Iosonouncane: la geografia emotiva di un autore in continua mutazione

Dalla scena sarda ai dischi che ne hanno definito la ricerca

Jacopo Incani, nato a Iglesias nel 1983 e cresciuto tra Buggerru e la provincia mineraria sarda, approda alla musica passando dagli «Adharma», con cui pubblica l’EP «Risvegli» e lascia inedito il concept «Mano ai pulsanti», poi diffuso nel 2011 dall’etichetta Trovarobato. Trasferitosi a Bologna nel 2008, inaugura il progetto «Iosonouncane», costruito su campionatore e loop machine e battezzato da un gioco tra Tenco, il cognome e un vecchio brano.

Dopo i primi esperimenti caricati su Myspace e anni di lavori precari, entra in studio nel 2010: il 10 ottobre esce «La macarena su Roma», un debutto che fonde cantautorato colto, dal Battisti di «Anima latina» a Gaber e Dalla, e stratificazioni elettroniche vicine agli Animal Collective. I testi, feroci e ironici, affrontano precarietà, razzismo, disinformazione e disuguaglianze con una scrittura tagliente. Il disco conquista la critica, vince il premio «Fuori dal Mucchio» e arriva tra i finalisti del Premio Tenco 2011 come miglior opera prima.

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Anni di svolte, collaborazioni e ritorni in scena

Negli anni, il percorso di Iosonouncane attraversa una fase di continua mutazione. Collabora al missaggio del disco «Sono invecchiato di colpo» di Dino Fumaretto, pubblicato nel 2012, e nello stesso anno firma il singolo «Le sirene di luglio», accompagnato da una versione di «Torino pausa pranzo» registrata con Stefano Bollani e Mirko Guerrini negli studi Rai. Nel 2012 conquista anche la terza edizione di Musica da Bere. Dopo anni di silenzio, nel gennaio 2015 annuncia «Die», uscito il 30 marzo: un album accolto come una delle opere più rilevanti della nuova musica italiana. Parallelamente cura il suono degli spettacoli «Tomato Soap» e «You» del duo Manimotò e produce l’EP «Sotto assedio» di Fumaretto. A settembre arriva la candidatura alla Targa Tenco come «album dell’anno».

Nel 2016 pubblica con i Verdena lo «Split EP», scambio di cover che vede la band reinterpretare «Tanca» e «Carne», mentre Incani rilegge «Diluvio» e «Identikit da Endkadenz». Nel 2019 annuncia il nuovo album «Ira», anticipato da esecuzioni integrali poi rinviate al 2022 per la pandemia. Il 18 novembre 2020 pubblica il doppio singolo «Novembre/Vedrai vedrai», preludio al terzo disco, uscito il 14 maggio 2021.

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Tra etichette, colonne sonore e produzioni

Nel 2022 Iosonouncane inaugura «Tanca Records», nuova etichetta affiliata a Trovarobato e da lui diretta, segnando l’inizio di una fase più autoriale e curatoriale del suo percorso. Tra le prime uscite annunciate figura il live con Paolo Angeli, registrato nel 2018 e pubblicato nel giugno 2023 con il titolo «Jalitah». Nello stesso anno compone «Arum», brano della colonna sonora del film «Gli ultimi giorni dell’umanità».

Il 2023 consolida ulteriormente il suo ruolo di produttore: firma la produzione dell’esordio di Daniela Pes, «Spira», che conquista la Targa Tenco come miglior opera prima. Parallelamente pubblica «Qui noi cadiamo verso il fondo gelido», raccolta di inediti e registrazioni live del 2021-2022, che include anche «Sacramento», accompagnato da un videoclip diretto da Alessandro Gagliardo. Tra il 2023 e il 2025 lavora intensamente nel campo delle colonne sonore, componendo musiche per «Berlinguer – La grande ambizione», «Lirica ucraina» e «I diari di mio padre», oltre al singolo «Viudas».

Attraversa l’Europa insieme a Daniela Pes con un tour congiunto che li porta in alcune delle principali città europee, unendo le loro ricerche sonore in una serie di concerti intensi e sperimentali che consolidano la loro collaborazione artistica. Nel 2026, oltre al tour, attraversa la prima edizione del «Tanca Fest», segnando il debutto pubblico del progetto curatoriale di Tanca Records, di cui è fondatore: un appuntamento pensato per riunire artisti che condividono la visione sonora della label, tra elettronica, cantautorato radicale e forme contemporanee di musica di ricerca.

Il brano scelto: Stormi

«Stormi» sembra aprire uno spazio sospeso, dove il corpo si ricostruisce attraverso immagini di vento e luce. È un brano che trasforma la natura in un gesto emotivo: un ritorno lento, quasi fisico, verso una presenza più viva.

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