Caro energia, Roma incalza Bruxelles: «Risposte concrete già a marzo»

Palazzo Chigi chiede una svolta sull’Ets per tutelare le imprese

Prezzi dell’energia troppo alti per competere sui mercati globali: è su questo nodo che Palazzo Chigi incalza Bruxelles in vista del summit di marzo. Dall’Unione europea dovranno arrivare «risposte concrete» già al vertice dei leader, ha scandito la premier Giorgia Meloni, indicando una scadenza politica precisa per affrontare un dossier che pesa in modo diretto sulla competitività delle imprese italiane ed europee.

«L’impegno che ci siamo assunti è costruire risposte concrete già a marzo, perché non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l’energia più dei loro competitor», ha ammonito Meloni da Palazzo Chigi, al fianco del presidente di Cipro Nikos Christodoulides, alla guida semestrale dell’Ue.

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Nella visione dell’esecutivo, il punto centrale riguarda il mercato che impone a centrali elettriche e grandi industrie energivore di acquistare quote di CO2 in caso di emissioni inquinanti. Un meccanismo che, secondo Roma, incide in maniera significativa sui costi sostenuti dal sistema produttivo.

La questione si intreccia con il recente intervento nazionale inserito nel dl Bollette: dopo le misure varate in ambito interno, l’Italia attende ora un’iniziativa europea capace di incidere in modo strutturale sui prezzi dell’energia.

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Stop temporaneo all’Ets

Da Bruxelles il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha chiesto alla Commissione di mettere in pausa il sistema Ue di scambio delle quote di emissione (Ets). Il meccanismo, ha sostenuto, rappresenta una «tassa a carico delle imprese europee, che incide sui costi e ne limita la competitività».

La proposta è stata discussa con gli omologhi dei Paesi cosiddetti ‘Amici dell’industria’ – tra cui Francia, Germania, Spagna, Polonia e Repubblica Ceca – con l’obiettivo di coordinare una posizione comune. Con Parigi, Berlino e Varsavia la convergenza sulla necessità di una riforma del mercato europeo del carbonio è ampia, anche se finora soltanto l’Italia si è spinta a chiedere la sospensione del sistema.

«Dobbiamo riformare l’Ets rapidamente», ha incalzato la tedesca Katherina Reiche, mentre la Polonia sollecita il congelamento della graduale eliminazione delle quote gratuite. Più prudente Parigi: il ministro Sébastien Martin ha invitato a valutazioni caute, pur riconoscendo che il sistema presenta «diversi punti che meritano di essere ridiscussi».

La revisione formale non è attesa prima di luglio, ma la pressione politica è cresciuta. Da una parte c’è chi chiede un intervento sul prezzo delle quote; dall’altra, come l’Italia, propone una pausa dell’intero meccanismo. Il primo banco di prova sarà il vertice Ue del 18-19 marzo.

Quote gratuite e riforma del mercato del carbonio

Sul tavolo resta il capitolo più delicato: la progressiva eliminazione delle quote gratuite di CO2 prevista entro il 2034. Su questo fronte Urso ha sollecitato una revisione dei parametri di riferimento delle emissioni e dei criteri di assegnazione, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite.

Secondo quanto filtra da Bruxelles, la proposta di congelare il mercato potrebbe accelerare il confronto sulla riforma. «È chiaro ormai a tutti che i prezzi dell’energia sono un problema enorme e che l’Ets è parte del problema», ha sintetizzato una fonte diplomatica europea.

Tra i Ventisette stanno emergendo due schieramenti: i grandi Paesi industriali – Roma, Berlino e Varsavia – favorevoli a una revisione del sistema, e i nordici, più inclini a difenderlo come strumento efficace per le imprese che investono nell’energia verde.

A tendere la mano agli ‘Amici dell’industria’ è il commissario Ue Stéphane Séjourné, che ha parlato della necessità di una «riflessione profonda». Il sistema dell’Ets, ha osservato, «dovrà tornare a essere uno strumento di investimento», per non essere più «percepito come metodo di tassazione».

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