Napoli cresce, ma chi la governa? Una città attrattiva ma senza controllo

Fondi e turismo non bastano senza una macchina comunale che funzioni

Napoli cresce, e lo fa rapidamente. Nel 2025 ha avuto circa 14 milioni di presenze turistiche, secondo l’Osservatorio turistico urbano del Comune, con un aumento significativo rispetto agli anni precedenti. Nel porto sono transitati oltre 2 milioni di passeggeri provenienti delle navi da crociera (+20% sul 2024), mentre l’aeroporto di Capodichino continua a registrare un record di traffico. I numeri raccontano una città sempre più attrattiva. E anche sempre più finanziata.

Risorse e crescita, ma il nodo resta il governo della città

Il governo Meloni ha destinato all’Area Metropolitana risorse rilevanti: tra 3,2 e 3,9 miliardi dal PNRR, oltre 1,2 miliardi per la rigenerazione di Bagnoli, più di 130 milioni per il recupero del Parco Verde di Caivano, parte dei 3,5 miliardi dei Fondi di Sviluppo e Coesione e circa 400 milioni per l’emergenza nei Campi Flegrei. Inclusione sociale, mobilità, periferie, bonifiche: le risorse ci sono.

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Ed è proprio da qui che nasce il problema: questa crescita è davvero governata? Accanto ai dati positivi, infatti, si accumulano segnali che indicano una difficoltà strutturale nel tenere il passo. La rapina alla filiale di Crédit Agricole al Vomero non rappresenta solo un fatto di cronaca, ma soprattutto un segnale d’allarme: i rapinatori sono stati in grado di arrivare in auto, con targa falsa, in una delle aree più videosorvegliate della città.

Telecamere, targhe false e controlli che non bastano

Da qui emerge il primo dato problematico: a Napoli sono state installate migliaia di telecamere pubbliche, ma il sistema di lettura automatica delle targhe (ANPR) è ancora parziale e non pienamente integrato con le banche dati nazionali ed europee. Il risultato è evidente: si osserva molto, ma si interviene poco. Non si tratta di un problema tecnologico, ma di mancato utilizzo.

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Nel frattempo, il fenomeno delle targhe estere e dei veicoli non tracciabili resta diffuso. Secondo diverse stime locali, migliaia di veicoli circolano stabilmente con immatricolazioni straniere, spesso senza controlli sistematici su assicurazioni e tasse. Non è un’eccezione: è una prassi tollerata. E quando l’illegalità diviene prassi, smette di essere emergenza e diventa sistema. Le conseguenze sono evidenti: incidenti con veicoli irregolari, mancati introiti fiscali, costi sanitari e assicurativi che ricadono sulla collettività. È un meccanismo semplice: chi rispetta le regole finisce per pagare anche per chi le aggira.

Rifiuti e turismo: servizi sotto pressione

Lo stesso squilibrio emerge nella gestione dei rifiuti. Asìa Napoli gestisce ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti urbani, ma con un’organizzazione dimensionata su una città molto diversa da quella attuale. Negli ultimi anni la produzione è aumentata anche a causa del turismo, senza un adeguato potenziamento strutturale del servizio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: accumuli frequenti, ritardi nella raccolta, difficoltà operative nelle zone a maggiore densità.

Eppure, anche in questo caso, non si può parlare di sorpresa: I flussi turistici erano prevedibili; l’aumento delle presenze su via Toledo, sul Lungomare, su Piazza del Plebiscito e nel Centro Storico è stato progressivo e documentato. Quello che è mancato è stato l’adeguamento.

Mobilità e sicurezza nella città che cambia

Un discorso simile vale per la mobilità e i controlli. Più persone in città significano più traffico, maggiore pressione sui servizi e necessità di monitoraggio. Senza sistemi integrati e automatizzati, la capacità di controllo resta limitata rispetto alla scala del fenomeno.

In questo contesto, il turismo continua a essere raccontato come la soluzione economica. Ma senza infrastrutture adeguate rischia di trasformarsi in un fattore di stress urbano. Più visitatori significano più entrate, certo. Ma anche più rifiuti, maggiore occupazione di spazio pubblico, più bisogno di sicurezza. Se questi elementi non crescono insieme, il risultato non è sviluppo, ma disordine.

America’s Cup e grandi eventi: le fragilità diventano visibili

E il disordine, nel tempo, ha un impatto diretto anche sull’immagine internazionale della città. È qui che si inserisce la sfida dei grandi eventi, a partire dalla America’s Cup. I team arriveranno tra pochi mesi. È un appuntamento che porterà visibilità globale, ma anche un livello di attenzione molto più alto sugli standard urbani, sui servizi e sull’organizzazione. Eventi di questa portata non amplificano solo i punti di forza: rendono evidenti anche tutte le fragilità.

E oggi le fragilità sono note. Servirebbero controlli automatizzati realmente operativi, integrazione dei dati su scala europea, un rafforzamento concreto della sicurezza urbana, investimenti coerenti nei servizi pubblici e una gestione dei rifiuti adeguata ai flussi reali. Nessuna di queste soluzioni è nuova. Nessuna è tecnicamente irrealizzabile.

Il punto, ormai, è un altro: la capacità di applicarle fino in fondo. Napoli si trova davanti a un passaggio decisivo. I numeri dimostrano che la città ha imboccato una traiettoria di crescita forte. Ma crescere non basta. Perché senza governo, la crescita diventa squilibrio. E lo squilibrio, nel tempo, diventa un limite. Il rischio più grande, infatti, non è la criminalità in sé. È l’abitudine all’inefficienza. E una città che si abitua a funzionare male, prima o poi, smette semplicemente di funzionare.

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