Il presidente Usa: «Non permetterò mai all’Iran l’arma nucleare»
Tra applausi e insulti, Donald Trump ha monopolizzato la scena a Capitol Hill con il discorso sull’Unione più esteso di sempre. Un intervento fiume, dominato per gran parte del tempo da una rivendicazione serrata della linea economica adottata dalla Casa Bianca, prima di spostare il baricentro sulle crisi internazionali e sulle tensioni geopolitiche.
Il presidente ha impostato la prima parte del suo intervento come un bilancio politico dell’ultimo anno, sostenendo che il Paese abbia imboccato una traiettoria irreversibile. «Dopo appena un anno, posso dire con dignità e orgoglio che ci siamo trasformati e non torneremo dove eravamo prima. Abbiamo avuto una svolta epocale. Il nostro paese è tornato e non tornerà indietro», ha dichiarato, richiamando la dottrina dell’America First e l’idea di una nuova «età dell’oro».
Al centro del ragionamento, il sistema dei dazi. Nonostante la bocciatura arrivata dalla Corte Suprema – quattro dei cui giudici erano presenti in aula – Trump ha liquidato la sentenza come una «decisione infelice» e ha assicurato che l’esecutivo procederà con tariffe strutturate in modo diverso, tali da non richiedere l’approvazione del Congresso.
La prospettiva delineata è di lungo periodo: «Col passare del tempo, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito». Una visione che si affianca ai tagli fiscali già rivendicati come tra i principali «successi» economici dei dodici mesi trascorsi.
Immigrazione e scontro politico
Il secondo pilastro dell’intervento è stato il controllo delle frontiere. Trump ha puntato il dito contro i democratici che amministrano le città santuario, accusandoli di proteggere migranti senza documenti. «Nessun migrante illegale è entrato negli Stati Uniti nell’ultimo anno», ha affermato, raccogliendo l’ovazione dei repubblicani e scatenando la reazione dell’opposizione.
Dai banchi democratici sono partite contestazioni esplicite. «Bugiardo. Hai ucciso degli americani», hanno gridato le deputate Ilhan Omar e Rashida Tlaib. Il presidente ha replicato invitandole a vergognarsi, senza interrompere l’esposizione e proseguendo con tono determinato.
Ucraina, Iran e il nuovo equilibrio esterno
Solo nella fase conclusiva del discorso è arrivato il capitolo internazionale. Dopo circa un’ora e mezza, Trump ha pronunciato per la prima volta la parola Ucraina. «Ho risolto otto guerre. Stiamo lavorando per risolvere la nona fra Russia e Ucraina», ha detto, riconoscendo il ruolo dei suoi emissari Steve Witkoff e Jared Kushner nei negoziati.
Un passaggio diretto è stato dedicato all’Iran. «Preferisco risolvere la questione con la diplomazia ma una cosa è certa: non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare», ha assicurato, avvertendo che Teheran «ha già sviluppato missili che possono colpire l’Europa e gli Stati Uniti». Infine, un cenno al Venezuela, descritto come un «amico e un partner» da quando non c’è Maduro, a indicare un mutamento nei rapporti con Caracas.




