Famiglia nel bosco, la bimba ricoverata in ospedale: la madre non può restarle accanto

Solo visite controllate per la mamma della piccola

Non sarebbero gravi le condizioni della bambina ricoverata dopo la crisi respiratoria della sera del 3 maggio. Ma per l’Autorità garante per l’infanzia resta un nodo pesante: la piccola della “famiglia nel bosco” non può avere accanto la madre durante il ricovero, se non nei momenti consentiti e alla presenza di un’operatrice della casa-Famiglia.

Marina Terragni esprime «tutta la nostra preoccupazione» per il caso di una dei bambini ospiti della struttura. Secondo quanto dichiarato dalla responsabile del reparto pediatrico dell’ospedale, la piccola «sarebbe affetta da una patologia all’origine della crisi respiratoria» che la sera di domenica 3 maggio ha reso necessario il trasferimento in ospedale. La prognosi, riferisce la Garante, «sarebbe orientativamente di una settimana».

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La madre accanto alla figlia malata

Il punto più delicato, per Terragni, riguarda la presenza dei genitori durante la degenza. «Benché le condizioni non appaiano gravi», osserva la Garante, la bambina «non può tuttavia avere accanto la mamma». Alla madre, «così come al padre», è concesso il diritto di visita soltanto «in presenza di un’operatrice della casa-Famiglia».

Una limitazione che pesa ancora di più perché, sottolinea Terragni, «la vicinanza materna è un importantissimo presidio a tutela della serenità dei bambini ricoverati» e «favorisce una risposta efficace alle cure». Il tema, dunque, non è solo organizzativo: riguarda il diritto della minore a vivere il percorso sanitario con il sostegno affettivo della famiglia. A sostegno della propria posizione, l’Autorità garante richiama un documento del ministero della Salute, sottoposto alla valutazione del Comitato di Bioetica dell’Istituto Superiore di Sanità e approvato il 3 maggio 2021.

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Il testo stabilisce che «nel caso di ricovero del bambino per malattia o intervento chirurgico o procedure diagnostiche, il team pediatrico o neonatologico dovrebbe garantire continuità della relazione e vicinanza genitore-bambino per tutta la degenza, come parte integrante delle cure, prevedendo accesso illimitato h24 di almeno uno e, quanto possibile, di entrambi i genitori».

Le carte dei diritti dei bambini in ospedale

Terragni ricorda poi che «già nel 1988 associazioni europee non profit avevano redatto la prima Carta Europea dei bambini in ospedale», la Carta di Each. Nel 2001, a Trieste, «fu adottata la prima Carta italiana dei diritti del bambino in ospedale», seguita da varie altre carte a livello nazionale e internazionale.

Il principio ribadito, spiega ancora la Garante, è «il diritto alla continuità relazionale con la Famiglia in ogni fase del percorso di assistenza e di cura», così da permettere «il contenimento dello stato di stress indotto dalla paura e dalla malattia».

Terragni cita infine l’esperienza dell’ospedale Meyer di Firenze, dove «la presenza costante delle madri accanto ai bambini ricoverati è stata autorizzata fin dagli anni Settanta», con «ottimi risultati in termini di convalescenza e ripresa dalla malattia». Da qui la conclusione: «Colpisce pertanto che alla piccola non vengano pienamente garantiti questi diritti».

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