Luciano Capasso senza vita in Svizzera, il fratello accusa: «Gravi negligenze»

La famiglia: «Ci dicevano preparate il funerale»

La conferma è arrivata nel modo più doloroso, dopo giornate scandite da appelli e attese: il 25enne di Qualiano Luciano Capasso, disperso da cinque giorni sulle montagne della Svizzera nella zona di Saint Moritz, è stato trovato senza vita. A dare notizia dell’esito delle ricerche sono la madre, Raffaella Grande, e il suo legale, Sergio Pisani. Il giovane lavorava come autista in un hotel ed era uscito per un’escursione a quota 2700 metri. Poi, secondo quanto appreso dalle forze di polizia svizzere, sarebbe stato sorpreso da una bufera di neve. Da quel momento, il silenzio: nessun contatto, nessun segnale utile a chiudere l’incertezza.

Sul posto è presente anche il fratello maggiore, Emmanuel Capasso, che ha riportato la versione della famiglia e ha annunciato la decisione di chiedere «per volontà di mia madre, il rientro della salma e che non venga disposta l’autopsia». Anche amici e conoscenti sono rimasti scossi dalla notizia e, nel giro di poche ore, si sono moltiplicati velocemente messaggi di cordoglio e vicinanza sui social. E proprio dai social, in controluce, emerge anche un tratto personale: dal profilo Instagram del giovane si può evincere facilmente quanto amasse la natura, le montagne e le cime innevate, con diverse immagini che lo ritraggono durante escursioni e uscite in quota.

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Escursione e bufera: cosa si sa sulla morte di Luciano Capasso

Il quadro, per ora, resta legato a pochi elementi solidi: l’uscita per l’escursione in alta quota, l’arrivo del maltempo e la scomparsa. È su questo punto che si innestano le parole dell’avvocato Pisani, che rivendica la preparazione del ragazzo e, allo stesso tempo, chiede che si approfondisca la gestione delle ore precedenti al ritrovamento.

«Luciano non era uno sprovveduto, – fa sapere l’avvocato Pisani – anzi era un ex militare, addestrato proprio per sopravvivere in situazioni estreme. Avevamo una geolocalizzazione precisa ma il mal tempo non ha consentito un recupero che stamattina con il sole è stato velocissimo. Mi chiedo se potevano essere utilizzati mezzi quali droni o altro per trovarlo anche nei giorni precedenti nonostante il mal tempo: vanno verificate anche altre circostanze ma ora è il momento del dolore», ha spiegato Pisani.

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Nelle ultime ore, però, è emerso anche un ulteriore elemento tecnico comunicato dalla polizia svizzera a fonti legali della famiglia: Luciano sarebbe stato travolto da una valanga di categoria 4, su una scala che arriva al massimo a 5. Secondo le stesse fonti, se la dinamica fosse confermata, la morte del giovane potrebbe essere avvenuta nell’arco di alcuni minuti, con una tempistica legata all’eventuale formazione di sacche d’aria. In tal caso i soccorsi, anche se immediati, non avrebbero potuto nulla.

Sul punto, Pisani aggiunge: «Anche in presenza di sacche d’aria non avrebbe avuto scampo, a nulla sarebbero serviti i soccorsi qualora fossero stati anche rapidi. Resta da accertare se, alla luce di quello che è avvenuto, le autorità locali avevano emanato l’allerta valanghe».

La gestione del caso

Accanto al dolore, però, ora si apre anche un fronte di contestazione. Emmanuel Capasso denuncia «gravi negligenze» da parte delle autorità svizzere riguardo alle richieste di soccorso. «Le ricerche non sono mai partite e fin dall’inizio della vicenda, giovedì scorso, è stato risposto con sarcasmo a mia madre: “Preparatevi a un funerale”. Il giorno dopo invece a me hanno detto: “Rassegnati, non abbiamo una sfera magica”, chiudendo poi bruscamente la comunicazione. La loro giustificazione è che avessero problemi con il meteo», riferisce.

Infine, il fratello del 25enne riferisce: «Le autorità svizzere mi hanno comunicato che non ci sarà alcuna indagine e hanno dato il nulla osta per il rientro della salma. Non so se sarà aperta un’indagine in Italia, al momento non abbiamo comunicazioni in questo senso». E conferma che la famiglia ha deciso di non richiedere l’autopsia sul corpo del giovane.

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