum resta al centro dell’agenda della maggioranza, che punta a una legge elettorale capace di garantire più stabilità. La riunione tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi ha sancito la volontà di procedere, senza rinunciare al confronto su ballottaggio, preferenze e premio di maggioranza. Il centrodestra archivia le ipotesi di frenata e rimette in ordine il dossier sulla legge elettorale.

Il vertice convocato da Giorgia Meloni a Palazzo Chigi è servito a consolidare una linea politica già tracciata: lo Stabilicum va avanti, perché la maggioranza lo considera uno strumento utile a rafforzare governabilità e continuità dell’azione parlamentare.

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Il confronto è durato circa un’ora e mezza e ha riunito, insieme alla premier, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Dopo settimane segnate da riunioni, contatti e ricostruzioni sui possibili distinguo tra alleati, la coalizione ha scelto di ribadire l’impianto della riforma, lasciando però aperto il margine per modifiche mirate durante il percorso parlamentare.

Nel pranzo di lavoro sono entrati anche altri dossier strategici: la tensione nello Stretto di Hormuz, l’eventuale impiego di cacciamine italiani in una missione internazionale e l’emergenza energetica. Proprio la necessità di ridurre la dipendenza dall’estero rafforza, nelle valutazioni della maggioranza, l’accelerazione sul nucleare.

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Non è arrivata invece una decisione sulle presidenze di Consob e Antitrust. Martedì scorso Meloni si era detta «abbastanza ottimista» sulla possibilità di definire le nomine entro la settimana. Salvini avrebbe riproposto il nome di Federico Freni per la Consob, ma sul sottosegretario leghista all’Economia resterebbero resistenze nei livelli più alti dell’esecutivo. La premier avrebbe chiuso il capitolo con una formula netta: «Ne parliamo un’altra volta ora non c’è tempo».

Correttivi possibili, ma nessun cambio di rotta

Il messaggio politico uscito da Palazzo Chigi è che sullo Stabilicum non ci sono ripensamenti. Tajani ha escluso che Forza Italia voglia rallentare la riforma, mentre Salvini, secondo quanto riferiscono gli alleati, sarebbe apparso «il più convinto di tutti». La linea del leader della Lega è sintetizzata in una parola: «dritti».

Restano però alcuni punti tecnici e politici da sciogliere. Salvini non sarebbe favorevole alla proposta degli azzurri di eliminare il listino per la distribuzione del premio. Allo stesso tempo, nella coalizione si riconosce che il testo può essere migliorato, anche alla luce delle audizioni in corso nella commissione Affari costituzionali della Camera.

Il primo tema riguarda il ballottaggio. Fratelli d’Italia e Noi moderati stanno preparando emendamenti per inserire le preferenze. Un altro fronte riguarda l’eventuale abbassamento del premio di maggioranza: su questo punto il centrodestra potrebbe aprire a modifiche, ma solo se le opposizioni accetteranno un confronto sull’impostazione generale della riforma.

Non è un caso che, dopo il vertice, in Transatlantico siano stati segnalati diversi capannelli dedicati proprio alla legge elettorale. Tra i movimenti notati in Parlamento c’è anche quello del ministro Francesco Lollobrigida, visto a colloquio con esponenti del centrosinistra.

Tra le valutazioni tecniche compare anche un’ipotesi considerata remota: la possibilità che dalle urne escano due maggioranze diverse alla Camera e al Senato. Per evitare effetti distorsivi, una delle soluzioni allo studio prevederebbe, in quello scenario, l’assegnazione di tutti i seggi con metodo proporzionale, senza attribuire il premio. La maggioranza dovrebbe ritrovarsi già la prossima settimana in un tavolo dedicato agli approfondimenti tecnici.

Hormuz e nucleare tra le priorità del governo

Accanto alla partita elettorale, il dossier più urgente resta la crisi in Medio Oriente. Gli incontri di Giorgia Meloni e Antonio Tajani con Marco Rubio arrivano in un momento delicato, mentre Salvini auspica che la visita a Roma del segretario di Stato americano possa favorire un chiarimento.

L’Italia segue soprattutto l’evoluzione del negoziato tra Stati Uniti e Iran. La posizione del governo resta ancorata a un doppio binario: coordinamento con gli alleati europei e dialogo costante con Washington. In questo quadro viene confermata la disponibilità italiana a partecipare a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz. Due cacciamine si sono già mossi nei giorni scorsi per attività di addestramento e ora si trovano in porto, nelle condizioni di essere eventualmente impiegati. Il governo ha però ribadito che, prima di qualsiasi partecipazione, sarà necessario un passaggio parlamentare.

Sul fronte energetico, il vertice ha permesso di esaminare priorità e possibili misure da approvare nei prossimi mesi. La sintesi politica di Salvini è netta: «Se l’Europa ci darà una mano, bene, altrimenti lo faremo lo stesso».

La maggioranza punta ad accelerare sul nucleare, con l’obiettivo di concludere entro la fine dell’anno l’iter del disegno di legge delega e avviare da gennaio i decreti attuativi. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto collega questa prospettiva a un contesto ormai diverso rispetto ai referendum del 1987 e del 2011, che bloccarono il nucleare in Italia. «Ora il clima è completamente cambiato», sottolinea Pichetto, «per la crisi energetica, ma anche perché è stata fatta tanta informazione nei confronti dell’opinione pubblica».

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