Strage familiare di Paupisi, Antonia è tornata a casa dopo mesi di cure

Un ritorno accolto con commozione dal paese del Beneventano

È tornata nella sua casa di Paupisi Antonia Ocone, la ragazza di 16 anni sopravvissuta alla strage familiare avvenuta la notte del 30 settembre scorso nel Beneventano. In quell’aggressione furono uccisi la madre Elisa Polcino, 49 anni, e il fratello Cosimo, 15 anni, colpiti dal padre Salvatore Ocone, 59 anni, con una grossa pietra. La stessa arma fu usata anche contro Antonia, rimasta gravemente ferita.

Le due donne si trovavano a letto quando vennero colpite, mentre Cosimo fu aggredito nel soggiorno dell’abitazione. Dopo la strage, Salvatore Ocone caricò i due ragazzi sulla Opel e si allontanò, fino a essere fermato e catturato alle porte del Molise. Antonia fu ritrovata vicino Campobasso dai carabinieri e dai sanitari del 118, in fin di vita, sotto il corpo del fratello morto. Da lì è iniziato un lungo percorso di cure, reso possibile dalla tempestività dei soccorsi e dalla qualità dell’assistenza ricevuta al Neuromed.

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Dopo un paio di mesi, una volta riacquistate le forze, la ragazza fu sottoposta a un secondo intervento per la ricostruzione della scatola cranica. Era l’inizio di gennaio. Poi è proseguita la riabilitazione, fino al ritorno a casa annunciato in queste ore.

Il sindaco: «Ha lottato con una forza straordinaria»

A dare la notizia è stato il sindaco di Paupisi, Salvatore Coletta, con un post: «Dopo sei lunghi mesi di paura, di attesa, di preghiere e di speranza, Antonia è finalmente tornata a casa. Una ragazzina di soli sedici anni che ha lottato con una forza straordinaria, affrontando il dolore con un coraggio che ha commosso e unito tutta Paupisi. Il paese ha seguito passo dopo passo il suo percorso: dal risveglio ai primi segnali di miglioramento, fino alla riabilitazione che ha riacceso la speranza. Oggi quella speranza è diventata un abbraccio collettivo». Al sindaco, Antonia ha risposto con un messaggio breve: «Grazie a tutti per l’amore che mi avete donato».

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