Un talento che cresce, convince e conquista la critica
Fulminacci, al secolo Filippo Uttinacci (Roma, 1997), si è imposto in pochi anni come una delle figure più solide della nuova canzone d’autore. Il suo debutto arriva nel 2019 con «La vita veramente», anticipato dai singoli «Borghese in borghese» e «La vita veramente»: un esordio che lo porta subito al centro dell’attenzione. Il disco entra tra i migliori dell’anno per «la Repubblica», gli vale un’intensa stagione di festival e programmi televisivi e gli consegna premi come il «Rockol Award» e il riconoscimento come miglior opera prima ai «Top2019».
Tra videoclip, nuove uscite e una presenza costante sui palchi, dal Mi Ami al Concertone del Primo Maggio, Fulminacci consolida rapidamente il suo linguaggio, alternando ironia, osservazione sociale e una scrittura sempre più personale. Nel 2020 apre il nuovo capitolo con «Canguro» e «Un fatto tuo personale», brano che gli porta una candidatura al «Premio Amnesty», fino all’approdo al Festival di Sanremo 2021 nella sezione «Campioni» con «Santa Marinella» e alla pubblicazione del secondo album «Tante care cose», poi ampliato nel 2022 con quattro inediti.
La definitiva consacrazione arriva nel 2026, quando torna all’Ariston con «Stupida sfortuna» e conquista il Premio della Critica «Mia Martini», aggiungendo un tassello importante a un percorso già segnato da una Targa Tenco, un Premio MEI e un Videoclip Italia Award.
2023/2024: il biennio delle connessioni
Nel 2023 Fulminacci sembra lavorare per accumulo: non per riempire, ma per costruire. Apre l’anno con «Tutto inutile», un brano che arriva come un segnale discreto, seguito dal videoclip che ne amplifica l’immaginario. Poi, quasi senza lasciare il tempo di metabolizzare, mette in circolo «Simile» e «Ragù», due uscite ravvicinate che portano la firma produttiva di okgiorgio e che mostrano un artista in pieno movimento. A settembre spunta il singolo «Filippo Leroy», il tassello che annuncia l’arrivo di «Infinito +1», un album che accoglie anche le voci dei Pinguini Tattici Nucleari e di Giovanni Truppi. Nel gennaio 2024 il progetto si espande ancora, includendo il singolo «+1», come se il disco avesse bisogno di respirare un po’ di più.
Intanto Fulminacci non si limita al proprio percorso: entra nei lavori degli altri con una naturalezza che non suona mai accessoria. Affianca Daniele Silvestri prima in «Intro X» e poi in «L’uomo nello specchio», parte del suo «Disco X»; presta la propria presenza a Gazzelle in «Milioni». Firma testi che finiscono nelle voci di Angelina Mango, Francesca Michielin e Giuse The Lizia, confermando una scrittura capace di adattarsi senza perdere riconoscibilità.
Il 9 febbraio 2024 torna sul palco dell’Ariston, ospite della serata cover del 74º Festival di Sanremo, dove con Gazzelle rilegge «Notte prima degli esami» con un’intensità che non cerca nostalgia, ma una nuova prospettiva. E la sua traiettoria continua anche dopo: ad aprile appare in «Mai più», brano di Fabri Fibra e Vins contenuto nell’album «Maya» di Mace; a maggio incrocia la voce di Ditonellapiaga in «Come prima», parte del suo disco «Flash». Un anno fitto, ma non frenetico: più che una corsa, un modo diverso di stare nella musica.
Casomai, Sanremo e Calcinacci
Nel 2025, Fulminacci torna a pubblicare musica con un’energia diversa, quasi febbrile, come se avesse bisogno di rimettere in circolo idee rimaste in sospeso. Il primo segnale arriva con «Casomai», presentato in anteprima al Concertone di Roma e pubblicato ufficialmente il 2 maggio: un brano che sembra nascere già con un pubblico addosso, come se fosse stato pensato per essere ascoltato in diretta, non in studio.
Pochi giorni dopo, il 30 maggio, il cantautore si inserisce nel mondo sonoro dei Golden Years con «Sottocosto», un pezzo che finisce nell’album «Fuori menù» e che conferma la sua crescente attitudine a muoversi dentro progetti altrui senza perdere la propria impronta. L’autunno porta un’altra uscita, «Niente di particolare», pubblicata il 10 ottobre: un titolo che gioca con l’ironia, ma che segna invece un altro tassello di un percorso sempre più definito.
Il 2026 è l’anno in cui tutto questo lavoro sotterraneo trova una forma pubblica. Fulminacci torna al Festival di Sanremo con «Stupida sfortuna», un brano che non solo conquista il settimo posto, ma gli vale anche il Premio della Critica «Mia Martini», un riconoscimento che pesa più della posizione in classifica. Nella serata delle cover, il 27 febbraio, sceglie un duetto inaspettato con Francesca Fagnani, portando sul palco una versione scenica e quasi teatrale di «Parole parole» che diventa uno dei momenti più discussi della settimana sanremese.
Tutto questo confluisce in «Calcinacci», l’album pubblicato il 13 marzo, che raccoglie gli inediti degli ultimi mesi e li ricompone in un progetto più ampio, quasi a voler dare un ordine narrativo a un periodo di intensa produzione. Il disco non è solo una somma di brani: è la fotografia di un artista che, dopo anni di crescita costante, sembra aver trovato un nuovo modo di stare nella musica italiana, più consapevole, più libero, più disposto a rischiare.
Dal Palazzacci Tour al Fulminacci all’aperto
Fulminacci prosegue il 2026 con un calendario di date prodotte e organizzate da Magellano Concerti che segna un passaggio di scala: il «Palazzacci Tour» lo porterà nei palasport di Roma (9 aprile, Palazzo dello Sport), Napoli (11 aprile, Palapartenope), Milano (15 aprile, Unipol Forum) e Firenze (18 aprile, Nelson Mandela Forum), confermando la crescita di un percorso ormai solido. L’annuncio è accompagnato da un trailer dal taglio ironico, in cui compare anche Luca Bizzarri, a sottolineare la cifra comunicativa dell’artista. Dopo le quattro tappe primaverili, il viaggio proseguirà con «Fulminacci all’aperto» e, per ora, sono confermati due appuntamenti estivi: Padova, il 23 giugno, al Parcheggio Nord Stadio Euganeo, e Collegno (To), al Parco Certosa Reale, il 25 giugno. Un’agenda che racconta l’espansione naturale di un cantautore sempre più centrale nella scena italiana e un calendario che continuerà ad aggiungere date nel corso dei mesi.
Il brano scelto: Stupida sfortuna
«Stupida sfortuna» mette a fuoco quel momento in cui tutto sembra scivolare di lato: le cose si perdono, le persone si confondono e la città diventa un percorso pieno di deviazioni impreviste. Fulminacci racconta la frustrazione di chi prova a restare al passo mentre qualcosa o qualcuno continua a sfuggire. La sfortuna diventa una presenza quasi ironica, un’ombra che accompagna ogni tentativo di rimettere ordine. Il brano trasforma piccoli incidenti quotidiani in una riflessione più ampia sulla vulnerabilità, restituendo un ritratto sincero di chi cerca un punto fermo in mezzo al movimento continuo del mondo.




