Decreto lavoro per il Primo maggio: il governo punta su under 35 e occupazione femminile

Allo studio sgravi per le assunzioni stabili

Nel cantiere del nuovo decreto sul lavoro convivono misure già sperimentate, interventi da rendere strutturali e ipotesi ancora in fase di valutazione. Nel provvedimento a cui il governo lavora in vista del Primo maggio, però, il dossier più avanzato resta quello che riguarda giovani e donne, individuati come i principali destinatari delle nuove misure.

Bonus under 35 verso la stabilizzazione

Il primo obiettivo è evitare lo stop del bonus per le assunzioni degli under 35, che allo stato attuale non sarà più utilizzabile dopo il 30 aprile. L’agevolazione, già attiva nel 2025, era stata rinnovata nel decreto Milleproroghe con risorse limitate e solo per quattro mesi. Il nuovo decreto dovrebbe quindi garantire continuità alla misura, con l’intenzione di renderla strutturale. Il meccanismo punta ad abbattere il costo dei contributi per le aziende che assumono giovani con contratto a tempo indeterminato.

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Ad oggi, per accedere al beneficio è necessario non aver compiuto 35 anni e non aver mai avuto in precedenza un contratto stabile. L’incentivo consiste in uno sgravio contributivo del 100% se l’assunzione determina un incremento occupazionale netto, cioè se il numero complessivo dei dipendenti cresce rispetto alla media dell’anno precedente. La percentuale scende al 70% se l’organico non aumenta. Il massimale dell’esonero è pari a 500 euro mensili, ma sale a 650 euro per le assunzioni effettuate in unità produttive situate in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria.

Lavoro femminile e possibile intervento sui rider

La seconda direttrice del decreto riguarda il lavoro femminile. Le agevolazioni già previste erano state prorogate nel Milleproroghe fino al 31 dicembre, ma l’intenzione del governo è di rafforzare ulteriormente gli strumenti a sostegno dell’occupazione delle donne.

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Giorgia Meloni ne ha parlato esplicitamente nel suo intervento in Parlamento, indicando tra le priorità l’aumento dell’occupazione femminile e l’allineamento dell’Italia alla media europea. Non è escluso, inoltre, un intervento sui rider, uno dei lavori più poveri, con compensi compresi tra i 2 e i 4 euro a consegna e già oggetto di inchieste della magistratura.

Contratti, delega e nodo delle coperture

Alcuni punti sono stati già definiti dopo l’incontro del primo aprile tra la presidente del Consiglio e la ministra del Lavoro Marina Calderone. Da allora è partita una fase di approfondimento tecnico e politico per individuare le misure da inserire nel decreto.

Tra le ipotesi iniziali c’era anche l’attuazione della legge delega approvata a settembre sulla retribuzione giusta ed equa, che punta a estendere i minimi dei contratti nazionali più applicati. Secondo la tempistica prevista, il decreto legislativo collegato dovrebbe essere adottato entro il 18 aprile.

La bozza circolata nelle ultime ore prevede, tra l’altro, di accelerare i rinnovi contrattuali stabilendo che, in assenza di accordo tra le parti, dopo sei mesi dalla scadenza del contratto venga riconosciuta ai lavoratori un’indennità pari al 30% del tasso di inflazione programmato. La quota salirebbe al 60% dopo dodici mesi di vacanza contrattuale.

Nel pacchetto rientrerebbe anche la messa a regime di alcune agevolazioni sperimentate con le precedenti leggi di bilancio, dalla detassazione dei rinnovi contrattuali a quella sul lavoro notturno, fino all’esenzione fiscale sui fringe benefit e al credito d’imposta per le aziende che introducono forme di welfare familiare. Si tratta però di misure molto onerose, con un impatto nell’ordine dei miliardi, le cui coperture restano da definire e che, almeno per ora, non sembrano rappresentare la strada principale su cui il governo intende muoversi.

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