I colpi sarebbero partiti da un’auto scura in corsa
Non si esclude che chi ha sparato stesse mirando a un’altra persona presente sul posto al momento della sparatoria costata la vita a un giovane. È la pista che, con il passare delle ore, sta guadagnando spazio nell’inchiesta sull’omicidio di Fabio Ascione, il ventenne raggiunto da un colpo di pistola al petto all’alba di martedì scorso a Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli.
Gli investigatori, però, non considerano ancora chiuso nessuno scenario. I carabinieri di Poggioreale e del reparto operativo del comando provinciale, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, continuano a lavorare su più fronti per ricostruire con precisione dinamica e movente del raid.
Secondo quanto emerso finora, a fare fuoco sarebbe stato qualcuno a bordo di un’auto scura, dalla quale sarebbero partiti più colpi. Tra le ipotesi ora ritenute più solide c’è quella secondo cui il vero destinatario dell’agguato potesse essere un’altra persona che si trovava sul posto insieme alla vittima.
Perde invece consistenza la ricostruzione affacciatasi nelle fasi immediatamente successive al delitto, cioè che l’azione armata potesse essere diretta in maniera indistinta contro il bar e contro chiunque si trovasse all’esterno in quel momento. Gli accertamenti hanno inoltre fatto emergere un elemento sul contesto familiare del ragazzo ucciso. Fabio Ascione, infatti, era legato da stretti vincoli di parentela con una persona che, circa vent’anni fa, era rimasta coinvolta nello spaccio di droga per conto di un gruppo malavitoso diverso e rivale rispetto a quello che, secondo gli inquirenti, oggi detiene il predominio criminale nell’area in cui il ventenne è stato assassinato.



