Su di lui una condanna per violenza sessuale su una bimba
Latitante dal 2022, individuato tra Europa e Ucraina e infine arrestato al rientro in Italia: Gianni Cenni, condannato in via definitiva per violenza sessuale aggravata per molestie su una bambina, è stato fermato al termine di una vicenda che lo ha visto anche prigioniero di guerra nel Donbass dopo essersi arruolato con le forze di occupazione russe.
Ieri sera, nell’ambito di attività d’indagine svolte dai carabinieri del nucleo investigativo di Napoli con l’ausilio del servizio di cooperazione internazionale di Polizia e, nella fase esecutiva, con il supporto dell’Ufficio di Polizia di Frontiera area di Roma-Fiumicino, è stato eseguito l’ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura di Napoli nei confronti di Gianni Cenni.
L’uomo, responsabile di violenza sessuale aggravata, è stato arrestato presso l’aeroporto di Fiumicino, dove è arrivato proveniente dall’Ucraina. Si era reso irreperibile dal dicembre 2022, un mese dopo essere stato condannato in via definitiva.
La latitanza tra Finlandia e Spagna
Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno documentato che Cenni aveva trovato dapprima rifugio in Finlandia. In un secondo momento si era spostato in Spagna, dove aveva rilevato una pizzeria all’insegna «Via Napoli», a Formentera del Segura. Le attività investigative hanno poi consentito, nel gennaio 2025, di localizzare il latitante in Ucraina, come si legge in una nota a firma del procuratore Nicola Gratteri.
La cattura in Donbass e il ritorno in Italia
I carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno quindi attivato il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, che ha accertato come Cenni, sposatosi con una cittadina russa, nel gennaio 2025 fosse stato catturato dall’esercito ucraino in Donbass.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo si era arruolato con le forze di occupazione russe ed era stato fatto prigioniero dall’esercito ucraino. Dopo la cattura era stato ricoverato presso un ospedale di Kharkiv per poi essere trasferito in una struttura di reclusione per prigionieri di guerra prima di giungere in Italia, dove è stato eseguito l’ordine di carcerazione.




