Stretto di Hormuz, missili e accuse incrociate tra Usa e Iran: la tregua vacilla ma resiste

Trump avverte Teheran: «Firmate l’accordo, e in fretta»

La crisi tra Washington e Teheran torna a infiammarsi nello Stretto di Hormuz, dove l’esercito statunitense ha risposto con raid contro siti militari iraniani dopo un attacco contro tre proprie navi. Secondo il Comando statunitense per il Medio Oriente, le unità americane stavano attraversando lo Stretto in direzione del Golfo dell’Oman quando sono stati intercettati «attacchi iraniani non provocati» con missili e droni. La risposta Usa, definita una serie di «attacchi difensivi», ha colpito siti di lancio e infrastrutture indicate come responsabili dell’offensiva.

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Donald Trump ha esortato Teheran a firmare un accordo «rapidamente», accompagnando l’appello con un avvertimento diretto: «In futuro li colpiremo molto più duramente e con molta più violenza se non firmeranno l’accordo, e in fretta!». Nel frattempo il presidente americano ha affermato che il cessate il fuoco con l’Iran resta in vigore.

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Di segno opposto la ricostruzione iraniana. Il comando militare Khatam Al-Anbiya ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco colpendo una petroliera e un’altra imbarcazione, oltre ad aver condotto raid nell’Iran meridionale «in collaborazione con altri Paesi della regione». Teheran sostiene anche di aver reagito infliggendo «danni significativi» alle navi americane.

Lo scontro arriva all’ONU

Sul piano diplomatico, Stati Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una risoluzione contro l’Iran per l’ostruzione della navigazione nello Stretto di Hormuz. «È in gioco la libertà di navigazione», ha dichiarato l’ambasciatore Usa Mike Waltz, mentre sulla bozza resta il rischio di un veto russo. Washington ha inoltre annunciato sanzioni contro Ali Maarij al-Bahadli, viceministro del petrolio iracheno, accusato di aver dirottato greggio verso l’Iran.

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Gli Stati Uniti hanno chiesto anche il rilascio immediato del premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, in gravi condizioni nelle carceri iraniane. La tensione resta alta anche in Libano, dove raid israeliani hanno provocato almeno 12 morti nel sud del Paese. Colloqui tra Libano e Israele sono previsti a Washington per il 14 e 15 maggio.

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