Il presidente Usa alza la pressione, Ghalibaf respinge il pressing
La crisi tra Stati Uniti e Iran si misura ancora una volta sul terreno delle dichiarazioni pubbliche, tra aperture formali e avvertimenti che alzano la pressione. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si è detto fiducioso sull’avvio dei negoziati da parte di Teheran, ma ha accompagnato questa previsione con un monito molto duro. In collegamento telefonico con il programma radiofonico The John Fredericks Show, Trump ha affermato che «negozieranno, e se non lo faranno, si troveranno di fronte a problemi mai visti prima».
Trump ha aggiunto che «spero che raggiungano un accordo equo e che ricostruiscano il loro Paese, ma quando lo faranno non avranno armi nucleari. Non avranno accesso a un’arma nucleare, né alcuna possibilità di averla. E non possiamo permettere che ciò accada. Potrebbe significare la distruzione del mondo, e non lo permetteremo».
La replica del Parlamento iraniano
Alle dichiarazioni di Trump ha replicato il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, che ha accusato Washington di voler piegare il negoziato attraverso la pressione militare e politica. «Trump, con l’imposizione del blocco e la violazione del cessate il fuoco, vuole trasformare, a suo avviso, questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all’ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per rivelare nuove carte sul campo di battaglia».
La risposta iraniana respinge l’idea di un confronto condotto sotto minaccia e alza ulteriormente il livello dello scontro politico. Il botta e risposta tra Washington e Teheran conferma così una distanza ancora profonda, in un quadro segnato da tensione crescente e da posizioni che, almeno per ora, restano apertamente contrapposte.



